Recensione: Phantomescence

Di Matteo Pedretti - 31 Dicembre 2020 - 7:00
Phantomescence
Band: Uncle Woe
Etichetta: Indipendente
Genere: Doom  Stoner 
Anno: 2020
Nazione:
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75

Qualche mese fa mi è capitato casualmente di leggere una recensione dai toni piuttosto entusiastici di “Our Unworn Limbs”, il primo full lenght degli Uncle Woe, band che non conoscevo nemmeno di nome. L’ascolto dell’album si è rivelato interessante al punto che la notizia dell’uscita del suo successore ha generato in me una certa curiosità. Uncle Woe è il progetto Rian Fice, un polistrumentista di Bancroft, Ontario, che ha realizzato il succitato debut in assetto one-man band, mentre in “Phatomascence”, il secondo lavoro in studio, è accompagnato dal batterista Nicholas Wowk.

Sebbene inquadrabile in ambito Stoner/Doom, “Phantomescence”, come il suo predecessore, è privo del taglio psichedelico, delle atmosfere trippy e della fascinazione per l’esoterismo che sovente caratterizzano il genere. Al contrario si tratta di una proposta dannatamente terrena, che mette al centro l’uomo, con le sue paure, sofferenze e vulnerabilità. Si tratta di una musica viscerale, dal notevole impatto emotivo e comunicativo.

Sebbene non estranea a derive metal, l’impostazione stilistica prevalente in “Phantomescence” è un rock fangoso, caratterizzato da accordature di chitarra estremamente basse e linee vocali aspre e sofferenti che, nei crescendo di intensità, si trasformano, se non propriamente in growl, in urla disperate. “Become the Ghost”, la traccia di apertura, si struttura intorno a un riff lento e ripetitivo, finendo con il degenerare in un marcio Sludge. “On Laden Shores” e “Lucid Degrees of Autoscopic Ruin” sono invece pervase da sonorità Post-rock, ma se la prima, nei suoi tredici minuti, si evolve in una sezione decisamente sporca e rumorosa, la seconda rimane più pacata e malinconica. Un assolo dal sapore Blues introduce la lunga closer “A Map of Dead Stars” che, con il trascorrere dei minuti, assume le forme di un roccioso Stoner rock/metal.

La quasi totale assenza di produzione determina un’immediatezza sicuramente ricercata, che è uno dei principali punti di forza dell’album. Tuttavia rimane l’impressione che maggiori compattezza e potenza sonora avrebbero conferito maggiore spessore ad alcuni passaggi. “Phantomescence” è un lavoro decisamente personale e privo di ogni velleità commerciale, in cui Rian Fice, cantastorie moderno e tormentato, dà libero sfogo alla propria espressività creando brani che sembrano essere innanzitutto un antidoto contro i propri demoni.

 

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