Recensione: Kingdemonium

Di Manuel Gregorin - 7 Novembre 2022 - 0:01
Kingdemonium
Band: Hammer King
Etichetta: Napalm Records
Genere: Heavy  Power 
Anno: 2022
Nazione:
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73

Con un nome che sembra una marca di utensili da lavoro tornano in pista gli Hammer King (già immagino un eventuale pubblicitario del tipo Hammer King: il numero uno della carpenteria!).
Analizzando la formazione tedesca, confermiamo la presenza di Titan Fox V (voce e chitarra), a suo tempo cantante di Ross The Boss (ex Manowar).  Il gruppo viene rinforzato da Gino Wilde (chitarra), Dolph A. Macallan (batteria) e dal nuovo bassista Günt Von Schratenau. Il vecchio bass player, dal funambolico nome di Gladius Thundersword (Daniel Schwerter per parenti e amici) non è però scappato altrove. Semplicemente si è messo alla chitarra ritmica, completando una squadra compatta nel  continuare a diffondere il verbo del vero metallo.
Come Titan Fox avrà certamente ben imparato durante la sua militanza al servizio dell’ex ascia dei Manowar.

Con il nuovo Kingdemonium il gruppo giunge al suo quinto album in studio. Anche per questo nuovo capitolo gli Hammer King percorrono la via di un power metal dalla struttura classica con cavalcate gloriose sulle cui note vengono cantati testi epici e battaglieri. Registrato agli Studi Greywolf e mixato e da Jacob Hansen agli Hansen Studios, Kingdemonium viene accompagnato da una copertina ad opera di Peter Sallai che lascia pochi dubbi sul contenuto di questo nuovo capitolo.
Dubbi che vengono spazzati via definitivamente già dalle prime note di Invisible King, un mid tempo che mischia Running Wild, Hammerfall ed un pizzico di Stratovarius confezionandoci una Hunting High And Low in chiave epic metal. Dopo aver scaldato i motori con l’openig track, si comincia a correre con Pariah Is My Name, un anthem metallico dall’andatura boriosa in tipico stile  Manowar.
Agli Hammer King piace picchiare duro, come sottolineato anche nella title track, ma sanno pure dosare la furia bellica. Ne è un esempio We Shall Rise, un heavy power solido ma con un attitudine più ragionata. Foga tenuta a bada anche nella buona Other Kingdomm Fall, con belle melodie che cavalcano un brano cadenzato dall’andatura quasi marziale. Con Live Long, Die Nasty si strizza l’occhio ai più noti martelli svedesi capitanati da Oscar Dronjak (gli Hammerfall). Un pezzo vivace con un ritornello tamarro quanto basta ed un classico coretto hohoho sul finale per dare ulteriore enfasi metallica al brano.

Un intro acustico introduce The 7th Of The 7th King, una marcia epica con una ritmica cadenzata e melodie trionfali. Una composizione che senza essere particolarmente innovativa ha il merito di rompere un po’ una certa monotonia che, a tratti, cominciava ad aleggiare sul disco.
Le trame tornano ad essere più sostenute nella vivace Four Horseman. Un heavy metal dalla struttura classicissima che si mantiene sulle coordinate di quanto ascoltato fino ad ora.

Arriviamo così alla volta di Guardian Of The Realms, brano che vede la partecipazione di Ross The Boss come special guest. Una presenza che farebbe presagire ad una sfuriata in pieno stile Manowar. Gli Hammer King invece non cadono nella facile tentazione di realizzare uno scontato tributo ai Kings Of Metal, proponendo invece  una composizione che guarda più ai Blind Guardian con tanto di finale acustico dal sapore folk.

Ed eccoci alla conclusiva Urizen, annunciata da una intro acustica che, come prevedibile, viene subito soppiantata da affilati riff di chitarra e dalla ritmica martellante di una massiccia cavalcata epica. Un buon pezzo nel contesto, con partiture corpose e melodia sempre in evidenza. Sinceramente dai suoi sette minuti di durata ci saremmo però aspettati qualcosa in più.
Al contrario quest’ultimo brano si mantiene sempre sullo stesse coordinate  per tutta la durata, senza particolari sorprese o colpi di genio.

Kingdemonium è, in sostanza, il classico disco che ci si aspetta da una formazione come gli Hammer King. Heavy metal power della scuola più tradizionale, fedele a tutti i clichè del genere in questione. Un lavoro che procede diretto lungo i binari tracciati da Titan Fox e soci con le pubblicazioni precedenti.

Sicuramente non una pietra miliare del genere.
Kingdemonium è piuttosto un prodotto molto impostato, che per certi versi tende anche un po’ a mordersi la coda. Si sà, i defender non badano a questi dettagli e nel caso di composizioni accettabili sono disposti a passare sopra ai potenziali difetti riscontrabili in opere simili. Un disco insomma, che con i suoi limiti riesce comunque a scorrere piacevolmente, il cui ascolto incontrerà i favori degli amanti delle sonorità rese celebri da Hammerfall, Manowar e Gamma Ray.
In definitiva, anche se gli Hammer King difficilmente raggiungeranno le vette del metal, fanno comunque parte di quel nutrito sottobosco fondamentale alla sopravvivenza del genere.

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