Intervista Vade Aratro (Marcello Magoni)
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Intervista Vade Aratro (Marcello Magoni)

Lunga chiacchierata con il chitarrista e cantante dei Vade Aratro Marcello Magoni, una fra le band più originali del panorama hard and heavy nazionale che quest'anno ha pubblicato il suo quarto album, I Racconti del Macero. Buona lettura, Steven Rich

di Stefano Ricetti 3 Novembre 2026 - 13:13
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Inizio Intervista 

Stefano Ricetti
 
Da dove deriva la scelta di chiamarvi Vade Aratro?  
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Ciao Steven e un grazie anticipato a tutti i lettori di Truemetal, soprattutto agli eroi che riusciranno ad arrivare fino alla fine… 
Inizialmente era solo “Aratro”. Anzi, all’inizio il nome non c’era proprio: gridavamo “Araaatrooo!” All’inizio dell’omonima canzone e partivamo col concerto, poi un amico, a fine spettacolo, buttò lì un “Vade Aratro, Satana!” e, ragionandoci a mente fredda, quel latinismo deformato, che sul momento era servito solo a strappare una risata,  si è rivelato perfettamente in grado di fotografare quella distanza campagnola rispetto ai centri cittadini di cultura ufficiale, quella ruralità arcaica e superstiziosa, profondamente radicata nei miti, nei riti e nei tempi che da sempre legano l’uomo alla terra. 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Ma soprattutto, qual è stata la motivazione che vi ha portato a creare una band atipica come la vostra?  
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Ah, beh, semplicemente abbiamo iniziato a suonare quello che ci piaceva veramente. Mica lo sapevamo che sarebbe stato percepito come qualcosa di così anomalo! O meglio, avremmo dovuto sospettarlo, dato che tali siamo considerati pure noi, come individui… 
Volevamo cantare in italiano, volevamo raccontare delle storie e volevamo scrivere delle belle canzoni, che la gente avrebbe potuto cantare con noi. E poi volevamo suonare qualcosa che ci divertisse e gratificasse. 
Ma più di tutto volevamo diventare il gruppo che avremmo voluto vedere noi dal vivo, come spettatori! 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Geniale l’idea di abbinare dei rametti della vegetazione della vostra zona ad alcuni dei vostri lavori. Possiede un significato, la cosa, o si tratta di un semplice ornamento che riporta alla vostra natura agreste? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Ti ringrazio per il complimento, quel ciuffo che hai trovato all’interno del pacchetto è l’estremità apicale di una canna palustre, la vegetazione tipica che cresce attorno ai maceri e ai fossi. Solitamente inserivamo nelle buste delle spedizioni una spiga di grano, ma, data l’ambientazione del nuovo album, ci è sembrato più pertinente optare per questa pianta selvatica. A volte poi mettiamo dentro entrambe, perché il contrasto tra un’infiorescenza spontanea e una coltivata sono un’ottima esemplificazione di quella “dualità ricongiunta” alla quale alludiamo continuamente nei nostri lavori. 
Marcello Magoni
 

Stefano Ricetti
 
Nel libretto de I Racconti del Macero (qui recensione) ve la prendete con i "PANC". Di chi si tratta? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Ah ah, con questa domanda mi hai fatto morire! 
Allora, una piccola premessa: il nostro disco è ambientato nell’estate del 1996, quando io avevo diciassette anni e frequentavo l’Istituto d’Arte di Bologna. Gli sfondi utilizzati per le pagine del libretto del disco sono gli originali fogli di carta da spolvero con cui si incartavano i tavoli da disegno nelle aule di scuola, diventando il ricettacolo di tutte le scritte, disegnini, messaggi e dichiarazioni dell’intera comunità scolastica, che migrava di aula in aula permettendo uno scambio grafico e verbale tra classi diverse. “Panc” (o direttamente il disegno stilizzato di una panchina) era un modo dispregiativo per designare i “Punk”, utilizzato indifferentemente sia dai loro detrattori sia dagli esponenti stessi della categoria. Noi non ce la prendiamo con nessuno: quella che vedi è solo una documentazione storica di interazioni tra adolescenti, trasmessa ai posteri in tutta la sua ruspante espressività, che si offre a noi come antiche incisioni rupestri di dubbia interpretazione. 
 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Esistono, al mondo, band accostabili alla vostra, che voi sappiate? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Mi piacerebbe scoprirlo! Voi ne conoscete? 
Marcello Magoni
 

