Recensione: MMXXIII

Di Matteo Pedretti - 20 Marzo 2023 - 8:30
MMXXIII
Band: Sunless
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Doom 
Anno: 2023
Nazione:
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70

Dietro al moniker Sunless c’è il polistrumentista Rudy Martignago, in arte Rudy M., un veterano della scena Metal underground. Negli anni Novanta fu bassista e vocalist degli Alètheia, formazione Gothic/Doom leccese che si sciolse dopo aver registrato un paio di demo tra il 1997 e il 2001. Metal Archivesaka Encyclopaedia Metallum – lo accredita anche come cantante (dal 2002 al 2008) degli Hiding Tower, una Progressive Metal band, anch’essa di Lecce.

Dopo aver vissuto tra Europa e Nord America, Rudy si stabilisce a Montreal, Québec, dove torna a fare musica con il progetto Sunless, one-man band che il prossimo 20 marzo rilascerà l’EP di debutto “MMXXIII”, a cui queste righe sono dedicate.

Il modo migliore per recensire questo mini-album è iniziare dalla copertina, una fotografia in bianco e nero di un bosco innevato in cui si intravede, quasi completamente nascosto dagli alberi, quello che parrebbe un ponte. L’immagine offre uno scorcio coerente con il senso di desolazione, tristezza e perdita veicolato dai 5 brani che compongono “MMXXIII”.

Sotto il profilo musicale, la proposta di Sunless è radicata nel Doom Metal e, più in particolare, nelle diverse declinazioni che questo genere assunse nei primi anni Novanta.  La opener “Sunless Machinations” e la successiva “Scarlet Crimson Red” si orientano, per riffing e atmosfere, verso un Doom non lontano da quello dei Cathedral degli esordi, ma con linee vocali pulite dalle inclinazioni a tratti Prog che si alternano a ruvidi growl.

Ed è proprio quando il growl diventa il registro canoro prevalente, sia che faccia da contrappeso alla mesta melodiosità delle chitarre come in “Desolate”, sia che si inserisca sugli andamenti rocciosi e pachidermici, ma capaci tanto di sfuriate Death quanto di accenni melodici, di “A Dirge Like Steps Upon the Briars”, che i riferimenti stilistici virano verso la malinconia gotica e claustrofobica dei primi Anathema.  Ai delicati fraseggi di chitarra della strumentale “Sleep, it’s OK” il compito di chiudere l’EP.

Ho citato alcuni nomi per dare ai lettori qualche elemento per inquadrare questo lavoro, ma va detto che “MMXXIII” suona piuttosto personale e soprattutto onesto, grazie all’approccio DIY che ne caratterizza esecuzione, registrazione e produzione. Con un sound lo-fi, da presa diretta, questa prova non manca di imperfezioni, ma – stando a quanto precisato dallo stesso autore nelle note di presentazione dell’EP – si tratta di una scelta ponderata, mirata a conferire a queste 5 tracce un profilo più umano ed emotivo (rispetto alle sempre più numerose produzioni di plastica che si sentono in giro – N.d.A.).

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