Recensione: Shadowpath

Di Daniele D'Adamo - 25 Novembre 2011 - 0:00
Shadowpath
Band: Kambrium
Etichetta:
Genere:
Anno: 2011
Nazione:
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77

‘Epic death metal’. Così sono definiti dalla Massacre Records i giovani Kambrium, provenienti dalla Germania. Fra le (quasi) infinite sotto-classificazioni in cui è frammentato il death metal, questa appena menzionata appare un po’ azzardata, poiché definisce qualcosa che c’è già. Basta prendere, all’uopo, un po’ di viking e un po’ di folk, aggiungere un tocco di power e il gioco è (quasi) fatto. E il death? Beh, se si evidenzia che agli ingredienti sopra elencati manca quello principale – il melodic death metal – allora si centra l’obiettivo. Non a caso i principali gruppi che hanno influenzato le idee musicali dei Kambrium sono i Behemoth, i Wintersun, gli Ensiferum e i Turisas. Per comprendere meglio quale sia il metal suonato dai Nostri e, soprattutto, per farla breve, si può chiudere il discorso parlando di death metal melodico con forti influenze viking/folk. Azzardando una proporzione, i Kambrium possono stare al death come i Moonsörrow stanno al black, insomma.

Nonostante l’età anagrafica dei cinque ragazzi di Helmstedt sia verde, gli stessi dimostrano un piglio così deciso e sicuro di sé da ingannare le orecchie e, quindi, fare apparire matura ciò che, in realtà, non è. In particolare la produzione discografica che, in “Shadowpath”, vede il primo elemento di lunga durata dopo un solo demo (“From Treason To Death”, 2008) e un EP (“A Silent Moon”, 2010). Al contrario, l’impatto del platter in toto è ben lungi dall’essere quello prodotto da una band alle prese con il proprio debut album.

I Kambrium hanno evidentemente le idee ben chiare, in testa, tanto che il loro marchio di fabbrica viene ottenuto con apparente facilità e naturalezza. Si tratta di un trademark dalla foggia piuttosto classica, la cui peculiarità non è quella dell’innovazione o della sperimentazione. Anzi, l’approccio alla questione musicale, calibrato su una filosofia ortodossa, fa sua la lunga Storia dell’heavy metal, sì da trasmettere una sensazione di completezza addirittura antitetica riguardo all’esuberanza post-adolescenziale dei Nostri. Esagerando il concetto sino alla provocazione, si può affermare che i Kambrium siano un ensemble di giovani che suonano da vecchi.   

Che il combo della Bassa Sassonia sia cresciuto a pane e troll si comprende al volo: basta ascoltare l’intro strumentale “Shadowpath”, pregno di lirismo sin quasi all’eccesso. Che però non si badi solo ai voli pindarici è un dato di fatto: il travolgente ritmo di “Among The Lost” ribalterebbe anche un autotreno! La canzone si snoda velocemente attraverso le vette innevate di fantastici paesaggi immaginari, guidata dal possente growling di Martin Simon, abile ad alternarlo a un delirante screaming di scuola black. Si percepisce subito l’importanza di Jan Heinm, il tastierista, nell’economia del gruppo. Il ‘tappeto magico’ tessuto con le sue note, infatti, funge come mezzo di trasporto per esplorare i Mondi della Fantasia. Il sound, pur aggressivo, non è particolarmente brutale, ritrovando in tal modo il calore tipico del metal tradizionale. L’evidente talento nel saper sciorinare dei ritmi accattivanti cui è difficile resistere trova conferma in “Arming For Retribution”, song nella quale si può apprezzare il multiforme quanto raffinato guitarwork del duo Karsten Simon/Julian Schenke, comprendente dei soli da chitarristi navigati. Come quello, stupendo, in apertura di “Thanatos”, terra conquistata dai blast beats di Fabien Chmiel, batterista quadrato, potente e anche vario. Il timbro e i cori omerici della canzone fungerebbero da ideale contorno a una sagra in una taverna immersa nella Foresta Nera. Con “Feuer Gegen Feuer” arriva un’altra mazzata fra capo e collo, bagnata nelle oscure acque del symphonic black metal. Eccellente il guitar solo.

L’arioso mid-tempo di “Hollow Heart” prosegue il lungo viaggio dei Kambrium all’interno del loro “Shadowpath”. L’atmosfera si calma e può esserci pertanto tempo per l’introspezione del proprio animo che, anche in questo caso, è compiuta con un equilibrio quasi sorprendente. Molto fine il cesello finale, eseguito con il flauto. A proseguire su questo piano ci pensa la strumentale “Hiding In Sorrow”, delicatissima carezza dai languidi contorni trasognanti. È il momento, quindi, di “The Eye Of Horus”, migliore momento dell’opera in virtù del suo perfetto bilanciamento fra furia scardinatrice e morbida melodiosità, vagamente ispirata ai modelli delle Mille e una notte. Il semplice, lineare e allegro incedere di “Dewfall”, sostenuto dalle tastiere, prepara “A Sinner’s Remorse”, la suite finale, invece impegnativa. Simon dimostra che anche con le clean vocals si trova a suo agio, in una prova consistente fra orchestrazioni varie e numerosi cambi di tempo.      

“Shadowpath”, pur peccando di poca originalità, si rivela un buon punto di partenza, per i Kambrium. I ragazzi non possono che migliorare da un livello generale già più che discreto; particolarmente per quanto riguarda il songwriting il cui potenziale appare ancora inespresso, cioè troppo scolastico.  

Daniele “dani66” D’Adamo

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Tracce:
1. Shadowpath (Intro) 1:31     
2. Among The Lost 5:05     
3. Arming For Retribution 6:42     
4. Thanatos 5:45     
5. Feuer Gegen Feuer 5:02     
6. Hollow Heart 5:41     
7. Hiding In Sorrow 4:11     
8. The Eye Of Horus 5:48     
9. Dewfall 2:43     
10. A Sinner’s Remorse 7:56         

Durata 50 min.

Formazione:
Martin Simon – Basso e voce
Karsten Simon – Chitarra
Julian Schenke – Chitarra
Jan Hein – Tastiere
Fabien Chmiel – Batteria
 

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