Recensione: The Fourth Turning

Di Andrea Bacigalupo - 3 Ottobre 2020 - 22:28
The Fourth Turning
Band: Mindwars
Genere: Thrash 
Anno: 2020
Nazione:
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72

Tornano i Mindwars con ‘The Fourth Turning’, il nuovo album, disponibile dal 25 settembre 2020 via Dissonance Productions.

Un titolo emblematico: da una parte collega questo nuovo lavoro al precedente, avendo lo stesso nome del primo brano di ‘Do Unto Others’, dall’altra fa presupporre un cambiamento, una svolta.

Ma parlando di stile, di cambiamento, a mio parere, non ce n’è stato molto; il combo, più che svoltare, ha continuato a correre in linea retta, migliorando e crescendo, questo si, rimanendo però sempre legato ad un Thrash marcatamente Old School.

Nella realtà non c’è tanto da dire: in ‘The Fourth Turning’ i Mindwars aumentano il tiro e diventano più aggressivi e violenti senza rinunciare alla melodia, avvicinandosi maggiormente alla frangia che ha come capostipite gli Slayer, influenza che non nascondono, anzi la esaltano e la celebrano, rinunciando un po’ alla loro personalità e questo in più di un episodio.

Questo non vuol dire che Alvord & Soci hanno scoperto di essere gemelli separati alla nascita di Araya e King, i Mindwars targati 2020 mantengono comunque i loro tratti artistici e tecnici distintivi. E’ che, a mio parere, giocoforza, quando si punta in quella direzione, estremamente dura ma che dà grande importanza alle melodie, è difficile non far tornare alla mente i diabolici assassini di Los Angeles.

In definitiva, lasciando da parte le similitudini, ‘The Fourth Turning’ è semplicemente un bel disco di vero Thrash Metal, suonato alla grande, concepito non solo per sfondare i crani contro le pareti di casa ma anche per infondere quel senso di rabbia e ribellione che ne ha da sempre contraddistinto il movimento.

I Mindwars sono incazzati contro un sistema che non funziona, che porta guerra, disagio, disordine e lo dimostrano andando dritti al punto per mezzo di riff trascinanti, una voce che è un ringhio feroce e prepotente, una batteria martellante e delle linee melodiche che tagliano in due.

I brani sono diretti e granitici, penetranti quanto un proiettile, con quel sentore di ‘classico’ che li fa apprezzare quanto un buon vino d’annata, in questo caso anche se si è astemi.

Così sono ‘The Awakening’, con le chitarre che creano un ciclone impazzito che tutto travolge e ‘Mindwars’, un prepotente ed imparabile gancio destro tirato a tutta velocità.

Dura e pazza è ‘(Who’ll Stop The) Aryan Race’, quanto lo era chi affermava questo tanti anni fa, mentre ‘The System’ è un Thrash ‘N’ Roll dai tratti sprezzanti e marcati.

E poi ancora: ‘Digital Dictatorship’ ed ‘Holy Terror’ (certo che Mike Alvord non se la vuole dimenticare la sua vecchia band … ci sta!), smodate e lancinanti entrambe spezzate da un interludio cadenzato detonante, hanno un tiro incredibile e mozzafiato.

Chiude la cover di ‘Criminally Insane’: qui non c’è niente da dire, è un brano in più, un tributo agli Slayer. Ci sta bene ma poteva anche non esserci. La ascoltiamo senza proteste …!

Con ‘The Fourth Turning’ i Mindwars non inventano niente, ma fanno le cose per bene, con talento e voglia di colpire.

Svolta o non svolta l’album è un bel passo avanti e la crescita del combo, che ricordiamo essere per metà italiano, è assodata. Bene così … continuiamo a seguirli.

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