Recensione: Septem

Di Emanuele Calderone - 3 Febbraio 2012 - 0:00
Septem
Band: Black Flame
Etichetta:
Genere:
Anno: 2011
Nazione:
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67

Black occult death metal, così amano definirsi i Black Flame, combo attivo sin dal 1998, nato in Italia nei dintorni di Torino. Se vi state chiedendo cosa diamine significhi quell’assurda dicitura, state tranquilli, è solo una maniera un poco eccentrica di definire il più classico black/death metal.
Il trio, formato da M:A Fog alla batteria, Cardinale Italo Martire alla voce e alle chitarre e Serpentrax al basso, esordisce nel 2001 con il demo “Welcome”; da allora molte cose sono cambiate, di acqua sotto i ponti ne è passata molta e i nostri sono maturati sia da un punto di vista compositivo che esecutivo.

Arrivato con “Septem” a quota sei full-length, il combo prosegue bene o male per la sua strada: il lavoro presenta infatti diversi punti di contatto con le precedenti opere firmate dai torinesi; la ferocia e la brutalità espresse sono infatti le stesse che si possono rintracciare su “Torment and Glory” e sul più recente “Imperivm”.
Globalmente il cd gode di un buon riffing, piuttosto serrato e quadrato, sostenuto a sua volta da una sezione ritmica che, impetuosa, scandisce i tempi senza lasciare un momento di respiro. I rallentamenti si possono infatti contare sulle dita di una mano, giacché i nostri preferiscono un approccio più “ignorante” e animalesco. Naturalmente ciò non vuol significare che i Black Flame siano deficitari tecnicamente: il trio sfodera una prestazione decisamente convincente, che non mancherà di soddisfare anche l’ascoltatore più navigato e malizioso.

Delle sette canzoni del lotto, quelle che mi hanno più colpito sonno quelle maggiormente influenzate dal death/brutal. Ne è esempio la seconda “The Seventh Star”, uno degli episodi meglio riusciti. La lunga introduzione quasi strumentale, che riporta alla mente gli Ulcerate meno atmosferici ed evocativi, fa da preludio a un attacco frontale di una ferocia inusitata che non potrà lasciarvi impassibili. In questa traccia si possono apprezzare le buone capacità di rielaborazione dei nostri, che pur citando i maestri del genere rimangono facilmente riconoscibili. Notevole anche “The Morbid Breed” evidentemente ispirata ai migliori Behemoth, che si risolve in una song d’assalto davvero efficace.
Convince molto meno l’esperimento -davvero malriuscito- della quarta “I Am the Vortex”, che con il suo intro insensato e prolisso non aggiunge nulla all’opera. Non va affatto meglio con la breve “Zombies Without Anger”, che se da una parte colpisce per la violenza espressa, dall’altra annoia per l’eccessiva prevedibilità.
Lasciano qualche perplessità anche talune scelte fatte a livello di liriche: sembra infatti che il trio, al fine di apparire il più cattivo possibile, sia caduto in alcuni cliché anticristiani, che paiono un po’ troppo demodé.

Di ben altro livello è invece il packing, davvero professionale e realizzato con una cura che ha del maniacale. Il bellissimo cartonato -ideato da Eric Da Riot- contiene un libretto ricco di informazioni, che gode di un’ottima grafica e corredato di testi e foto della band.
Di qualità più che sufficiente anche la qualità di registrazione, sebbene non convincano del tutto i suoni di batteria, troppo poco naturali.

Possiamo quindi tirare le somme. “Septem”, pur dimostrando evidenti deficienze per quanto riguarda l’originalità della proposta, rimane pur sempre un prodotto appetibile per tutti gli appassionati di black e death metal.
Le buone capacità tecniche assieme a un discreto gusto compositivo, permettono ai Black Flame di raggiungere facilmente livelli di piena sufficienza.

Emanuele Calderone

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Tracklist:
01- Septem
02- The Seventh Star
03- Endless Duality
04- I Am the Vortex
05- The Morbid Breed
06- Zombies Without Hunger
07- Matrix of Cosmic Light

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