Recensione: Metal Never Rusts

Di Stefano Ricetti - 16 Novembre 2022 - 9:50
Metal Never Rusts
80

Stretto il legame fra i White Skull e questo portale dallo sfondo nero. Ancor di più da quando il nostro Marco “Into Eternity” Donè si è occupato della scrittura della biografia della band facente capo ai due vèci Tony “Mad” Fontò e Alex Mantiero (qui la recensione di L’Anima del Teschio, Arcana Edizioni, 2022).

L’occasione per tornare ad occuparsi dei magnagati vicentini la fornisce il loro undicesimo disco, Metal Never Rusts, che vede la luce per la ROAR Rock Of Angels Records. Gli Skulls sono in giro, nel vero senso della parola, da trentaquattro anni. Pur avendo esordito di fatto nel 1995 con il disco I Won’t Burn Alone, preceduto da un paio di demo, negli anni il combo veneto è riuscito, grazie alla tenacia e al credo dimostrato sul campo, a rientrare nello stesso novero nobiliare (esagerando un po’) delle band italiane che misero a ferro e fuoco il Bel Paese, negli anni Ottanta. Formazioni alle quali da più parti si guarda, giustamente, con ammirazione, in qualità di iniziatrici del verbo.

Il veliero contraddistinto dal teschio, così come raffigurato sullo sfondo della splendida copertina realizzata da Uwe Jarling e ritraente la cantante del gruppo armata di spada e scudo, nei lustri ne ha passate tante, di burrasche. Momenti belli e momenti brutti, come è giusto che sia. Periodi gioiosi e altri bui, determinati dalla mancata chimica (eufemismo) fra alcuni componenti la line-up e divorzi più o meno dolorosi. Ma non ha mai vacillato. L’armata White Skull si può dire che si sia rimessa completamente in carreggiata a partire dal 2010, nel momento in cui la storica frontwoman Federica De Boni si riprese il proprio posto dietro al microfono, portando un’iniezione di fiducia e di nuova energia all’interno della band. Proprio colei la quale fornì la propria voce e il proprio credo affinché potessero uscire gli highlight della carriera dei teschi: Tales From The North del 1999 (quello con dentro il brano simbolo del gruppo, “Asgard”) e Public Glory, Secret Agony, del 2000. Va sottolineato che pure Forever Fight del 2009 e Under This Flag del 2012 non scherzavano per nulla, a livello di tiro.

Metal Never Rusts, un titolo che è più di una dichiarazione di intenti, consta di quarantotto minuti di heavy metal purissimo con qualche strizzatina d’occhio al power declinato lungo dieci pezzi. Rispetto al precedente e massiccio Will Of The Strong la formazione registra l’avvicendamento alla solista: Valentino Francavilla prende il posto dello storico Danilo Bar, teschio di razza assoluta dal 2004 al 2019. Il lavoro, nella sua versione Cd digipak, si accompagna a un libretto di venti pagine con tutti i testi, foto e disegni rappresentanti la band e i singoli componenti.

Dopo diverse passate di Metal Never Rusts si manifesta la consapevolezza di trovarsi di fronte a un’opera in grado di solleticare le pulsioni epiche suscitate dal duo di cui sopra (Tales… & Public…) ma nello stesso tempo di fruire di prodotto metallico perfettamente calato nel proprio tempo, fedelissimo alla tradizione ma orientato all’Acciaio di domani. Senza sbragare, ovviamente, permanendo fieramente nel solco del sacro verbo. Quest’ultimo capitolo discografico facente capo ai vicentini denota una cura spasmodica per i particolari e i suoni, una compattezza d’insieme vincente che vede le tastiere di Alexandros Muscio perfettamente calate nell’anima del disco, a supporto della vena metallica d’insieme, senza invadenza alcuna. Il fatto che Herr Grave Digger Chris Boltendhal (anche special guest on vocals su “Scary Quiet”) abbia messo il proprio zampino nella lavorazione dell’intero prodotto probabilmente ha inciso, in termini di resa globale.

A parte “Jingle Hell”, francamente inutile, il resto dei pezzi vive di vita propria e ognuno, a suo modo, rappresenta una delle tante anime racchiuse dentro Metal Never Rusts. Marcano maggiormente il territorio la cadenzata “Heavily Mental” con Federica De Boni sugli scudi, l’ariosa “Weathering The Storm” interpretata a più voci (oltre alla “Sister“, Tony Fontò, Valentino Francavilla e Jo Raddi) ma soprattutto l’inno “Ad Maiora Semper”, traccia che probabilmente finirà dritta dritta nella scaletta dei Teschi in sede live, per poi non uscirci più.

Metal Never Rusts è disco focalizzato, cosa non proprio così semplice da realizzare e men che meno scontata. Un lavoro destinato a divenire una pietra angolare nel cammino degli Skulls, che ci si augura sia ancora lungo e prolifico, ovviamente.

Ad Maiora Semper!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti    

 

Appuntamento fissato il prossimo il 18 novembre 2022, presso il Legend Club di Milano, per il release party di Metal Never Rusts, uno show speciale che ripercorrerà tutta la carriera del “Teschi”, tra classici e brani di nuova produzione.

 

 

 

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