Recensione: Eternal
“Eternal” è il secondo album degli americani Ignescent, seguito del precedente debutto “Fight in Me“. Un lavoro estremamente curato sul piano formale, pensato al millimetro per il mercato del modern metal, ma che rimane spesso dentro confini di comfort fin troppo rassicuranti.
La band di Chicago, già rodata da anni di singoli e proprio dal precedente album, arriva al nuovo disco con l’appoggio di Frontiers e un posizionamento chiarissimo: metal contemporaneo, forte impronta melodica, testi di forza e resilienza, confezione ad alto tasso radio‑friendly. Il paragone con Flyleaf, Evanescence, Skillet e Jinjer non è casuale: chitarre downtuned, tappeti elettronici discreti, qualche soluzione quasi metalcore e una voce pulita sempre al centro del mix definiscono una proposta che guarda più alla fruibilità che alla sperimentazione. Con dieci brani in poco più di mezz’ora, il formato resta agile e pensato per l’ascolto digitale, senza suite né divagazioni.
La scaletta alterna pezzi up‑tempo e ballad con un equilibrio calcolato, puntando in maniera quasi ossessiva sul ritornello a presa rapida. Brani come “Joker”, “Scream”, “Fight For Me” e “Fearless” incarnano il lato più battagliero e motivazionale del disco, muovendosi su binari consolidati di riff meccanizzati, strofe tese e aperture corali dove il messaggio di sfida e perseveranza è immediato ma raramente sfumato. Sul versante lento, “Light Up The Night” e “Alone In The Dark” cercano la carta emotiva con risultati efficaci sul piano dell’immediatezza, ma con una scrittura che per chi mastica il filone rischia di suonare derivativa e poco incline al rischio. L’insieme funziona a livello di mestiere, ma il disco tende a giocare spesso le stesse carte, con pochi veri scarti laterali.
Jennifer Benson è il centro gravitazionale del progetto: immagine fumettosa, timbro pulito, impostazione chiaramente pop‑rock, buona estensione e un controllo melodico che regge senza problemi l’intero album. La band la sostiene con un impianto sonoro robusto ma molto allineato agli standard odierni: chitarre grosse e compresse, batteria dal suono triggerizzato, linee di basso funzionali e inserti elettronici usati più per colorare che per spiazzare. La produzione, lucidissima e potente, esalta la componente catchy e rende ogni brano potenzialmente spendibile in radio o playlist editoriali, ma appiattisce un po’ le dinamiche e riduce il margine per sfumature più ruvide o spontanee.
“Joker”, scelta come singolo di traino, è probabilmente il biglietto da visita più rappresentativo: groove moderno, ritornello a prova di streaming compulsivo e un immaginario visivo marcato che ne potenzia l’impatto. “Chariot Of Fire”, con la presenza di Clint Lowery dei Sevendust, aggiunge un discreto peso chitarristico e certifica il tentativo di posizionare la band anche fuori dal circuito strettamente underground, pur restando nel solco della forma‑canzone radiofonica. “Fearless”, co‑scritta con Sameer Bhattacharya dei Flyleaf, ribadisce il lato uplifting della proposta, ma conferma anche quanto il gruppo si affidi a strutture e soluzioni ampiamente codificate nel settore.
Come secondo album, “Eternal” mostra una band consapevole dei propri mezzi, con una forte focalizzazione sul prodotto e una chiarezza di intenti che molti colleghi non hanno. Allo stesso tempo, la dipendenza da formule già rodate, il pesante orientamento alla fruizione immediata e la limitata propensione al rischio compositivo fanno sì che il disco colpisca più per professionalità che per personalità, lasciando la sensazione che il potenziale degli Ignescent sia solo parzialmente espresso e che il vero salto di qualità passi da una maggiore emancipazione dai modelli di riferimento.
Dubitiamo che, allo stato attuale delle cose, gli Igniscent possano infatti rappresentare poco più di uno dei tanti nomi che ingrossano il filone modern metal, spesso troppo stereotipato ed ormai vittima di un loop continuo che non tende più alla creatività ma al mero calcolo da classifica.
