Recensione: Foreword

Di Tiziano Marasco - 20 Marzo 2017 - 11:03
Foreword
Band: DispersE
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno: 2017
Nazione:
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78

Tutto torna, prima o poi. Ricordo, quando recensii Living mirrors, seconda prova dei Disperse, un certo sgomento tra i fan che avevano conosciuto la band polacca gi al debut Journey through the hidden gardens. Il punto principale era che, all’opera prima, un po’ acerba ma comunque tecnica, acida e visionaria, aveva fatto seguito un album pi canonico, se non “ruffiano”. Un album che, ci nonostante, a chi scrive era piaciuto. Ma molti avevano accusato i Disperse di essersi venduti.

Trascorsi quattro anni, eccoli tornare con Foreword, il terzo disco che, vuole il proverbio, corrisponde alla consacrazione. Senza girarci intorno, possiamo dire che dio consacrazione si tratta, almeno in termini di pubblico. Ma quello sgomento provato da alcuni all’uscita di Living Mirrors, stato avvertito dal sottoscritto, un mesetto fa, al momento di vedere il video promozionale del nuovo album, Tether. “Oddio, i Disperse si sono trasformati nei Temper trap”, ebbi a pensare. Traducendo: “il gruppo polacco si trasformato in un complesso radiofonico di indubbia qualit e raffinatezza, ma pure piuttosto innocuo e a tutti gli effetti pi prossimo al pop che al progressive metal”. Ma tant’, anche gli Haken hanno dato alle stampe Earthrise solo un anno fa, ed anche vero che le melodie del prog rock hanno sempre avuto un’attitudine pop, se non Beatlesiana.

Immergiamoci dunque, scevri di pregiudizio, in questo Foreword. Un disco che non nasconde, in alcuna sua nota, la sua voglia di piacere a un pubblico che sia il pi valido che sia. Al di l delle atmosfere sospese che hanno sempre contraddistinto i polacchi, la loro tecnica di songwriting stata affinata verso il radio oriented, la produzione ultrapulita e i riff del genietto Jakub ?ytecki entrano in testa al primo ascolto.

Ci per non significa che il disco sia da buttare, al contrario: il songwriting denota una maturit che ormai ha gi raggiunto livelli elevatissimi e la proposta sonora, per quanto ruffiana, ha parecchio da dire. Foreword, sembra un curioso incrocio tra le sonorit di Tesseract e Karnivool da un lato e l’accessibilit dei Frost* dall’altro.

Per un risultato davvero devastante. impossibile resistere alle atmosfere terse della opener Stay, cos come della successiva Surrender, che comunque presentano diversi breack in cui i Disperse si dimostrano ancora capaci di una certa durezza. E sono due pezzi che presentano a meraviglia un album incredibilmente compatto, e badate bene che tra “compatto” e “le canzoni sono tutte uguali” la differenza sa essere profonda. Davvero fenomenale poi la suittona Does it matter how far, 10 minuti che, se da un lato rinunciano del tutto alla pesantezza, dall’altro conquistano e sono in grado di portare lontano. Ma davvero, difficile scegliere tra una canzone e l’altra, perch comunque la qualit rimane alta in tutto l’arco del disco.

Dunque, accantonando la paura (parecchio fondata e, purtroppo, corroborata da alcuni elementi “indifendibili” in certo passaggi), che in futuro i Disperse di trasformino in un gruppo radiofonico con qualche pallido rimasuglio di progressive, al momento non resta che godersi un disco molto valido, che ci consegna una band sempre pi in grado di creare canzoni s easy listening, ma pur dominate da atmosfere sognanti mozzafiato. Disco assolutamente consigliato per i viaggi, o per le vacanze al mare (ma meno tradizionale la destinazione, meglio ). Ma soprattutto, disco che si conferma durare anche sul lungo periodo.

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