Recensione: Of Existential Distortion

Di Manuele Marconi - 8 Aprile 2023 - 10:16
Of Existential Distortion
Band: Úlfúð
Genere: Black 
Anno: 2023
Nazione:
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65

Da una terra inospitale e poco popolata come l’Islanda nascono gruppi particolari ed enigamitici, basti pensare a realtà come Svartidaudi e Zhrine, gruppi che hanno contribuito all’arricchimento della scena musicale con prodotti di una certa qualità. Fra questi vorrebbero inserirsi gli Úlfúð, all’esordio su full length, con “Of Existential Distortion”. L’album esce per Dark Descent Records e si propone con otto brani per un totale di tre quarti d’ora di ascolto di black metal bello massiccio.

La opener raggiunge il proprio obiettivo, risultando ottima per rompere subito il ghiaccio, essendo un brano melodico ma pesante. Il disco nella sua totalità risulta sicuramente solido: “Mockery Theatre” è sicuramente un pezzo dinamico e pieno di riff diversi e cambi di ritmo. Anche la successiva “Faceless” risulta sicuramente solida, ma purtroppo il quintetto di Reykjavík non riesce ad uscire da un solco di anonima mediocrità. Il disco si lascia ascoltare, ma non ci sono veri e propri guizzi, anzi. “An Elegy to a Paradise Out of Reach” raggiunge addirittura gli 8 minuti di durata, che però non danno chissà che contributo all’opera, in tutta onestà, piuttosto rappresentano forse l’ascolto più tedioso del lotto, proprio in virtù dell’assenza di elementi distintivi.

Alla fine di questi 45 minuti di ascolto ci troviamo fra le mani un disco sicuramente non da buttare o mal suonato, ma che non ci darà particolari stimoli per reinserire play. Parliamo comunque di un punto di partenza, la maturità artistica arriverà.

 

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