Recensione: JÄSTified
“JÄSTified” segna il debutto sulla lunga distanza dei JÄST, progetto melodic hard rock dichiaratamente devoto a certo AOR ottantiano, filtrato però attraverso una sensibilità odierna e un taglio volutamente “umano” e non artefatto. La sigla racchiude le iniziali di Jessica Conte (voce), Axel Ritt (ex pilastro dei Grave Digger, impegnato alle chitarre e produzione), Steven Wussow (basso) e Timmi Breideband (batteria), tutti nomi già rodati in ambito hard & heavy. La loro esperienza è al servizio di un album di 11 brani per poco più di quaranta minuti, pubblicato dalla piccola label Humbucker Music.
Fin dalle prime battute si intuisce come il fuoco dell’operazione sia puntato su melodia e cantabilità più che sulla ricerca della soluzione spiazzante. “Heartlight”, opener e biglietto da visita ideale, entra subito dritta in testa con un up-tempo arioso e un ritornello facile, sostenuto da un sound che privilegia pulizia e calore rispetto agli ingombranti eccessi digitali che affliggono buona parte delle uscite contemporanee. La produzione curata da Ritt insiste proprio su questo aspetto “organico”: niente batterie strabordanti, niente muri di chitarre compressi all’inverosimile, ma un equilibrio abbastanza naturale tra una sezione ritmica solida, un basso rotondo e presente e sei corde che preferiscono il fraseggio “friendly” ai muri sonori indistinti. La scelta funziona quando il materiale glielo consente, perché restituisce quella sensazione di band in sala prove che molti appassionati di classic rock e AOR reclamano da anni.
Elemento assolutamente centrale è la voce di Jessica Conte, messa costantemente in primissimo piano dal mix e di fatto chiamata a reggere sulle proprie spalle gran parte dell’impatto emotivo dei brani. Il timbro è limpido, personale quanto basta per non confondersi tra le tante voci femminili del settore, e la gestione delle linee vocali rivela una cantante che ama prendersi rischi, spingendosi talvolta oltre la soluzione più ortodossa per allargare le melodie o giocare con piccole libertà interpretative. Non sempre questa tendenza all’extra colpo d’ala è davvero necessaria – in alcuni passaggi si ha quasi la sensazione che la linea vocale voglia rubare qualche centimetro in più rispetto allo spazio concesso dal brano – ma il controllo tecnico le permette quasi sempre di atterrare in piedi, rendendo la prova complessiva uno dei veri punti di forza del disco.
Sul piano della scrittura, “JÄSTified” lavora entro coordinate chiarissime: melodic hard rock/AOR di scuola classica, con strutture strofa–ritornello molto facili e una forte attenzione ai chorus. Dopo “Heartlight”, il trittico formato da “Kiss Yourself Goodbye”, “Do You Wanna Dance” e “A Love Like That” consolida l’anima più diretta del lavoro, tra groove elastici, ritornelli immediati e arrangiamenti che guardano senza troppi giri di parole all’eredità dei grandi del genere, più che provare a riscriverne le regole. È qui che emerge una delle caratteristiche più evidenti del disco: la band preferisce quasi sempre la via della sicurezza, dell’efficacia “classicista”, piuttosto che gettarsi in territori rischiosi o ibridi con altri linguaggi.
Brani come “Sweet Gasoline” e “Road Of Destiny” danno invece voce al lato più “stradaiolo” del quartetto, con mid-tempo ben piantati e giri di chitarra dal taglio classic rock, che funzionano bene quando il focus resta sulla costruzione del groove e sul lavoro d’insieme tra basso e batteria. In più di un passaggio si percepisce come la sezione ritmica operi con grande misura. Wussow e Breideband non rubano mai la scena ma tengono in piedi l’impalcatura con precisione, senza appesantire inutilmente le canzoni. È una scelta che paga in termini di scorrevolezza dell’ascolto, anche se, alla lunga, può far emergere una certa omogeneità di fondo per chi è abituato a soluzioni più spigolose o a cambi di registro marcati.
“An Ode To Infinity” e “In The Thrill Of The Night” provano a introdurre un respiro leggermente diverso, con sfumature più epiche e progressioni armoniche un po’ meno scolastiche, lasciando scorrere maggiormente le dinamiche interne ai brani. Non si tratta di strappi radicali allo stile di base dei JÄST, ma di variazioni di tono che aiutano la tracklist a non appiattirsi, suggerendo che, volendo, la band potrebbe spingersi qualche passo più in là senza perdere di vista la propria natura AOR-oriented. Da questo punto di vista, “Ten Years Plan” in chiusura lavora quasi da sintesi: struttura lineare, buon bilanciamento tra strofe e ritornello, interventi di chitarra misurati e un incedere che suona come dichiarazione di intenti per eventuali sviluppi futuri.
Curiosa, e in qualche modo indicativa del taglio del progetto, è “I Can See Clearly Now”, che gioca sulla familiarità di un titolo celebre per confezionare un brano perfettamente allineato al resto della scaletta, pensato più per tenere viva l’attenzione che per spiazzare. È uno dei momenti in cui più chiaramente si percepisce la doppia faccia del disco. Da un lato l’estrema cura nel confezionare canzoni solide, radio friendly nel senso migliore del termine, dall’altro una certa prudenza nel prendere strade che possano davvero spostare l’ago dell’identità su territori più personali o riconoscibili.
Nel complesso, “JÄSTified” si presenta quindi come un debutto molto consapevole, forte di una produzione pulita ma non sterile, di una band tecnicamente sicura e di una cantante in grado di fare la differenza in più di un frangente. Allo stesso tempo, la natura fortemente classicista del materiale e la costante scelta della soluzione “giusta” più che “rischiosa” fanno sì che, per l’ascoltatore smaliziato in ambito AOR, alcune tracce scorrano più per piacevolezza che per reale urgenza espressiva. È un equilibrio delicato, che il disco gestisce comunque con mestiere: chi cerca rivoluzioni farà fatica a trovarle, chi invece sente nostalgia per album onesti, suonati con criterio e con una forte centralità della melodia, ha tra le mani un lavoro più che meritevole di attenzione.
In quest’ottica, “JÄSTified” suona come una base solida su cui i JÄST possono costruire in futuro un carattere ancora più definito, lasciando intravedere margini interessanti di crescita artistica senza tradire ciò che, già oggi, rappresenta il cuore della loro proposta.
https://jast-band.com
https://www.facebook.com/profile.php?id=61556364389245
