Recensione: Houston IV

Di Francesco Maraglino - 10 Ottobre 2021 - 9:55
Houston IV
Band: Houston
Etichetta: Frontiers Music
Genere: AOR 
Anno: 2021
Nazione:
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82

Fin dai propri esordi, oltre dieci anni fa, gli Houston hanno rappresentato una certezza assoluta in ambito AOR/melodic rock, soprattutto con riguardo a quel versante che maggiormente propende verso una melodia la quale lambisce il pop senza mai sconfinare in esso.
Quello costruito da Hank Erix e soci è, dunque, un perfetto equilibrio di classe, orecchiabilità e garbato piglio rock che gli scandinavi hanno portato avanti per tre album di inediti e qualche EP.

Per il nuovo lavoro, i musicisti della splendida Stoccolma hanno ripreso a bordo l’ex membro (e figura carismatica dell’AOR nazionale) Ricky Delin come produttore e co-autore. L’album, poi, è prodotto sotto la bandiera della Frontiers, la label che è ormai diventata il brand per antonomasia dell’AOR.

“Houston IV”, così si chiama il nuovo disco, non mostra neanche il più piccolo arretramento sul fronte della freschezza e della qualità delle canzoni. Si svela, inoltre, come espresso omaggio ai maestri del rock adulto dei tempi che furono, talora con spirito addirittura citazionista.

Rimanda direttamente ai Toto di Hold The Line, infatti, Heartbreaker, un AOR scattante e accattivante che offre puranche spunti alla Foreigner. In Heart Of A Warrior, invece, si mostra, tra cadenza ritmica e grinta (anche nel canto) l’ascendente della lezione dei Survivor.

Pur se sempre patinatissime, premono pure sull’acceleratore di una certa energia da class rock canzoni come Until The Morning Comes, Storyteller (condotta dal fiero cipiglio  del basso di Soufian Ma’Aoui e della batteria di Oscar Lundström, oltre che dal sempre presente contributo dei tasti d’avorio di Richard Hamilton e delle chitarre di Carl Hammar) e della trascinante e tesa
Such Is Love. Particolarmente coinvolgenti, poi, si dimostrano I Will Not Give In To Despair (con le sue belle chitarre e le sue influenze Journey e Survivor chitarre , e la atmosferica Into Thin Air, condotta da incisivi riff d’ascia, che rimanda pure ai Survivor ma anche a certi Asia.

Altrove, il più tipico suono degli Houston, catchy, soffice, caratterizzato da chitarre fluide e tappeti e tocchi raffinati di tastiere elettroniche, imperversa piacevolmente: parliamo di brani come You’re Still The Woman, A Lifetime In A Moment, col suo AOR energico e soffice ad un tempo, She Is The Night, con le proprie atmosfere notturne fin dal titolo, e della più aggressiva Hero.

“Houston IV”, in definitiva, è un eccellente compendio dell’Adult Oriented Rock, costituito da un rosario di canzoni cristalline e connotate dalla raffinatezza delle tastiere, che stanno sempre lì a intarsiare ed a costruire arazzi e ceselli sonori, da chitarre talora energiche e spesso lineari e liquide, un canto a suo agio con ogni melodia, e una bella e appassionante atmosfera “eighties” dall’inizio alla fine.

 

Francesco Maraglino

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