Recensione: Ignition

Di Francesco Maraglino - 19 Aprile 2020 - 9:29
Ignition
Band: Newman
Etichetta: AOR Heaven
Genere: AOR 
Anno: 2020
Nazione:
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77

A ben tre anni di distanza dal precedente “Aerial”, torna a deliziarci, con il suo sound pieno di eleganza, melodia ma anche d’improvvisi bagliori heavy rock,  il cantante e polistrumentista britannico Steve Newman. Noi di TrueMetal, naturalmente, non perdiamo l’occasione di raccontare cosa ci porta di nuovo il suo freschissimo “Ignition”.

Va detto che in questi tre anni il musicista non è stato con le mani in mano. Newman, infatti, negli ultimi tempi, ha prestato la propria arte ad altri colleghi che si esprimono nell’ambito dell’AOR e del melodic rock, come il Goran Edman dei Cry Of Dawn ed il Toby Hitchcock dei Pride of Lions nel suo esordio solista di “Reckoning”.
Non solo: la band si è anche esibita, nel 2018, all’HRH Festival, manifestazione inglese dedicata all’ hard rock melodico, per celebrare il compleanno del proprio disco d’esordio, che vide la luce nel 1998.
Ecco che ora Steve Newman, con un piccolo gruppo di colleghi, si riaffaccia con il nuovo album uscito per l’abituale label AOR Heaven.
E la proposta non si differenzia sostanzialmente dalle precedenti uscite, confermando il mix tra modernità e classicità AOR che contraddistingue la band.

Il lato più soft e tipicamente Adult Oriented Rock dello stile dei Newman è ben tracciato da tracce come l’insinuante soul/AOR della title-track Ignition, dall’elegante soft-rock di Wild Child (canzoni nelle quali si palesa l’influenza dei Toto) e dal dinamico e classico AOR di To Go On Loving You (dalla breve apertura a cappella).

Su un registro più cattivo ed energico si dipanano, invece, Chasing Midnight, uptempo non privo di rimandi a certo hard rock nordeuropeo e, soprattutto, End Of The Road, paradigmatica del mix stilistico della band, tra ficcanti riff ed un groove moderni assai ed un incedere  melodico memore di band storiche come i Survivor.

End of The Road, dunque, svela la particolare predilezione di Steve Newman, in questa fase, per il mondo artistico di Jim Peterik. Ne sono altri esempi Worth Dying For e Moving Target (puro ed epico AOR sulle tracce di Survivor e Pride of Lions) e quella Promise Me già presente nel primo solo album di Toby Hitchcock.

Con “Ignition”, in buona sostanza, i Newman, pur non proponendo nulla di nuovo rispetto al proprio stile consolidato e, in generale, alle espressioni tipiche del perimetro musicale di riferimento, hanno fatto ancora una volta centro. Le canzoni del full-length, con la loro sintesi impeccabile di grazia melodica ed energia contemporanea, e le sue chitarre ora staffilanti ora melodiche e, in qualche caso, quasi fusion, non potranno che portare in Paradiso (per citare il nome della loro label) i non tantissimi ma sempre irriducibili fans del rock melodico.

Francesco Maraglino

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