Intervista Chez Kane

Chez Kane è oggi una delle voci più riconoscibili dell’hard rock melodico di scuola britannica, capace di riportare in primo piano quell’immaginario elettrico, sfrontato e altamente melodico che affonda le radici negli anni Ottanta ma parla con sorprendente naturalezza al pubblico del 2026. Cresciuta artisticamente tra le fila dei Kane’d e poi “scoperta” da Danny Rexon dei Crazy Lixx, con il quale ha dato il via alla sua carriera solista su Frontiers Music, la cantante gallese ha costruito in pochi anni una trilogia di album che, dal debutto omonimo passando per “Powerzone” fino al nuovo “Reckless”, ne fotografano l’evoluzione in termini di personalità, scrittura e presenza scenica.
In questa intervista Chez racconta in modo diretto il proprio percorso, l’amore per il rock classico e le ambizioni legate al nuovo disco, offrendo il ritratto di un’artista autentica che vive la sua musica con passione e voglia di portare il rock nel presente.

Intervista a cura di Fabio Vellata
Ciao Chez, è un piacere ospitarti di nuovo su TrueMetal.it!
Parliamo di “Reckless”, appena uscito per Frontiers Music. Probabilmente è il capitolo più audace della tua carriera, con energia glam, ritornelli immediati e un approccio ancora più spavaldo rispetto ai lavori precedenti. Partiamo proprio da qui, da questo nuovo disco e da ciò che rappresenta per te oggi…
Ciao Fabio, è un piacere essere di nuovo qui… grazie per avermi cercata e invitata!
Con “Reckless” sento davvero di essere entrata in una versione di me stessa più sicura e libera. C’è energia, grandi ritornelli e un senso di identità più forte. Sembro sempre io, ma in una forma più evoluta… è come se tutto fosse andato a posto in modo naturale.
Come è nato il concept di “Reckless” e quali circostanze personali o musicali ti hanno portata a creare questo album proprio in questo momento della tua carriera?
L’idea di “Reckless” è nata in modo piuttosto naturale, dal punto in cui mi trovavo nella vita e nella musica in quel momento. Volevo creare qualcosa che suonasse senza paura e libero, qualcosa che catturasse quella mentalità del “lasciarsi andare e buttarsi”. Parla davvero dell’abbracciare ciò che sei senza trattenerti, sia a livello personale che musicale.
Anche questa volta hai lavorato a stretto contatto con Danny Rexon: come si è evoluta la vostra chimica artistica rispetto al debutto e a “Powerzone”, e cosa ha portato di diverso al suono di “Reckless”?
Lavorare con Danny Rexon è stata una parte enorme di questo percorso. Siamo entrati in sintonia fin da subito e ci siamo resi conto molto velocemente di condividere la stessa visione per la musica. Col tempo questa comprensione è cresciuta e penso che in “Reckless” si senta davvero. C’è un forte senso di fiducia e libertà creativa tra di noi, che ci permette di spingere le idee un po’ più in là restando però fedeli al sound che la gente riconosce. Il tutto risulta molto naturale.
Nel processo di songwriting di “Reckless”, come avete lavorato sull’equilibrio tra il tuo marchio di fabbrica melodico e gli elementi più aggressivi dell’hard rock, in particolare per quanto riguarda le progressioni armoniche e le fondamenta ritmiche?
Danny Rexon è il principale songwriter ed è lui a costruire davvero le fondamenta del suono. Su questo terzo album ho avuto la possibilità di essere più coinvolta e contribuire al lato compositivo, il che per me è stato davvero entusiasmante… una cosa che non avevo fatto sui dischi precedenti. Per quanto riguarda il sound generale, si tratta di mantenere melodie e hook forti. Mantenere vivo lo spirito degli anni ’80 è importante sia per Danny che per me… siamo concentrati sul costruire grandi hook, energia ed emozione, e sul fare in modo che questo tipo di musica abbia ancora un suo spazio nel rock di oggi.
