Recensione: The Decade of Disruption

Di Andrea Bacigalupo - 3 Giugno 2020 - 8:30
The Decade of Disruption
Band: Denied
Etichetta:Sweea Records
Genere: Heavy  Thrash 
Anno:2020
Nazione:
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83

Bell’ordigno bellico pronto ad esplodere questo ‘The Decade od Disruption’ degli svedesi Denied, quinto album, secondo con la formazione che il loro leader, il chitarrista Andreas Carlsson, ha quasi totalmente rinnovato nel 2018 richiamando nei ranghi l’ascia Chris Vowed, uscito nel 2015, e reclutando Søren Adamsen, esperto vocalist che ha militato, tra i tanti, anche negli Artillery, partecipando ai due album in studio ‘When Death Comes’ del 2009 e ‘My Blood’ del 2012, insieme al batterista Markus Kask ed al bassista Freddan Thörnblom, quest’ultimo anche tra le file passate dei finlandesi Oz.

Forte del detto ‘squadra che vince non si cambia’ e vista la buona accoglienza che aveva ricevuto il precedente ‘Freedom of Speech’, del 2018, il combo scende in campo tale e quale, dimostrando un buon affiatamento e, soprattutto, sfoderando tanta grinta e tanta tecnica, sganciando nove brani al fulmicotone pieni tanto di carica aggressiva quanto di trascinante melodia, modellati secondo il loro stile pesante e buio, al quale ci hanno ormai abituati.

The Decade of Disruption’ è un lavoro dinamico, ricco di soluzioni ricercate che lo rendono variabile e non scontato, senza spigoli o debolezze.

Il muro sonoro costruito dalla sezione ritmica è invalicabile e le chitarre intrecciano tessuti impregnati di alta carica elettrica, accompagnando una voce enfatica, ben modulata e parecchio espressiva.

Throwing Bones’, che apre il lavoro, è un missile terra–aria la cui detonazione crea un’onda d’urto ad ampio raggio: veloce, collerica con elementi anthemici che ne esaltano il gran tiro.

The Beast’ è pestata, durissima e scura ed ha una parte centrale che ti fa chiedere se sei sceso all’inferno.

Di contro, ‘Enter The Wolf’ parte tranquilla, ma è una finta: la scansione del suo tempo medio equivale ad un maglio che si abbatte con forza e senza sosta su un’incudine, fino a che il metallo non è completamente plasmato.

Altro brano, altro ritmo: ‘Hey Lets Go’ è scalpitante ed energica, ti fa schiodare violentemente dalla sedia per farti correre libero. Guai ad ascoltarla in macchina: una multa per eccesso di velocità è scontata.

Il tiro cambia nuovamente: ‘Walk You Through Darkness’ ha un’andatura potente, con una doppia cassa che spezza la mente, le strofe sono intrise di rabbia disperata, il refrain è determinato e robusto.

What If’ è tagliente, veloce, furiosa, con contro-strofe che terrorizzano ed un refrain granitico.

Non manca la ballad, in perfetta linea con l’album: ‘Freedom Rain’ non lo spezza e non lo addolcisce. E’ un brano durissimo, accusatorio, carico di dolore.

Siamo quasi in fondo, l’ottavo brano ha un titolo essenziale e concreto: ‘We Play Rock ‘N’ Roll’ non vuol solo dire suonare, ma è lo stile di vita di chi non vuol essere prigioniero della quotidianità, di chi vuol sfuggire alla monotonia della routine. Il brano è proprio questo: Un Rock ‘N’ Roll senza freni, incalzante e selvaggio, come Lemmy ci ha insegnato.

Termina ‘Undergang’, oltre otto minuti e mezzo di mid-tempo scuro e mefitico, rabbioso ed infernale, con un interludio iper-pestato ed angosciante. Una grande chiusura.

Le registrazioni delle sessioni musicali dell’album sono state effettuate presso gli studi Darkcellar, mentre il mixaggio e la masterizzazione presso gli Chrome Studios di Stoccolma, con la collaborazione di Fredrik Folkare (Unleashed, Firespawn, Necrophobic). Le parti vocali sono state incise nei Medley Studios di Copenaghen, con il produttore Søren Andersen (Glenn Hughes).

L’inquietante e bella cover è stata disegnata dall’artista Alexander Lifbom, che aveva già collaborato in passato con i Denied (‘Let Them Burn’ e ‘Freedom of Speech’).

The Decade of Disruption’ sarà reso disponibile dal 5 giugno 2020 tramite Sweea Records.

Un buon album, dunque, deflagrante ed incisivo senza perdere di melodia ed intriso di tanta voglia di colpire. L’asticella è stata tenuta alta ed i Denied non hanno deluso. Aspettiamo il prossimo lavoro. Molto Bravi!!!                

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