Recensione: Evil Sun

Di Stefano Ricetti - 30 Maggio 2026 - 7:30
Evil Sun
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Heavy 
Anno: 2026
Nazione:
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74

La storia del Metallo, anche alle nostre latitudini, certifica che la sacra fiamma, anche se notevolmente affievolita, difficilmente si estingue. Possono passare anni e anni ma l’antica passione, quando autentica, se trova i presupposti giusti si sprigiona esattamente come un tempo, benché ormai lontano.

È esattamente quanto accaduto ai metaller bergamaschi Touch of Devil che, dopo degli inizi assolutamente promettenti segnati dalla pubblicazione di un acclamato demo nel 1985 (Demon Steel), incisioni presso lo studio di Dave Holland dei Judas Priest a Ibiza, un concerto all’Hammersmith Odeon a Londra e svariate partecipazioni a festival nostrani, per vari motivi, a sorpresa, gettarono la spugna nel 1989 e il loro nome venne consegnato all’oblio, destinato a rimanere un ricordo nella mente dei vecchi appassionati di heavy metal tradizionale italiano.

Poi, nel 2023, il risveglio: sulla spinta del vecchio batterista, Beppe Abati, il biondone ricciolo che svettava nelle foto anni Ottanta, venne organizzato un concerto nel cuore della bergamasca a celebrare, per l’appunto, il ritorno dei Touch of Devil, in veste live, presso il Druso di Ranica, il 12 febbraio. A quella partecipata serata (qui il live report) suonarono anche Crisalide, Lifebreath e Sharada. La band, in quell’occasione (qui intervista), dichiarò che era al lavoro per la composizione di nuovo materiale con l’idea di pubblicare un album, il primo della carriera, non appena si fossero concretizzate determinate situazioni.

Ed eccoci quindi ora, nella primavera del 2026, a recensire Evil Sun, Cd realizzato in regime di autoproduzione ricomprendente nove brani nuovi di zecca. Dei vecchi Touch of Devil, in formazione, vi sono il cantante Alberto Lorenzi e il chitarrista Frank Kalabro. Ad affiancarli Alberto Macconi alla chitarra, Luca Paletta al basso e Paolo Carrescia alla batteria. Va però sottolineato, così come peraltro riportato nel libretto, che i Touch of Devil permangono una famiglia, non a caso vengono ampiamente ringraziati Nicola Colaci, Manuel Schiavone, Mattia Jose Santoro e il membro aggiunto del gruppo Davide Bordoni.

Musicalmente quello che ci si può attendere da un gruppo di veterani malati di Metallo classico giunge forte e chiaro: nessuno stravolgimento rispetto alle radici che diedero linfa ai sette pezzi poi finiti dentro Demon Steel ma un normale e doveroso adattamento ai tempi per quanto concerne produzione e suoni.

A partire dalla traccia numero uno, “Blind in my Mind” ci si accosta a metriche ultraclassiche, figlie della miglior tradizione degli anni Ottanta, con giuste dosi di violenza inframezzate da quella melodia che, Venom a parte, costituisce sin dai tempi della Nwobhm parte imprescindibile per qualsivoglia composizione di stampo ortodosso. Headbanging vecchia scuola assicurato dalla successiva “Land of the Wolves” ma la parte del leone, ops, del lupo, la fa “Evil Sun”, traccia epica dallo spirito antico capace di utilizzare sapientemente bastone e carota. Per lo scriba l’highlight dell’album. Notevoli gli addentelli all’hard rock anni Ottanta sprigionati da “The Sweet Face of Hate” così come “Father” è un tributo bell’e buono alla lezione di Ronnie James Dio. Chiusura sulle note dell’intensa “The Eagle Never Glides”, una vera e propria dichiarazione d’intenti.

Evil Sun: sano, vecchio metallone che non stanca mai, senza alcuna pretesa di riscrivere la storia della musica, beninteso.

WHellcome back, ‘Devils!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti         

 

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