Recensione: Metal Alloy

Di Andrea Bacigalupo - 2 Giugno 2020 - 0:00
Metal Alloy
Band: Oopart
Etichetta:
Genere: Heavy  Thrash 
Anno:2020
Nazione:
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75

Ho scoperto gli Oopart navigando in internet un po’ a casaccio, in un momento in cui non stavo cercando niente di preciso. Mi hanno colpito i colori foschi ed il disegno ‘siderurgico’ dell’infernale copertina del loro album ‘Metal Alloy’ e così ho iniziato ad ascoltarlo, senza nessuna aspettativa.

Passato il primo brano, il secondo e qualche minuto del terzo sono andato a vedere l’anno di uscita del Full-length, presumendolo risalente all’inizio degli anni ’80 e facente parte dei lavori che all’epoca mi erano sfuggiti (neanche pochissimi nella realtà).

Invece gli Oopart, acronimo di ‘Out of Place Artifact’ (artefatto fuori posto), termine che si riferisce ai reperti archeologi non appartenenti al contesto storico dell’area in cui sono stati rinvenuti, sono una band relativamente giovane, nata in Spagna nel 2015 e ‘Metal Alloy’ è il loro debut–album, pubblicato autonomamente il 23 marzo 2020.

Come desumibile da quanto detto sopra, il loro stile è fortemente influenzato dalle produzioni di quattro decadi fa, quando si cominciava ad inasprire il sound della NWOBHM per trovare qualcosa di più violento, dando il via allo Speed e poi al feroce Thrash.

Per cui qualcosa di già sentito, che in alcuni momenti sfiora il tributo, ma fatto bene ed in modo genuino e schietto, con qualche tocco personale qua e là per far capire che i numeri il quartetto ce li ha e che non si tratta assolutamente di una band revival.

Inseriti tra due trascinanti pezzi strumentali, ‘U92’ e ‘Instrumental’, che sanno tremendamente di Iron Maiden, troviamo cinque brani dannatamente ben fatti ed efficaci, coinvolgenti e dinamici, di buona variabilità e con un buon tiro, come ‘Overthrown Deliverance’, con i suoi passaggi da scuri ad aggressivi, o ‘System Stall’, più diretta, velocissima e puramente Thrash, una sfuriata domata solo temporaneamente da una sezione progressive, od ancora ‘The King on the Wrong Throne’, dura, cadenzata e nera con interposta una parte veloce.

La tecnica è parecchio valida, con tanto lavoro di chitarra ritmica da parte di entrambe le asce, capaci di assoli pirotecnici e di talento, ed un basso granitico. La produzione, un po’ retrò, mette in evidenza la pesantezza dei suoni senza offuscarli; solo la voce non è sempre convincente, ma la potenzialità c’è, si tratta solo di crescere.

Concludendo, gli ‘Oopart’ sviluppano una buona energia e non sono certo una band fuori posto, come dimostra ‘Metal Alloy’, senz’altro un buon esordio. Non ci resta che tenerli d’occhio ed aspettare il prossimo lavoro.

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