Recensione: Memoria Avenue

Di Manuel Gregorin - 13 Novembre 2021 - 0:01
Memoria Avenue
Etichetta:
Genere: AOR 
Anno: 2021
Nazione:
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74

Debutto discografico per i norvegesi Memoria Avenue, formazione recentemente approdata in casa Frontiers Music e dedita ad un AOR/hard rock melodico sullo stile di band come Work of Art e Perfect Plan, rinomate per certe atmosfere dal forte sapore anni 80.

La compagine scandinava nasce dalla collaborazione fra il chitarrista Tor Talle ed il giovane cantante Jan Le’ Brandt: Talle è un artista che gode già di una certa notorietà, potendo vantare collaborazioni come esecutore ed autore con nomi del calibro di Joe Lynn Turner (Rainbow, Deep Purple), Fergie Frederiksen (ex-TOTO), Rob Moratti (ex-SAGA), Steve Overland (FM), e Tony Mills (TNT, Shy).
Le’ Brant invece dopo la militanza con i Svigermord e qualche pubblicazione solista, ora con i Memoria Avenue ha l’opportunità di prendere parte ad un progetto di un certo rilievo. Insomma, il vecchio ed esperto con la giovane promessa (come già fatto sempre dalla Frontiers con i brasiliani Brother Agaist Brother): ai due poi si aggiunge il tastierista Dag Selboskar, già attivo con formazioni come Da Vinci, Evenrude, Street Legal e Trine Rein, che di recente ha imbastito il progetto Zelbo insieme al chitarrista Ken Ingwersen (Kens Dojo, Street Legal, Wonderworld). Fuori a breve il loro esordio discografico.
A completare la squadra dei infine troviamo Svenn Huneide al basso (Stoneflower,Da Vinci) ed il batterista Bjørn Olav Lauvdal, anch’esso con all’attivo album e partecipazioni a tour con Street Legal, The Wheel e Da Vinci.

Il lavoro si apre con “Stuck“, composizione già anticipata qualche settimana fa con un video di presentazione, per proseguire poi con “Stranded“: una prima accoppiata di canzoni con la band a servirci subito un AOR di stampo classico in cui si mette in mostra Le’ Brandt grazie ad una buona padronanza delle ottime qualità vocali di cui è dotato.
Si passa poi a “Can’t Blame In On The Air“, traccia con un buon refrain ed una melodia elegante dove tocca a Tor Talle mettersi in evidenza con un bell’assolo che accompagna il brano alla conclusione, sfumando con il suono delle tastiere di Selboskar. Interessante anche “The Air That I Breath“: il pezzo parte come una semi-ballad per prendere più ritmo sia nel ritornello che nell’assolo di chitarra. “Waiting Forever” ci porta su atmosfere più malinconiche così come “Nathalia“, pezzo che parte con un riff energico per poi adagiarsi su ritmiche più riflessive con una buona prova di Jan Le’ Brant. Il frontman ancora una volta dimostra di essere dotato di una voce calda, a volte grintosa ma che sa anche essere sempre ben dosata e con il giusto tatto, combinazione che ben si adatta alle atmosfere di classe dei Memoria Avenue.
Sometimes” è invece un AOR con andamento cadenzato contraddistinto da sonorità cristalline ed un’armonia sempre in primo piano in cui la compagine norvegese seguita a mantenersi sempre su ritmi ragionati, guardandosi bene del pigiare troppo sull’acceleratore.

Una buona menzione per “Run With Me“, brano questo con una ritmica più gagliarda senza però mai perdere di vista la melodia: bello il ritornello immediato, messo al posto giusto. Ritmiche che mantengono una certo vigore anche su “Someday” in cui si fa notare un altro buon assolo di Tor Talle, mentre con la semi ballad “If You Fall” la band torna ad assestarsi su sonorità più morbide.

Chiudono questo lavoro “High As A Kite” e “Picket Fence“, una ballata sognante dove oltre all’assolo di Tolle trova spazio anche quello delle tastiere di Dag Selboskar.

In conclusione un lavoro ben confezionato e ben prodotto, eseguito da musicisti esperti che propongono un elegante e posato AOR/melodic hard rock con una certa sfumatura pop, dove la melodia resta sempre in primo piano. Un prodotto indubbiamente mirato ad i fan più incalliti del’AOR che troveranno tutte le caratteristiche e qualità che ci si aspetta in album come questi.
A tal proposito è curioso notare come l’AOR, un genere che negli anni 70/80 sembrava essere la formula sicura per fare breccia nel grande pubblico e scalare le classifiche, oggi sia diventato un genere di nicchia quasi per soli appassionati. Appare quasi paradossale pensare a quando, nei decenni passati, le band dedite all’ AOR o che anche solo provavano a contaminare il loro sound verso questi lidi musicali venivano spesso bollate come “ruffiane” se non addirittura vendute, mentre al giorno d’oggi sono da considerare quasi degli ultimi romantici (in tutti i sensi) che non demordono nel continuare a tenere viva la fiamma di una sfaccettatura dell’hard rock più melodico e di classe. Una sorta di gentleman di altri tempi a ricordarci che il rock non è fatto solo di suoni ruvidi e sguaiati e di ritmiche arrembanti.

Considerazioni a parte, tornando a quest’esordio dei Memoria Avenue, una prima prova convincente che speriamo contribuisca alla nuova rinascita dell’AOR e, perché no, magari anche riportarlo ai vecchi fasti, quando faceva la parte del leone nelle hit parade.
E sinceramente viste certe proposte presenti nelle classifiche degli ultimi dieci/quindici anni, non sarebbe certo una brutta cosa, anzi…

 

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