Recensione: Reckless

Di Fabio Vellata - 28 Marzo 2026 - 9:00
Reckless
Band: Chez Kane
Etichetta: Frontiers Music Srl
Genere: AOR 
Anno: 2026
Nazione:
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80

Prima di diventare uno dei volti-simbolo della nuova ondata AOR al femminile, Chez Kane è stata per anni “solo” la frontwoman gallese di una band di culto come le Kane’d, progetto condiviso con le due sorelle e cresciuto lontano dai grandi riflettori, tra club, piccoli festival e un passaparola sempre più insistente sulla forza della sua voce. È proprio in quell’humus di rock da palco, sudato e senza filtri, che si forgia una cantante nata in una famiglia di musicisti, abituata sin da bambina a vivere la musica come unica, naturale estensione della propria personalità.

La svolta arriva quando Danny Rexon dei Crazy Lixx la segnala a Frontiers: il debutto solista omonimo del 2021, costruito come un atto d’amore verso l’hard rock melodico anni ’80, la catapulta immediatamente nel radar degli appassionati, tra paragoni lusinghieri con Vixen, Pat Benatar e Lee Aaron. In un momento storico in cui il revival eighties sembra essersi trasformato più in estetica che in sostanza, Chez si impone come una delle poche interpreti in grado di restituire quella grammatica con naturalezza, senza posa né nostalgia di maniera, ma con la fame di chi in quell’immaginario è cresciuta per osmosi, pur essendo nata nei ’90.
Reckless” arriva dunque a cristallizzare questo percorso, segnando il punto in cui la cantante smette di essere la “scommessa” ben riuscita di un’etichetta specializzata per diventare un personaggio a sé stante nel piccolo pantheon del melodic rock contemporaneo. Un disco che, al di là del valore dei singoli brani, va letto come il tassello più recente di una storia coerente: quella di una ragazza gallese che ha trasformato un’adorazione adolescenziale per i classici AOR in un linguaggio personale, pronto ora a misurarsi definitivamente con la storia del genere che più ama.

Terzo capitolo della collaborazione con il mastermind dei Crazy Lixx, il nuovo album esce nuovamente per Frontiers e si inserisce nel solco tracciato dai primi due lavori, spingendo però ancora di più su produzione e scrittura. L’impianto è quello di un hard rock melodico fortemente debitore agli anni ’80, tra AOR patinato e glam radiofonico, ripulito però da un suono moderno e muscolare che evita la deriva caricaturale.
La tracklist scorre in blocco unico: dieci brani, tutti uptempo, per poco più di mezz’ora di durata, come un vecchio vinile pensato per essere girato a volume indecente. È una scelta radicale, quasi programmatica: niente intermezzi, niente power ballad di rito, solo adrenalina melodica dal primo all’ultimo minuto.

La title-track apre il disco con un riff immediato, batteria riverberata e tastiere scintillanti che catapultano direttamente nel 1986, tra videoclip notturni e neon al cromo. Il ritornello è di quelli che si stampano al primo ascolto e definisce subito il tono del disco: sfrontato, sexy, sbarazzino. Anni ottanta a “manetta”.
Personal Rock N’ Roll” flirta con il versante più glam, chitarre in primo piano e cori da arena pensati per essere cantati a squarciagola, pur senza essere il pezzo più originale del lotto. Più interessante “Night Of Passion”, che rallenta di un filo il passo e lavora sugli spazi: arrangiamento arioso, hook micidiale e un riuscito gioco nei cori, fino al doppio assolo tastiere/sax che omaggia certi B-movie romantici dell’epoca d’oro.
Nella parte centrale, “Strip Me Down” e “Tongue Of Love” mantengono alta la tensione erotico-rock del concept, tra doppi sensi espliciti e ritornelli ruffiani, mentre “Love Tornado” mette sul tavolo uno dei ritornelli più efficaci del disco, cucito addosso all’estensione della cantante. “Bad Girl”, pur sostenuta da una performance generosa della band, suona invece come il momento meno indispensabile: buona sulla carta, un po’ derivativa nell’economia di un album che vive di continui picchi adrenalinici.
Il finale rimette tutto in carreggiata: “Too Dangerous” potrebbe tranquillamente stare in una tracklist dei Danger Danger d’annata, tra cori smaltati e chitarre glitterate, mentre “Bodyrock” chiude il cerchio come manifesto AOR da autostrada, con un ritornello costruito per esplodere dal vivo.

Il punto fermo dell’album resta la voce di Chez Kane, sempre più a suo agio nel ruolo di diva rock dal timbro brillante e tagliente. Passa con disinvoltura dagli acuti più grintosi alle linee più melodiche, tenendo saldamente al centro dei brani una personalità vocale che evita l’anonimato e sa giocare con carisma e teatralità.
Danny Rexon, dal canto suo, continua a plasmare un songwriting che pesca a piene mani dall’immaginario vintage senza limitarvisi, limando al minimo le sbavature rispetto al passato. L’accoppiata con la produzione, corposa e stratificata, restituisce un suono enorme: chitarre spesse ma immediate, tastiere onnipresenti ma mai invadenti, sezione ritmica dal tiro costante e cori costruiti come muri sonori in pieno stile arena rock.
Se da un lato l’assenza totale di ballad e momenti di reale respiro può far rimpiangere un po’ di effetto “luci e ombre”, dall’altro è proprio questa coerenza furiosa a rendere “Reckless” un concentrato di energia quasi old school, di quelli da ascoltare tutto d’un fiato. È un disco che non punta alla rivoluzione, ma a portare al massimo regime un linguaggio che Chez e Rexon ormai maneggiano con sicurezza quasi disarmante.

Reckless” è quindi un lavoro istintivo ma lucidissimo, che fa dell’energia la propria parola d’ordine e consolida definitivamente la cantante gallese nell’elite del melodic rock contemporaneo. Qualche passaggio meno ispirato e una certa monotonia dinamica impediscono il salto definitivo verso lo status di classico istantaneo, ma la qualità media resta alta e i singoli centri al bersaglio non mancano.
Un album che conferma Chez Kane come una delle voci di punta della nuova ondata AOR targata Frontiers, ma soprattutto la vede compiere il passo decisivo da promessa del revival eighties a frontwoman pienamente consapevole dei propri mezzi. Un disco compatto, tirato dall’inizio alla fine, che punta tutto su energia, sensualità e impatto immediato, senza lasciar spazio a ballad o cali di tensione.

Per chi ama AOR e glam rock d’annata, il nuovo album di Chez Kane è uno di quei dischi che riportano in primo piano il gusto per il ritornello gigante, il chorus urlato a pugno alzato e una sana dose di spudorata autocelebrazione rock. In altre parole: nessuna pretesa di riscrivere la storia, ma una lezione di mestiere e passione che, se ascoltata al volume giusto, funziona eccome.

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