Recensione: MARÂS / JONESTOWN KIDS split
Il sottobosco emiliano è una grande fucina di talenti che non interrompe mai la produzione neanche nei suoi momenti più cupi e oscuri. Ci occupiamo oggi dello split freschissimo di stampa, ed ordinabile solo in dodici pollici rosa, ad opera di MARÂS e Jonestown Kids: un’uscita autoprodotta e dal sapore primaverile, ideale per i primi aperitivi all’aperto.
Il MARÂS, nel dialetto reggiano – parmigiano, è un termine tecnico ben preciso che indica la mannaia, ed è un po’ il manifesto di questa giovane band dedita a un post-core di buon livello. Sono due i brani proposti in questo split e catapultano subito in una realtà plumbea e opprimente fatta di arpeggi e un modus operandi che in apparenza rasenta il doom per poi esplodere e arrivare al blast beat. La voce di Marco è sempre filtrata e vomita in italiano in diversi stili, dal growl più palustre allo scream più acuto. Ci sono alcune ingenuità negli stacchi, nei passaggi da un registro all’altro e in alcuni momenti la chitarra viene lasciata troppo sola dalla sezione ritmica ma sono dettagli. La prova della band è in ogni caso un buon biglietto da visita e lascia presagire un bel futuro, specialmente per quel che riguarda i live.
Coi Jonestown Kids, il cui nome rimanda a un massacro avvenuto nel 1978, si cambia completamente genere e si passa al caro, sano, vecchio, rassicurante e ignorantissimo hardcore. Anche qui il cantato è completamente in italiano e i sette pezzi proposti scorrono in maniera piacevole e allo stesso tempo devastante. Non ci sono compromessi nella musica dei Jonestown Kids; la mente torna presto agli anni ’90 dove questo genere era in pieno fermento e c’erano concerti punk ovunque, persino nelle scuole. Fuoco a Tutto è il brano migliore tra quelli proposti, perché mette in luce la capacità della band di risultare credibile anche coi minutaggi più importanti, cosa affatto facile considerato il genere proposto. Risulta piuttosto atipica la formazione con due bassi e una chitarra, dove molti delle parti soliste sono proprio affidate al bassista; tutto in ogni caso è perfettamente funzionale al genere proposto.
L’artwork è ad opera del cantante dei MARÂS e il tutto è stato registrato da Marco Ogliosi – Fattorie Acustiche, tra maggio e agosto 2025. La produzione mette bene in risalto i generi proposti risultando sì potente ma con la giuste dose di sporcizia; si sentono i bassi di entrambe le band anche nei momenti più confusionari e non si può proprio chiedere di più. Si torna in tutto e per tutto a una trentina di anni fa e alle nostre adolescenze, e questo split può vantare l’unica persona al mondo che, al release party, è riuscita a pestare una merda durante l’allestimento del palco.
C’è speranza.