L’album viene presentato come il tuo lavoro più “audace” scritto finora: c’è un brano di “Reckless” che, per te, incarna meglio questa nuova sicurezza, magari per come è stato composto o per ciò di cui parla?
Ci sono alcuni brani che catturano davvero quel senso di sicurezza, ma per me la title‑track si distingue sicuramente. Riassume davvero l’attitudine del disco… audace, diretta e senza compromessi. Riflette il punto in cui mi trovo ora come artista. Menziorei anche “Night of Passion”, perché è la prima canzone alla quale ho collaborato in fase di scrittura, il che la rende un momento davvero speciale per me all’interno dell’album. Ogni volta che la ascolto mi fa sorridere… porta anche una sfumatura più sensuale al disco.
Il singolo “Reckless” suona come una vera dichiarazione d’intenti, ci sono attitudine glam e ritornelli da stadio: com’è nato questo brano e in che modo rappresenta il cuore dell’album?
“Reckless” è sembrata una dichiarazione fin dall’inizio. Ha attitudine, un grande ritornello in stile arena e definisce davvero il tono del resto dell’album. È una di quelle canzoni che sono sembrate “giuste” da subito… cattura l’energia e la direzione di tutto il disco. Quando la gente mi chiede di cosa parla l’album, dico letteralmente che questo singolo, da solo, spiega tutto.

Sei cresciuta amando il rock degli anni ’80: se dovessi scegliere tre album‑totem che ti hanno plasmata come cantante, quali metteresti sul tavolo e perché?
Ci sono così tanti album che amo, quindi questi sono solo i primi che mi vengono in mente. Un greatest hits dei Def Leppard è stato in realtà il mio primo vero contatto con il rock ed ha avuto un ruolo enorme nel formare i miei gusti musicali… le loro melodie, le armonie e il loro suono complessivo mi sono rimasti impressi dal secondo in cui ho sentito “Pour Some Sugar On Me”. “Crimes of Passion” di Pat Benatar è stata la prima volta in cui ho scoperto una vocalist rock donna, e onestamente mi ha ispirata a voler diventare anch’io una rock chick. Poi, più avanti, ho scoperto l’album omonimo delle Vixen e ho pensato che fossero assolutamente grandiose… voce potente, grandi canzoni e un atteggiamento forte. Tutti e tre hanno avuto un impatto diverso su di me, dalle melodie e dallo stile vocale fino alla sicurezza e all’energia, e mi hanno sicuramente aiutata a diventare la cantante e l’artista che sono oggi.
Infatti, Def Leppard, Bon Jovi, Pat Benatar, Vixen… questi nomi vengono spesso citati quando si parla di te: c’è una canzone in particolare che ti dà ancora i brividi ogni volta che la canti da sola in macchina o nel backstage?
Proprio quei tre, divertente, sono proprio i miei preferiti ahah. “Love Bites” dei Def Leppard, “Love Is a Battlefield” di Pat Benatar e “Love Is a Killer” delle Vixen… e sì, hanno tutte “love” nel titolo, il che suppongo dica parecchio! Sono tutte canzoni che ancora oggi mi danno i brividi. Ci sono sicuramente brani di artiste come Pat Benatar, Vixen e di altri nomi di quell’epoca che mi colpiscono ogni volta che li ascolto. Anche solo cantandoli in macchina, senti quell’energia e quella emozione… sono il tipo di canzoni che non perdono mai il loro impatto.
Negli ultimi anni hai portato la tua musica in molti paesi diversi: c’è un pubblico o una città che ti ha sorpresa in modo particolare per il calore, la potenza dei cori o l’energia sotto il palco?
È stato fantastico esibirmi in così tanti posti diversi. Una cosa che colpisce sempre è quanto il pubblico sia appassionato e accogliente, soprattutto in luoghi come l’Italia… Il Frontiers Rock Festival in Italia è stato davvero divertente e spero davvero di poter suonare presto di nuovo lì. Ho anche vissuto esperienze incredibili in Paesi come Svezia, Spagna, Brasile e Germania, giusto per citarne alcuni… ognuno con la propria energia e il proprio calore. Sono momenti che ti rimangono davvero dentro.