Vade Aratro 2026
Stefano Ricetti
 
Tuoi pensieri e parole – e aneddoti, se ne hai – per alcuni colossi della musica dura italiana delle vostre parti: 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Crying Steel - 
Ho il fantastico vinile di “On The Prowl”! Lo trovai ad una vecchissima fiera del disco (di quelle in cui si pagava ancora in lire…) e lo feci subito mio, perché Gianni Della Cioppa ne aveva parlato bene ed erano di Bologna. Chi l’avrebbe mai detto che ci sarebbe finito a suonare il nostro amico Paul? 

Rain - 
Ho un album su cassetta originale (con adesivo!) degli anni novanta comprato all’epoca direttamente dalla band e, nelle loro varie incarnazioni, li abbiamo tutti visti più volte, nei locali di Bologna. Ci cono molti aneddoti mitologici attorno a loro, ma non li ho mai conosciuti da vicino. 
Per par condicio, salutiamo anche gli amici Tarchon Fist, che non vogliamo fare dei permali… 
 
Danger Zone -   
Ho conosciuto Massimiliano, il cantante del primo storico EP “Victim Of Time” per vie traverse e improbabili, mentre con Gigantelli abbiamo suonato insieme ad un festival della nostra etichetta. 
 
Gli Atroci - 
Comprai all’epoca il demo (fotocopiato su carta verde) “L’era del Metallo bianco” e, in tutta onestà, ne rimasi un po’ deluso… Ma li abbiamo comunque visti dal vivo (in cui rendono decisamente meglio!) più volte, suonandoci anche insieme (come Malnàtt). 
 
Tornando al 1996, invece, cruciale fu un’esibizione, nella piazza del nostro paese, degli Skiantos, che diedero una bella spinta agli appena nati The Boogers, di cui ero (e sono!) il bassista, ma questa è tutta un’altra storia… 
 
 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Stessa cosa per altre band, al di fuori del circuito bolognese e alcune al di fuori dei confini nazionali: 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Death SS - 
Ti dico solo che, per un concerto di Halloween del 1997 dei succitati The Boogers, costrinsi i ragazzi a truccarci come loro: io ero una specie di incrocio tra il vampiro e la morte, il batterista rubò la pelliccia alla madre, brutalizzandola per farne un costume da licantropo (gli feci pure le protesi facciali di plastilina…), mentre il chitarrista credo sia stata l’unica mummia della storia ad avere le sue decine di metri di bende di stoffa perfettamente cucite con gli orli, perché la nonna non voleva che andasse in giro troppo stracciato… 
Insomma, ne ero decisamente affascinato! 
Ero nei Malnàtt quando girammo l’episodio dell’Ispettore Coliandro che vede protagonista la band. 
 
Saxon – 
La mia prima auto è stata una Fiat 127 azzurro carta da zucchero alla quale avevo camuffato le varie macchie di ruggine applicando stelline adesive fluorescenti. Sul retro, la scritta “Stargazer”, ma anche l’adesivo di “Wheels Of Steel” e, sulle due fiancate, altri grandi adesivi dei Saxon: perché a me i primi dischi dei Saxon sono sempre piaciuti un sacco! La mia “autoradio” era uno stereo che tenevo sotto il sedile, attaccato alla presa accendisigari, che macinava cassette di Judas Priest, Fates Warning ed Evil Wings, doppiate su album dei Beatles, che facevano capolino negli ultimi minuti. L’abitacolo era pieno di animaletti di gomma (e non…) appiccicati sul cruscotto. 
Tra l’altro esiste una bozza di testo per un brano dei Vade Aratro dedicato a quell’iconica vettura, tuttora in lenta decomposizione nel cortile di casa dei miei. 
 
Folkstone -  
Li conosco poco, dato che quel poco che ho sentito non mi ha convinto granché, nonostante tanti amici me ne parlino con entusiasmo, trovando parallelismi con quello che facciamo noi. Trovo il loro modo di narrare un pochino retorico e pesante, un po’ troppo Modena City Ramblers, per capirci, ma considera che non li ho mai visti dal vivo né approfonditi: sarei pronto a ricredermi! 
 
