Recensione: Massoneria

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Come sempre avviene nel caso dei Rosae Crucis, anche questo nuovo full length porta le stimmate del lavoro curato nei minimi particolari. A partire dalle tematiche, la Massoneria, appunto, passando dalle grafiche sino ad approdare ai pezzi veri e propri. Se dal vivo non sono mancate le apparizioni della Rosa Croce, si erano viceversa perse un po’ le loro tracce per quanto afferente le realizzazioni di inediti in studio, considerando che l’ultimo, vero album dei Nostri risaliva al 2002 (Worms of the Earth). Le uscite successive, Il Re Del Mondo (2008), Fede Potere Vendetta (2009) e Fede Potere Vendetta Overlord Edition (2010) seppur dal potentissimo impatto, andavano a riproporre, a eccezione di qualche nuovo inserto, brani appartenenti ai demo dei primi periodi, benché completamente risuonati e arrangiati ex novo.

Massoneria, insieme con il cambio di etichetta, segna anche il ritorno al cantato in lingua madre, peculiarità forgiata nel Dna del combo romano. La line-up 2014 non presenta scossoni nei confronti del recente passato e schiera Andrea "Kiraya" Magini (chitarra), Giuseppe "Ciape" Cialone (voce), Piero “Bohemian Moloch” Arioni (batteria), Tiziano "Shredmaster" Marcozzi (chitarra) e Daniele "KK" Cerqua (basso).

Cinquanta minuti abbondanti di musica suddivisi in undici brani costituiscono la novella sana dose di Rosa Croce targata My Graveyard Productions. La differenza fra quest’ultimo parto nei confronti dei dischi immediatamente precedenti probabilmente risiede nella diversa modalità della fornitura di puro acciaio italiano di stampo epico. Non che l’eroica manchi fra i solchi del disco con il teschio frapposto alle due candele rappresentato in copertina, sia ben chiaro, solamente richiede più e più passaggi per essere completamente assorbita.

Le atmosfere, in linea con la tematica prevalente di tutto il disco, ben inquadrabile dai  testi delle canzoni, sono improntate a tonalità dalla pigmentazione plumbea, pur mantenendo l’attitudine in your face generale riscontrata nei lavori precedenti.       

Appena dopo la strumentale Menzogna, Ignoranza, Ambizione la seconda traccia dedicata all’architetto capo Hiram Abif fornisce da subito un’idea delle potenzialità dei ‘Crucis 2014, accompagnate da una produzione all’altezza del prodotto, ingrediente fondamentale per poter apprezzare per quello che effettivamente vale qualsivoglia incisione.

La prima gragnuola epica si sprigiona sulle note della terremotante Sancta Sanctorum, brano dall’incedere possente, forte di un refrain fottutamente carico e della doppia cassa assassina griffata Bohemian Moloch. La seguente Militia Templi è ulteriore bordata, infarcita di una convinzione rara, esplicitata nelle parti a più voci.      

Il testo di Guerra Santa è poesia bellica pura, con la musica che passa inevitabilmente in secondo piano in quanto annichilita dalla prestazione di Giuseppe Cialone, idealmente fuoriuscita da un pulpito. Particolarmente azzeccata la cavalcata metallica delle chitarre Kiraya/Shredmaster nella seconda parte della canzone. Il Marchio dell'Infamia passa senza particolar lode poi è la volta della sinistra Fama et Confessio Fraternitatis, grande nelle sue atmosfere cupe a la Slayer del periodo South of Heaven; anche in questo caso irresistibile il chorus portante, oltremodo stentoreo.

Summi Architecti Gloriam profuma di Metallo antico, costruito su riffoni e mazzate ritmiche d’altri tempi, poco dopo incalzata dalla title track Massoneria, ricreante adeguatamente la fragranza carbonara che solitamente si associa a siffatte tematiche, degnamente seguita da Oriente Eterno (K466), brano dall’alto tasso cinematografico. Terra Mia fa storia a sé, in antitesi rispetto al mood espresso dal resto del disco, andando ad assestare uno dei migliori colpi musicali della Confraternita dell’Acciaio di sempre. Poesia celestiale e un Ciape sugli scudi, a servizio di un vero inno per l’HM tricolore tutto. Inossidabile. Magia pura.

Massoneria sublima la consueta maestria dei capitolini nel fondere la lingua italiana al Metallo più tonante, consegnando ai posteri un lavoro maturo, fortemente focalizzato. Al solito il packaging non delude le aspettative: ottime foto all’interno di un booklet di dodici pagine con tutti i testi oltre a un’intrigante disegno raffigurato sul dorso del Cd stesso.    

I Rosae Crucis sono tornati, lunga vita ai Rosa Croce. HAIL!

    

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

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