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Recensione libro: These Must Be the Places, atlante oscuro del Rock

Di Stefano Ricetti - 26 Giugno 2026 - 8:10
Recensione libro: These Must Be the Places, atlante oscuro del Rock

These Must Be the Places

Atlante oscuro del Rock

di Camilla Sernagiotto

COD: 9788892774476

352 pagine

19,90 Euro

Arcana Edizioni

 

 

L’immaginario del rock, dell’heavy metal e dell’hard rock – ma anche quello di altri generi musicali – è un mosaico formato da diverse componenti in grado di suscitare emozioni. In primis le canzoni, poi le band o gli artisti che le hanno composte e che spesso e le propongono in sede live, le copertine dei dischi, le foto, le opere letterarie, le riviste, i poster, le toppe, i biglietti dei concerti, le spillette ma anche i luoghi ove è capitato qualcosa.

A quale metallaro degno di tale nome non sono scaturite le farfalle allo stomaco alla sua prima di fronte all’Hammersmith Odeon di Londra, oppure, con effetti evidentemente diversi, per un rocker, visitando la tomba di Jim Morrison a Parigi?

A questo proposito è uscito per Arcana Edizioni il libro These Must Be the Places, atlante oscuro del Rock, a firma Camilla Sernagiotto, un importante lavoro di raccolta e catalogazione dei luoghi che hanno segnato per sempre la storia della nostra musica preferita. Ad accompagnare molte delle visitazioni un bel disegno a tema ma nessuna foto, presumibilmente per evitare i sempiterni problemi legati alla pubblicazione di immagini, se non di proprietà. Scelta peraltro maggiormente più efficace, perché più ficcante e, in taluni casi, conferente quell’alone sinistro che nessuna fotografia potrebbe riprodurre.

In particolare l’autrice ha passato in rassegna solo gli indirizzi e i posti ove si sono consumate delle tragedie, delle situazioni oscure, degli scenari sanguinari, in linea con quella strisciante fascinazione morbosa che sin dagli inizi il rock e le sue successive derivazioni è portatore sano.

Il bello di These Must Be the Places risiede nel fatto che si possa leggere non per forza senza soluzione di continuità. Ogni racconto vive di vita propria e se, ad esempio, chi ne fruisce vuole, attratto dalla curiosità, passare in rassegna tutto quanto riguarda il firmamento hard’n’heavy, per poi in un momento successivo immergersi dentro le vicende semplicemente rock di Jimi Hendrix, Jim Morrison o Ian Curtis, lo può tranquillamente fare, consultando l’indice posto all’inizio del libro.

Accanto a situazioni generiche come l’obbligatorio Dakota Building di New York, edificio storico che dopo l’assassinio di John Lennon è divenuto giocoforza un qualcosa di inquietante per qualsivoglia appassionato, piuttosto che la villa di Sharon Tate allo Spahn Ranch della Family di Charles Manson, il Chelsea Hotel, l’abbazia di Thélema – unico sito appartenente al territorio italiano ricompreso nel tomo insieme con due incroci stradali risultati fatali per altrettanti artisti di casa nostra -, il crocicchio di Robert Johnson dove la leggenda narra che il Blues contrae un patto con il diavolo, This Must be the Places porta con sé anche tanto Metallo e limitrofi. Giustamente, visti i numerosi fattacci avvenuti nel tempo.

Spazio quindi alla Norvegia più estrema e nera con l’Helvete, l’abitazione di Dead e l’appartamento di Euronymous, poi il Casinò di Montreux, la casa di Kurt Cobain e quella di Layne Staley, l’albergo St. Peter’s House di New Orleans, l’Alrosa Villa, Overhill Road 67 a Londra, il Clearwell Castle, il Monnow Valley Studio, The Old Mill House, Boleskine House, Ljungby e il Bolan’s Rock Shrine.

Nomi che scanditi uno dietro l’altro portano inevitabilmente al ricordo dei vari personaggi coinvolti: John Bonham, Cliff Burton, Bon Scott, Dimebag Darrell, Johnny Thunders, solo per enumerarne cinque. Impossibile, poi, non sottolineare la dabbenaggine di quel decerebrato di Daniel Biechele, il manager dei Great White, che similmente a quanto accaduto la sera del Capodanno scorso a Crans-Montana, il 20 febbraio 2003 innescò dei piccoli fuochi d’artificio sul palco ove si esibiva la band presso il The Station di West Warwick negli USA, che infiammarono il materiale fonoassorbente del locale, dando il via a un incendio che tolse la vita a cento persone, ferendone 230.

Ogni situazione presa in esame è inoltre accompagnata da una scheda ove l’autrice, al netto di qualche iperbole letteraria, elenca le proprie linee guida sul perché visitare quel posto, i consigli per approcciarlo e una playlist ad hoc per la visita. Indicazioni spesso intriganti, capaci di suscitare interesse, tanto da far riporre These Must Be the Places non nella scaffalatura dei libri generici, ma in quella nicchia ove risiedono le opere pronte all’uso, nel momento in cui, ad esempio, si sta pianificando un viaggio (anche) alla ricerca di luoghi di pellegrinaggio maledetti.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti