Recensione: The Road Of Bones

Di Tiziano Marasco - 20 Maggio 2014 - 1:39
The Road Of Bones
Band: IQ
Etichetta:
Genere:
Anno:2014
Nazione:
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80

Tornano dopo i consueti 70 e più mesi di silenzio i prog rocker britannici IQ, nome che non ha bisogno di presentazione. Un gruppo che ha ormai varcato la soglia dei 30 anni di onorata carriera, all’inizio altalenanti tra capolavori e scivoloni, poi via via sempre più stabili. Effettivamente questa è da considerarsi come una delle caratteristiche più stupefacenti di Nicholls e soci, soprattutto dal 1995 in poi. Questa band infatti, senza mai cambiare di tanto la propria proposta, è (quasi) sempre riuscita a tornare in pista con lavori freschi e di assoluta validità, sebbene spesso molto distanti l’uno dall’altro. Solo l’ultimo Frequency aveva un po’ alterato gli equilibri, presentandosi leggermente più duro. Il nuovo Road of Bones continuerà su questa falsa riga?

A ben guardare, ci sarebbe stato da pensare ad un ritorno verso le origini ottantiane, tenendo conto degli sconvolgimenti di formazione degli ultimi tre anni e soprattutto del reintegro di due membri storici come Tim Esaù al basso e Paul Cook alla batteria, pronti a far da tappeto alla voce marchio-di-fabbrica di Peter Nicholls.

Ma no.

A considerare le prime note dell’apripista From The Outside In, parrebbe proprio che i cinque lads continuino sulla falsa riga di Frequency. E non solo per la citazione, su cui si fece luce in sede di intervista, del Dracula di Bram Stoker (romanzo che fu galeotto anche per il sottoscritto poiché proprio lì ritrovò la parola che sarebbe divenuta il suo nome di battaglia nel forum del presente portale). Infatti la prima traccia conferma un ottimo giro di basso ed un gran bel ritornello che coniuga magnificamente la nuova potenza all’ampio respiro tastieristico tipico degli IQ. Altro elemento, i brittonici sembrano ora concentrarsi molto di più su atmosfere notturne, proprio come in Frequency. Sensazioni confermate dalla title track, ed autentico gioiello del disco. Un pezzo che parte oscuro, nel quale fa capolino un fantastico giro di tastiera alla Ryuichi Sakamoto, e poi cresce, cresce ed esplode nel finale.

Discorso più complesso per Without Walls, vale a dire la-suittona-da-20-minuti, articolata in tre momenti principali e con struttura circolare. Parte calma, ancora una cresce, impazzisce in una manciata di minuti d’autentico delirio sonico e si palca in chiusura. In questo episodio purtuttavia ci sono da rimarcare alcune sbavature; o meglio, si nota come il songwriting, seppur d’alta scuola, sia un po’ meno ispirato rispetto ai capolavori della band. Harvest of souls, per citare un esempio, è lontanissima. Segno opposto per Ocean, vale a dire il pezzo semplice, breve e lineare. Ancora una volta spiccano le ottime tastiere, ancora una volta gli IQ si confermano cugini dei Marillion nel loro far sembrare semplice il difficile. Niente assoli da capogiro, niente montagne russe ritmiche, solo solida costruzione e grandi atmosfere, atmosfere delegate pressoché in toto al nuovo acquisto Neil Durant, autore di una prestazione davvero eccezionale.

Leggermente più complessa la conclusiva Until the End, che parte con una digressione ma poi si evolve morbida e sognante come da copione. Altro ottimo pezzo, che in fin dei conti presenta The Road of Bones come un disco effettivamente notturno ed onirico al pari di Frequency, ma molto meno chitarristico. Un disco che conferma ancora una volta il sound degli IQ, sempre ancorato al neoprogressive ottantiano, pure mantiene una freschezza davvero non comune. In buona sostanza, quest’album allontana lo spauracchio del disco-fuffa che con straordinaria regolarità emerge lungo tutta la discografia dei bretoni e consolida il nuovo corso aperto da Frequency. Un’ottima uscita per tutti gli amanti del genere, pur non arrivando ai livelli della triade The Wake – Subterranea – Dark Matter.

Tiziano “Vlkodlak” Marasco

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