Recensione: Galgendood

Di Daniele D'Adamo - 21 Luglio 2023 - 0:00
Galgendood
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Secondo full-length in carriera per i Gateway: “Galgendood”. Il quale segue il debut-album, omonimo, uscito nel 2015. In mezzo, un singolo e quattro EP. A significare che, comunque, il gruppo ha sempre mantenuto attivo il focus sulla propria musica.

Musica che si identifica nel doom, di quello duro, arcigno, in cui non si sa cosa sia la melodia. Potente, corposo… carnoso, per dirla meglio.

Gruppo? In realtà si tratta di una one-man band, in cui un enigmatico R assomma a sé tutto con il minimo aiuto di tale MH alla chitarra solista. Il che non è così evidente, ascoltando i sei brani che compongono “Galgendood”. La percezione, difatti, è quella di un ensemble tradizionale. Circostanza che fa onore alla bravura di R, capace di integrare fra di esse le varie componenti di un sound compatto, coeso, massiccio.

Voce e strumentazione, anzitutto, si amalgamano alla perfezione. Il growling soffuso, spesso e gorgogliato di R è l’ideale completamento della componente prettamente musicale, quasi avvolgendo quest’ultima in un nero sudario. Non mancano inserti ambient, pure numerosi, dal sapore cinematografico, sezione horror. E neppure lugubri, possenti cori che raggelano il sangue nelle vene per la loro tenebrosità (‘Nachtritueel (Evocation)’). Il che sposta un po’ il doom in direzione di uno dei suoi sottogeneri, fra i quali, qui, fa capolino l’atmospheric.

L’incedere è maestoso, quasi a raffigurare l’ascesa verso la superficie di orde abituate a vivere da eoni nelle più profonde caverne della Terra. Non è dato di sapere se sia questa la corretta interpretazione del dettaglio-cardine dello stile adottato dal Nostro, ma l’effetto che percepisce l’orecchio è proprio quello di un movimento gigantesco di membra semi-umane che si trascinano lentamente nondimeno inesorabilmente verso la luce del Sole. Per oscurarlo.

I riff della chitarra ritmica sono davvero gustosi da assaporare: belli pieni, corposi, che affondano i loro artigli nella carne. La potenza da essi erogata è notevole, fungendo inoltre, assieme agli oscuri ceselli di MH, da viatico per una visione lisergica di un Mondo nella parte terminale della sua esistenza, devastato in ogni dove dagli esseri umani, eternamente affamati di risorse naturali e quindi distruttori di ecosistemi un tempo perfetti nel loro bilanciamento fra le varie forme di vita.

Tornando alla potenza che fuoriesce libera dal disco, si può evidenziare che la sezione ritmica non risenta più di tanto della mancanza di un batterista in carne e ossa. La drum-machine è programmata per bene, tenuto conto dell’aiuto che arriva dal mantenersi costantemente su bassissimi numeri di BPM e quindi più aderenti alla realtà rispetto a cinetismi più evidenti. Anch’essa si mischia assai bene con il resto della strumentazione e della voce, creando così un inusuale pacchetto sonoro difficile da mettere assieme quando a metter mano all’opera è una sola persona.

Se la Terra è quasi alla fine della sua esistenza come pianeta di vita, con il combo belga giunge la morte. Questa frase, che potrebbe apparire troppo rigorosa, è sostenuta dal contenuto delle canzoni. Non troppo lunghe come durata, contengono i nuovi semi che daranno il via a una nuova era. Dominata dal colore, che non è un colore, nero. Che è ciò che viene proiettato nella mente mentre si ascoltano, per esempio, la convulsa opener-track ‘The Coexistence of Dismal Entities’, oppure la sepolcrale ‘Sacrificial Blood Oath in the Temple of K’zadu’. A chiudere la suite ‘Galgendood – Dagritueel – Duvelsput’, in cui, se possibile, R aumenta al massimo il suo ruggito, echeggiante fra le pareti rocciose delle profondità terrestri per richiamare a sé l’orrore strisciante.

“Galgendood”, insomma, non presenta particolari punti deboli se non una congenita mancanza di spunti evoluzionistici ma, comunque, si erge dalla mota primordiale grazie all’azione di un sound ben definito in tutti i suoi particolari, dotato di un non irrilevante sapore allucinogeno.

Per molti ma non per tutti.

Daniele “dani66” D’Adamo

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Anno: 2023
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