Recensione: I Survive
Con il nuovo EP “I Survive”, i The 69 Eyes scelgono la formula del formato breve per inaugurare un nuovo capitolo della loro lunghissima carriera, offrendo quattro tracce che si consumano in appena un quarto d’ora ma che riescono a condensare l’essenza più pura del loro trademark sonoro. A tre anni di distanza da “Death Of Darkness”, la band finlandese non cerca la rivoluzione formale, bensì la solidità di un’atmosfera notturna e quadrata, giocando sapientemente con le proprie radici ed eccellenti contributi esterni.
L’apertura è affidata alla title track, un pezzo up-tempo trainato da un’immediata orecchiabilità e da vibrazioni sfacciatamente radicate negli anni Ottanta. A fare la differenza qui è il tocco glam della chitarra di Steve Stevens, storico chitarrista di Billy Idol, che inietta una dose di elettricità esaltando il contrasto con il timbro profondo di Jyrki 69, trasformando il brano in un inno istantaneo, affilato e trascinante. La tensione rock ‘n’ roll non cala con la successiva “Cold Sweat”, coraggiosa ma riuscita rilettura del classico dei Thin Lizzy datato 1983. I finlandesi scelgono la via del rispetto filologico per la struttura del pezzo, ma ne scuriscono l’anima, appesantendo il groove e calando il riffing originale dentro le proprie coordinate gotiche senza per questo smarrirne l’incendio primordiale.
La seconda metà del lavoro rallenta parzialmente la spinta più commerciale per esplorare sfumature diverse. “In The Misery” si sviluppa su una ritmica pulsante e su trame decisamente più atmosferiche e malinconiche, dove l’uso dei cori e l’incedere della melodia evocano il mondo della darkwave, pur mantenendo un profilo più lineare che impiega qualche ascolto in più per sedimentarsi. Il sipario cala infine su “Devil’s Rose”, un rock oscuro e martellante che ritrova vigore grazie alla presenza di Ed Mundell. L’ex chitarrista dei Monster Magnet sporca il sound della band con venature Southern e accenni stoner, arricchendo un pezzo altrimenti ancorato al repertorio più standard del gruppo.
Nel suo complesso, “I Survive” si rivela piacevole, una conferma che la band è capace di maneggiare la propria formula con assoluta naturalezza. Questi brani hanno più il sapore di un biglietto da visita per il prossimo e atteso album.


