Recensione: Souls Of Damnation

Di Luca Trifilio - 20 Luglio 2009 - 0:00
Souls Of Damnation
Etichetta:
Genere:
Anno: 2009
Nazione:
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73

Con un ritmo ormai regolare di una nuova uscita ogni due anni, ecco tornare sul mercato i norvegesi Blood Red Throne, qui alla quinta fatica discografica su lunga distanza. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, è possibile presentarli semplicemente come la band di Tchort, già alle prese con Carpathian Forest e Green Carnation, ed ormai dedito a tempo pieno alla sua sanguinolenta creatura death metal.

E’ bene dirlo sin da subito: dai Blood Red Throne è lecito attendersi brani relativamente semplici e catchy, caratterizzati da groove di fondo, pattern ritmici non complicati e molto quadrati, quindi poco o nessuno spazio è lasciato alla sperimentazione ed all’originalità. Nonostante ciò, sarebbe ingiusto archiviarli come la solita band death, perchè in realtà i nostri sanno il fatto loro, e forti di una certa freschezza compositiva e di un’ispirazione più centro-europea ed americana che scandinava, sciorinano brani dalla qualità altalenante ma mai al di sotto del livello di guardia della sufficienza. La partenza è affidata alla trascinante The Light, The Hate, che fa il paio con Demand per giocarsi il titolo di pezzo di maggiore impatto del disco. Non mancano echi dei Death (l’assolo finale di Throne Of Damnation) e qualche spruzzata di Slayer (l’incedere della strofa di Harme, ad esempio), a rimarcare la vena thrash che ha sempre caratterizzato il riffing della band.

Qualche parola va spesa per le singole prestazioni dei musicisti, in particolare per il vocalist Vald e per il bassista Erlend Caspersen. Dopo il deludente debutto su Come Death, Vald è qui autore di una prestazione più varia e convincente, pur non raggiungendo mai i livelli del suo predecessore, Mr. Hustler. Impossibile, invece, non elogiare la prestazione di Caspersen: il suo curriculum parla chiaro (tra gli altri, Spawn Of Possession, Decrepit Birth, Emeth) ma basta ascoltare Your Cold Flesh per rimanere stregati dal suo funambolico fingerpicking. Senza dubbio, è lui il vero valore aggiunto alla proposta musicale dei norvegesi.

Tirando le somme, Souls Of Damnation funziona, è difficile individuare nella sua tracklist dei pezzi realmente deboli e nonostante il tutto sappia di già sentito riesce a non annoiare. C’è anche da dire che però non ci sia nulla di sconvolgente o di particolarmente interessante, facendo sì che il disco, in un’ideale classifica, si posizioni senza dubbio alle spalle di Altered Genesis, il capolavoro della band, e di Affiliated With The Suffering, del quale viene proposta la rivisitazione della title-track, che evidenzia la produzione decisamente più potente e moderna del nuovo album rispetto all’originale.

Luca Trifilio

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Tracklist:
1.    The Light, The Hate    04:19   
2.    Harme    04:35   
3.    Throne Of Damnation    03:37   
4.    Human Fraud    04:17   
5.    Demand    03:32   
6.    Your Cold Flesh    03:35   
7.    Prove Yourself Dead    04:36   
8.    Not Turgenjev, But Close    03:32   
9.    Ten Steps Of Purgatory    06:41   
10.    Manifest Of Lies [bonus track]    04:35   
11.    Affiliated With The Suffering [bonus track]    04:06   

Line-up:
Vald – voce
Død – chitarra
Tchort – chitarra
Erlend Caspersen – basso
Anders Haave – batteria

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