Recensione: Tales of the Northern Swords - A tribute to Heavy Load

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Per tutti quelli che, come il sottoscritto, sono cresciuti a pane e Acciaio, gli Heavy Load hanno costituito degli autentici eroi dell’epopea del Metallo. Oscuri, improbabili da vedere nelle lande italiche in veste live, incarnavano la classica band inarrivabile. Ad alimentare il Loro status di epici e impossibili ci pensò un altro inarrivabile, con la penna, nel suo pieno trip da elmo, sfornando sulle colonne della rivista Rockerilla delle parabole, più che delle recensioni, riguardo il combo svedese. Altra arma in più dei fratelli Wahlqvist, di Eddy Malm e Torbjorn Ragnesjo, la potenza espressiva delle copertine dei Loro lavori. L’immagine minimale ma nello stesso tempo fortissima di Death or Glory (qui la recensione) ha visitato i sogni onirici ambientati nel Valhalla di moltitudini di metallari, in tempi nei quali le informazioni erano scarsissime e le foto sui retrocopertina degli Lp venivano visivamente vivisezionate a ogni passaggio.

L’Underground Symphony di Maurizio Chiarello ha avuto l’illuminazione di allestire un tributo agli epic warrior di Stoccolma suddiviso su ben due Cd e avviluppato intorno a un packaging sontuoso, che emana epicità a ogni pixel, forte di una cover fra le migliori degli ultimi anni. Nondimeno i particolari riportati all’interno della confezione apribile a tre ante a larghezza doppia rispetto alle normali uscite. Ventidue i brani proposti, di cui ben venti interpretati da gruppi italiani. Uniche voci furi dal coro la deboluccia You’ve Got The Power da parte degli svedesissimi Isengard e il solido anthem Run With the Devil, registrato da un all star team targato Underground Symphony allestito mettendo insieme vari musicisti provenienti da diversi ensemble.

Tales of the Northern Swords è una mazzata di metallo eroico atipico che va gustata per intero, che rende un doveroso e multicolore tributo a una band seminale come gli Heavy Load, antichi barbari dell’HM dal look rozzissimo oltreché fottutamente naturale. Per volere dell’etichetta sono state selezionate band dall’impostazione stilistica eterogenea così da non limitare né tantomeno imprigionare le varie performance in studio, scongiurando i brani copia carbone delle versioni originali che avrebbero, in qualunque caso, nettamente perso il confronto con gli originali. Band amatissima, gli Heavy Load, dai cultori, che mal avrebbero sopportato scimmiottature pedisseque varie ed eventuali da parte di chicchessia. Gruppo particolare, quello dei quattro svedesi, adorato da un pubblico incline a perdonare anche qualche stranezza, rilevabile chiaramente all’interno della Loro discografia, divenuta di culto, da tempo immemore. All'interno della confezione cartonata del tributo è presente una dedica a tutti i fruitori da parte dello stesso Eddy Malm.           

Per quanto concerne le prove di alcuni dei singoli interpreti coinvolti nel progetto Underground Symphony, apre le danze Dark Nights degli Shadows of Steel, all’insegna dell’ortodossia, forti del maglio manovrato da Ross Lukather. I Dark Horizon si superano in Free, coraggiosi i Madwork in un brano pericoloso come Heathens from the North, celestiale Stronger Than Evil addomesticata dall’ugola di Marika Vanni degli Eternal Silence, stentorei i The Moor sulle note di Dreamer e, come da aspettative, una sicurezza i Barbarians alle prese con Moonlight Spell. Intrigante la prova sciorinata dai Fogalord di fronte a un altro Sacro brano del verbo ‘Load: The Guitar is my Sword.         

I Great Master giocano in casa e vincono facile, come prevedibile, sfoderando una prova maiuscola sulle note possenti di The King, brano-manifesto della grandeur racchiusa in Tales of the Northern Swords: semplicemente immensi! Coriacei i Wild Steel di Traveller, freschissima la chiave di lettura posta in essere dagli Echotime in Daybreak Ecstasy, particolarissima e ardita la versione dell’inno degli inni Heavy Metal Angels (In Metal and Leather) da parte degli Anvil Therapy, straclassici i Black Inside di Trespasser.

Inevitabile incappare in qualche leggero saliscendi per via delle diverse produzioni, un vero peccato quella insoddisfacente che accompagna i Twilight Zone su Little Lies, che mutila il grande muro di suono del combo viareggino, che comunque spacca come da previsioni, per via delle convinzione espressa. Al netto di questi inciampi, peraltro comuni a buona parte di operazioni di questo genere, in alto gli scudi nei confronti di tutti i gruppi coinvolti che, senza violentarli, ma suonandoli con personalità, in alcuni casi proveniente dalla grande scuola del Prog italiano, consegnano alla cronache ventidue schegge di eroica illuminata. I due dischetti necessitano  di più e più passate per entrare sottopelle, con l’avvertenza di lasciare da parte, a tratti, elmo e spadone d’ordinanza.

Tales of the Northern Swords: epicamente esaltante!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti  

 

Anteprima

 
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