 
Warlord – 
Ah, vabbè… Io presi, conquistato dalla recensione del Fuzz, la raccolta della Metal Blade “Best Of Warlord” a metà anni novanta, rimanendo folgorato dalle atmosfere malinconiche e fiabesche di quelle melodie, sorprendendomi dell’approccio ritmico, così musicale, di quello che ancora non sapevo essere Mark Zonder, che già ascoltavo nei Fates Warning! Per me, sarebbero pure potuti finire lì, anche se ho apprezzato tantissimo i dischi dei Lordian Guard (sì, nonostante la batteria finta...), con la loro atmosfera di angoscioso puritanesimo apocalittico, così al di fuori di ogni riferimento stilistico esterno. 
L’aneddoto sulla maglietta dei Warlord dipinta a mano, citato nell’omonimo brano del nostro disco, è reale. Così come il logo disegnato sulla spalla della giacchetta borchiata di jeans che sfoggiavo orgogliosamente da giovincello. 
 
 
Vision Divine – 
Nonostante avessi trovato “No Limits” dei Labyrinth un disco stupendo (e folle, nel suo fondere musica techno e power Metal!), non ho mai ascoltato i Vision Divine, che all’epoca (quella in cui i dischi che volevi ascoltare, te li dovevi comprare) mi sembravano un progetto parallelo trascurabile. Ho ascoltato qualcosa solo di recente, relativa al periodo con Michele Luppi, per gli ovvi motivi di cui parleremo tra poco. E, beh, è un gruppo di grandissimi musicisti! 
 
Rhapsody of Fire - 
Anch’io fui tra quelli che si entusiasmarono all’uscita del primo disco (sì, nonostante la batteria finta…), quando ancora non erano “of Fire”, perché in effetti hanno fatto qualcosa di davvero bello e particolare. Quando li trovavo nel cestone delle offerte, ho continuato a comprarne sporadicamente i dischi, ma non li conosco tutti nel dettaglio. 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
La definizione dei vostri album, uno per uno: 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Storie Messorie (2008) – 
Un debutto pieno di irruenza agreste, acerbo ma già molto a fuoco dal punto di vista stilistico. A noi piace ancora un sacco! 
 
Il Vomere di Bronzo (2016) -      
Un disco pieno di grandi canzoni, che stiamo proprio riregistrando: sarà “Il Vomere d’Argento”! Non vediamo l’ora di farvelo riascoltare nella sua nuova versione… 
Non che la versione 2016 sia da meno: c’è Bruno Rubino dei Fiaba alla batteria! Ma è un disco di cui vogliamo riappropriarci, come band. 
 
Agreste Celeste (2020) - 
 Il doppio album monumentale che racchiude tutta la poetica dell’Heavy Metal Agreste! Un disco da chiudere in una capsula del tempo da spedire nello spazio. 
 
I Racconti del Macero (2026) – 
Il disco che neppure noi ci aspettavamo: così diverso eppure così uguale a noi stessi, così intimo e così universale, così semplice e così tremendamente complesso… Venite a fare un bagno nel nostro macero! 
Marcello Magoni


