Recensione: Dystopian Syndrome

Di Andrea Bacigalupo - 6 Maggio 2021 - 0:01

Mi è caduto l’occhio, o meglio l’orecchio, sui Molten dopo aver appreso che provengono da una delle più importanti fucine del Thrash: San Francisco – Bay Area! Non serve dire altro.

Aggiungendo il nome dell’album, che evidenzia il folle timore per un futuro che l’andazzo del presente fa presumere spaventoso ed opprimente, titoli quali ‘Ombre in Quarantena’ e ‘Virulenza’ ed una foto che ritrae una band dall’attitudine Thrash anni ’80, ho supposto di trovarmi di fronte non ad una copia dei Poison (contro cui non ho nulla, beninteso, ma mi servono per accentuare il paragone) ma a qualcosa di ben più cruento.

Sono dunque passato all’ascolto di questo ‘Dystopian Syndrome’ con parecchia aspettativa.

… Azz!! … non sono stato deluso; questi cinque ragazzi sono una squadra vincente che ci sa fare ed anche parecchio, unendo tecnica e pathos per sfornare un Thrash/Death carico di sfumature, mescolato con linee melodiche progressive Metal che ne esaltano la carica oscura.

L’elemento portante è proprio quel Thrash tipico della loro zona di provenienza, basato su linee melodiche sì aggressive, ma non sparate a caso.

Questo tessuto, diciamo grezzo, è rifinito intrecciandolo con elementi oscuri ed opprimenti e poi intervallandolo da lunghi passaggi melodici quasi in controtendenza, che portano a molteplici cambi di scena e tengono alta la soglia d’attenzione.

La versatile alternanza del flusso armonico viene altresì legata da un continuo senso di pesante oscurità che permea tutto l’album, ulteriormente aggravato dalla voce Growl/Scream e da un basso denso, la cui distorsione è tenuta parecchio in evidenzia, diventando, in più di un passaggio, protagonista quanto le chitarre (come nell’assolo di ‘Rising Embers’).

E’ il sound perfetto per esprimere in musica le tematiche dei Molten. Dice il bassista Herman Bandala, “’Dystopian Syndrome’ riguarda la decadenza, la repressione, l’emarginazione della società e il dolore che ne deriva. Politici corrotti, malattie, incendi e guerre: sembra che il nostro pianeta sia condannato e gli esseri umani siano quelli da incolpare”.

Il songwriting non da scampo: non c’è un attimo di noia o di prevedibilità, ti prende e non ti molla, onora il passato ma ha una sua identità. Soprattutto è onesto.

La scaletta allinea brani lunghi ed eclettici, come ‘Virulence’, prima traccia che segue l’ansioso intro ‘Shadows in Quarantine’ e ‘Rising Embers’, che chiude il lavoro, che sono vere mini suite dove il quintetto gioca con parecchie sfumature dell’estremo e non ha timore ad eseguire lunghi ed enfatici passaggi musicali, con altri più immediati e senza compromessi, come la tirata ‘Zombie’s Curse’, dal piglio Hardcore e la guerrafondaia ‘On Through Phlegethon’ e non si possono non citare la malata ‘Holy Macabre’ e l’infernale ‘The Void’.

In definitiva ‘Dystopian Syndrome’ è un album che colpisce come una mazza ferrata ed afferma che c’è una nuova band in città (… non l’avevo ancora detto? Si tratta di un debutto).

Questa band si chiama Molten, proviene dalla Bay Area e presumo che presto sentiremo parlare ancora di loro.

Chiudo avendo l’ardire di pensare che questo album sarebbe piaciuto anche a Chuck …

Dystopian Syndrome’ è stato registrato e mixato da Greg Wilkinson (Ulthar, Vastum, Deathgrave) presso gli Earhammer Studios di Oakland, è stato masterizzato da Justin Weis ai Trakworx mentre l’artwork è di Pedro Felipe Oliveira.

Vuoi comprare l’album? clicca qui

Ultimi album di Molten (Stati Uniti)