Recensione: Bloodking

Di Carlo Passa - 10 Dicembre 2022 - 10:47
Bloodking
Band: Scream Maker
Etichetta: Frontiers Music
Genere: Heavy 
Anno: 2022
Nazione:
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76

In attesa del nuovo album degli Scream Maker, la Frontiers, presso cui i polacchi si sono accasati, ristampa la loro terza, e più recente, prova. Band nota per collaborazioni di alto livello (Jordan Rudess fu ospite sul debutto Livin In The Past del 2014) e da sempre accompagnata dalla mano sapiente di Alessandro Del Vecchio, gli Scream Maker suonano un power heavy metal classicissimo e, dunque, inevitabilmente ancorato agli anni Ottanta. Niente di nuovo sotto il sole, quindi, ma dischi certamente ben confezionati e con addirittura una discreta dose di personalità compositiva.
Molto del buono degli Scream Maker viene dalla voce di Sebastian Stodolak, che si posiziona in quel limbo autorevole tra Ronnie James Dio, Rob Halford e Geoff Tate, con qualche svisata aggressiva, come nella strofa di End Of The World, che poi nel ritornello va a richiamare i primissimi Queensrÿche. A caratterizzare la band polacca sono, inoltre, le ottime melodie (meno scontate di quanto sembri) e gli arrangiamenti ad esse perfettamente calzanti. Il risultato è che Bloodking è un disco fresco di puro heavy metal sulle cui note è una goduria fare headbanging e air guitar: come se si fosse nel 1986.
Pescando tra i pezzi di Bloodking si casca sempre in piedi. Se Mirror, Mirror richiama gli Helloween più oscuri (quelli di Dark Ride, per capirci), BloodKing sfiora addirittura certe partiture thrash che, tuttavia, ben si incastonano in melodie tipicamente power. When Our Fight Is Over è il mio pezzo preferito, con quell’incedere che fa così tanto The Warning e un ritornello che richiama addirittura il class metal che fu dei migliori Dokken. E si va avanti così lungo tutti i quindici brani del disco, con qualche picco, come la varia Hitting The Wall, la pienissima ballad Die In Me, la violenta Powerlust, la cadenzata Tears Of Rage, la pesante e atmosferica Candle In The Wind, la quasi maideniane Brand New Start (davvero bella) e Too Late.
In conclusione, Bloodking mi è piaciuto, perché dimostra che l’heavy metal è vivo: certo, forse non ha più la forza della novità di un tempo, ma mantiene il proprio fascino presso gli estimatori, che sanno scovare nell’indistinta offerta odierna quei prodotti cui vale la pena dare un ascolto meno distratto del solito. Gli Scream Maker meritano questo ascolto in virtù di un credo sincero che non può non essere apprezzato da chi è cresciuto coi dischi dei Grandi del genere e ancora oggi, a decenni di distanza dalle tavole della legge del metal, cerca novità che mirino non tanto a riaccendere, quanto a mantenere viva la fiamma che alimenta la nostra passione. In questo, gli Scream Maker sono ottimi incendiari.

 

 

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