Michele Luppi (Whitesnake, Vision Divine)
Stefano Ricetti
 
Michele Luppi, il cantante dei Vision Divine nonché membro dei Whitesnake di David Coverdale finché la band era in attività, si è occupato delle fasi di mastering in analogico del vostro ultimo disco. Come siete arrivati a lui? Com’è stato confrontarsi gomito a gomito con un’eccellenza come Luppi? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Pur avendolo sempre sentito nominare (e sempre in termini più che lusinghieri) non avevo mai ascoltato nulla di Michele Luppi e, paradossalmente, ho conosciuto prima la sua voce parlata, rispetto a quella cantata, sentendolo rispondere ad un’illuminante intervista in cui raccontava della sua attività di mastering, che ignoravo completamente. Beh, a me quello che ha detto (e come lo ha detto!) è piaciuto talmente che ho subito pensato potesse essere la persona giusta a cui affidare quelle dieci canzoni così preziose che stavamo covando da anni: sentivo che avrebbe avuto la sensibilità giusta per farlo. Ebbene, incontrandoci dal vivo e scambiandoci visite nei reciproci studi di registrazione, abbiamo scoperto un’affinità reciproca veramente gratificante! Lui è una persona estremamente disponibile e ha dimostrato una padronanza dei mezzi sbalorditiva, affiancata ad un approccio fuori dagli schemi che ci ha subito conquistato: con lui si possono fare cose veramente belle e particolari. E le faremo! 
Il suo supporto nei nostri confronti è estremamente appagante e non vediamo l’ora di tornare a fare qualcosa insieme. Ad esempio una tigellata, tanto per cominciare… 
 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Da anni affidate le vostre uscita all’Andromeda Relix di Gianni della Cioppa e Massimo Bettinazzi. Quali i motivi di questo rapporto duraturo? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Oltre a Gianni e Max aggiungerei anche Loris Furlan di Lizard Records. Sono professionisti con i quali abbiamo un rapporto personale diretto basato su stima reciproca che, nato da interessi musicali, è ormai sfociato in autentica amicizia. Sono persone belle: e noi abbiamo bisogno di circondarci di belle persone, per fare belle cose. 
 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Come Vade Aratro siete quanto di più distante ci possa essere in ambito metallico nei confronti dell’impatto devastante dell’intelligenza artificiale, sia a livello di musica che di testi e immagini… Avanti tu, Marcello… 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Discorso complesso, che non si può far finta di evitare. Ho ignorato l’IA per puntiglio per moltissimo tempo, prima di iniziare ad approcciarla cautamente in seguito a discorsi con un amico direttamente coinvolto nel suo sviluppo. È uno strumento del quale non sento la necessità in nessuno degli ambiti creativi legati al progetto Vade Aratro, che si tratti di testi, musica, suono, immagini e concetti. Tuttavia, come mezzo per indagare quanto si è già fatto, non nego di essermi divertito a dare in pasto a Gemini quello che siamo, per vedere cosa mi avrebbe restituito, a specchio, approfittandone per capire meglio come potremmo essere percepiti e fraintesi. È un giochino interessante. 
Hai presente l’immagine di copertina del nostro disco? Beh, ti svelo un segreto: il nostro amico nonché fotografo ufficiale Nicholas (assai più giovane e tecnologicamente sgamato di noi) un giorno mi mandò per gioco un’immagine, fatta generare a partire dal titolo del disco in lavorazione. Ah, che dire… suggestiva: c’era anche un vecchio aratro poggiato sull’acqua di un macero. Ora, chiaramente non avremmo mai e poi mai compromesso il nostro mondo con qualcosa di “finto”, nonostante l’idea fosse sorprendentemente vicina a ciò che avevamo già pensato noi, quindi abbiamo optato per la soluzione più semplice: Nicholas è venuto con la gru, io ho caricato il nostro aratro sul Doblò, siamo andati al macero di un amico qui vicino, abbiamo sospeso l’aratro con delle funi, Nicholas ha scattato le foto, io ho ritoccato le cinghie ed ecco fatto! Puoi vedere la documentazione di questo procedimento nel video di “Uova di Pietra”. 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Spiega i motivi per i quali le dieci canzoni ricomprese nel nuovo disco sono state ambientate tutte quante alla sera del 10 agosto 1996 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
È chiaramente una data simbolica. La notte di San Lorenzo (il martirio del santo grigliato che sprizza scintille), delle stelle cadenti, dei desideri (de-sidera), delle possibilità. Cade esattamente cent’anni dopo la pubblicazione di “X agosto” di Giovanni Pascoli. Il disco è uscito esattamente trent’anni dopo quella data, mentre tornando a trent’anni prima, abbiamo gli ultimissimi concerti dei Beatles negli Stati Uniti. I nati nel mio anno, nel 1996 avevano diciassette anni, un’età che esprime perfettamente il passaggio iniziatico e rituale adombrato dal concetto stesso di macerazione. Era un sabato. La luna era una piccola falce calante, che sarebbe apparsa in cielo solo verso l’una: le condizioni ottimali per guardare lo sciame delle Perseidi. E altre amenità più o meno esoteriche. 
A voler trovare il pelo nell’uovo, non tutti i brani sono ambientati esattamente in quella data, ma sono ricordi o riferimenti che comunque, in quella fatidica sera, sono stati ripercorsi dai protagonisti della vicenda. 
 
Marcello Magoni


Vade Aratro, I Racconti del Macero, 2026 
Stefano Ricetti
 
C’è un fil rouge che accomuna i testi del vostro ultimo disco? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Trattandosi di un concept album, direi proprio di sì! Ma non si tratta tanto solo di un percorso narrativo lineare, che è comunque presente, quanto di un continuo rimando di significati, simboli, allegorie, parole e temi che rimbalzano da una canzone all’altra, da un lato all’altro del disco, facendo sì che la lettura completa di ogni brano (comunque “autoportante”) sia rivelata nella sua molteplicità solo in relazione al contesto dell’intero racconto. C’è una solida intelaiatura simbolica a innervare il tutto e una quantità di collegamenti tra i brani che ci rende sempre difficile parlare singolarmente di uno senza tirarne un causa altri. È come un meccanismo pieno di molle ed ingranaggi, in cui tutto quel che si muove è parte dello stesso sistema. 
Ti farei anche qualche esempio, ma potrei rischiare di non fermarmi più… E poi, credo sia un gioco che ciascun ascoltatore possa fare in piena libertà, perdendosi tra sentieri, passaggi segreti e piste morte.Posso solo dirti che l’archetipo dello specchio è un’ottima chiave per iniziare a decriptare questa complessa architettura simbolica. E lo so che non è molto elegante sottolinearlo, ma credo sia importante rimarcare che… sì, l’album nella sua interezza (musicale, grafica e testuale) è un dispositivo sapienziale di una profondità e vastità insospettabile. Buon divertimento! 
 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Curiosità: voi tre fate nella vita di tutti i giorni dei lavori che in qualche modo hanno a che fare con l’agricoltura e la campagna? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Beh, io amo dire che “lavoro la terra”, ma mi riferisco alla mia attività di scultore e modellatore di argilla… Poi vivo in campagna, ho un orto in cui coltivo barbaricamente quello che viene e ho tanti amici, parenti e conoscenti che la terra la lavorano per davvero.Tutto qui.  
 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Come siete messi a livello di concerti live? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Ah, direi bene! Anche se suoniamo veramente troppo poco, rispetto alla fotta che abbiamo di far sentire le nostre canzoni a tutti… 
Recentissimamente abbiamo presentato il disco nuovo su prestigioso palco dell’Alchemica di Bologna, per l’occasione convertito in un vero e proprio macero, con canne palustri ovunque raccolte (zanzare incluse) il giorno prima lungo il canale: un allestimento piuttosto suggestivo, con il nostro ricco banchetto del merch ad offrire ristoro e conforto. 
I Vade Aratro dal vivo? Un’esperienza che consiglio! 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Prossime mosse “in cascina”? 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Ci piacerebbe suonare in giro il più possibile, ma anche rimetterci a scrivere nuovo materiale tutti insieme quanto prima: con Federico (basso) e Riccardo (batteria) siamo più vicini che mai e sono molto curioso di vedere cosa tireremo fuori col prossimo album. Nel frattempo ci teniamo caldi riregistrando il secondo disco. 
Ma il progetto più ambizioso è forse quello di riuscire a far saltare fuori una data condivisa in cui far coincidere le disponibilità nostre, di Gianni Della Cioppa e Michele Luppi per quella famosa cena a base di tigelle che stiamo rimandando da questa estate! 
Marcello Magoni
Stefano Ricetti
 
Spazio a disposizione per chiudere come meglio ti aggrada l’intervista. Grazie. 
Stefano Ricetti
Marcello Magoni
 
Per noi condividere tutta questa intimità attraverso la musica e le parole è qualcosa di molto prezioso e importante e ci fa molto piacere che qualcuno abbia la curiosità di interessarsi a quello che facciamo, magari ritrovandovi riflesso qualcosa di sé. Chiuderei poi con un invito all’osservazione attenta al di sotto della superficie torbida del macero. Qualunque cosa sia, per voi, il macero. 
Dalla campagna è tutto: pace e amore. 
 
Marcello & Vade Aratro 
 
Marcello Magoni
 
Stefano “Steven Rich” Ricetti 

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