Immaginiamo una perfetta serata post‑concerto: niente interviste, nessun impegno, solo tempo libero. Cosa fa Chez Kane per staccare davvero la spina – serie TV, vinili sul giradischi, una birra al pub o qualcosa di completamente diverso?
Dopo un concerto, in realtà mi piace staccare e rilassarmi. È importante mantenere la voce in salute e riposare quando posso. Mi piace anche prendermi un momento per rilassarmi con la band dopo lo show… andare in tour può essere piuttosto intenso, quindi avere quel tempo per chiacchierare e metabolizzare il concerto è un reset davvero importante per tutti noi, oltre che un bel modo per connettermi con i ragazzi.
Sul palco sembri sempre molto energica e super sicura di te: hai qualche rituale pre‑show, anche piccolo o un po’ particolare, che ti aiuta a entrare nella “zona” giusta prima di salire davanti al pubblico?
Prima di salire sul palco non ho un rituale folle… solo esercizi di riscaldamento vocale, mettermi l’outfit da palco e prepararmi per rockeggiare! Per me si tratta più di trovare quella calma prima della tempesta, entrare nel giusto stato mentale e costruire l’energia per sentirmi pronta a uscire e dare tutto.
Guardando alla tua evoluzione dal debutto, passando per “Powerzone” fino a “Reckless”, in che modo senti di essere cambiata di più come performer e come songwriter?
Guardando indietro, dal debutto a “Powerzone” fino a “Reckless”, penso di essere cresciuta molto in termini di sicurezza. Ora sto collaborando anche sul versante della scrittura, e questo per me è stato un passo davvero entusiasmante. In generale mi sento più a mio agio nella mia identità, e questo viene fuori in modo naturale sia nella musica che nel modo in cui la interpreto.
Se potessi scegliere una collaborazione da sogno – un artista con cui duettare o un produttore con cui esplorare un tuo lato diverso – chi chiameresti e che tipo di canzone immagini di fare insieme?
Ci sono tantissimi artisti con cui mi piacerebbe collaborare. Ho già avuto il piacere di cantare e lavorare con persone straordinarie, e ogni opportunità che mi capita è qualcosa di davvero speciale per me. Sono sempre aperta a esplorare nuove idee con qualcuno che condivida lo stesso amore e la stessa passione per la musica che ho io. Se dovessi citarne alcuni, sarebbe incredibile cantare con Myles Kennedy degli Alter Bridge, perché ammiro davvero la sua voce e la profondità emotiva che porta. Mi piacerebbe fare qualcosa di più essenziale e potente con lui, sulla scia di “Watch Over You” degli Alter Bridge. Dall’altro lato, sarebbe un sogno assoluto condividere il palco con i Def Leppard e semplicemente scatenarci su qualcosa come “Pour Some Sugar On Me”… sarebbe un momento definitivo…
Chiudiamo con uno sguardo al futuro: cosa possono aspettarsi i fan dopo l’uscita di “Reckless” – tour, nuovi singoli, magari qualche sorpresa speciale per i tuoi sostenitori più fedeli?
Dopo l’uscita di “Reckless”, l’idea è portare l’album in giro e suonare il più possibile. Tour, festival e, si spera, l’occasione di riconnettermi con i fan in diversi Paesi… e magari anche qualche sorpresa lungo la strada!
Grazie per il tuo tempo e per la sincerità delle tue risposte, è sempre un piacere chiacchierare con te. Ti lascio l’ultima parola: che messaggio vorresti mandare ai fan – soprattutto a quelli italiani – che stanno aspettando l’uscita dell’album e sperano di vederti presto live da queste parti?
Grazie mille per tutto il supporto… significa davvero il mondo per me. Non vedo l’ora che possiate ascoltare “Reckless” e spero davvero di vedervi presto a qualche concerto in Italia. Facciamo in modo che sia selvaggio… e reckless!
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