Torna il caro buon vecchio zio AliceCooper con un album nuovo di zecca, intitolato “Road”, a poco meno di due anni e mezzo da “Detroit Stories”, alla cui recensione rinvio per brevi e superflue note biografiche (chi è che non conosce il padre dello shock rock?).
Lo sguardo inconfondibile del rocker, dal pesante, imprescindibile trucco, incontra gli occhi di chi guarda la copertina di Road dallo specchietto retrovisore di una auto che percorre sul far della sera una highway.
Sono la strada e la avventurosa vita su di essa i protagonisti del concept album, il cui produttore è, non a caso, Bob Ezrin, vera autorità in materia (di concept).
Strada intesa non solo come infrastruttura di trasporto e luogo di esperienze, ma anche come esistenza condotta e quella di Alice è stata una vita perennemente on tour e integralmente consacrata al rock.
Alla scrittura dell’album hanno contribuito tutti i componenti della band che lo accompagna nelle esibizioni live, apportando una certa dose di freschezza al suo inconfondibile stile.
Costantemente fedele a se stesso e, al contempo, sempre diverso e nuovo, Alice Cooper mantiene ancora inalterata la capacità di divertire con la sua macabra ironia e di intrattenere con la sua inesauribile carica di energia, a dispetto dell’età anagrafica.
L’album si apre egregiamente con “I’m Alice” una presentazione del personaggio e della carriera, incentratata sugli spettacoli dal vivo, efficace sia nel testo che dal punto di vista musicale, che prende per mano l’ascoltatore e lo conduce con estrema naturalezza dai primi anni settanta ai nostri giorni. Bello lo stacco corale che conquista all’istante e si affianca al chorus altrettanto catchy.
Anche l’up tempo “Welcome to the show” fa la spola tra presente e passato ed è un gran bel viaggiare.
Con l’azzeccato utilizzo dei fiati “All over the world” ci ricorda l’inarrivabile capacità di Alice di muoversi, a completo agio, tra i più svariati stili musicali. Decisamente più tenebrosa rispetto al brano precedente ma allo stesso modo non convenzionale è “Dead don’t dance”, dal riff viscoso come olio di motore esausto.
Inizia come un frizzante e iperclassico brano di rock’n’roll “Go Away” che muta pelle lungo la via e si incattivisce sino a raggiungere una discreta carica sleaze. Grande solo.
“White Line Frankenstein” narra dei corposi aiuti a cui è costretto a ricorrere un trucker per mantenersi vigile dopo ore e ore di guida. Il brano che non ha un riff eccessivamente originale vede l’ospitata dell’onnipresente chitarrista statunitense Tom Morello che si produce in un assolo in cui il metallo pare essere sfregato con il metallo. Gustosissima è “Big Boots” che risulta, solo apparentemente, di una semplicità disarmante, ma che si rivela ad un ascolto più attento la equilibrata fusione di più influenze.
Strizzando l’occhio al southern rock “Rules Of The Road” dal chorus sbracato, al limite della stonatura, Alice ci conduce, senza sbagliare un colpo, al limite del trash con “The Big Goodbye” uno dei pezzi più potenti dell’intero set. Pari grinta ha “Road Rats Forever” che risulta una traccia di raffinatissima architettura.
Il “Sultano della sorpresa” non si smentisce e propone prima di lasciarsi andare al delirio e alla follia del lento “100 More Miles”, interpretato con bastante enfasi da far riaffiorare gli incubi di cui Alice ci ha in passato resi partecipi, una ballata, “Baby Please Don't Go”, delicata come un fragile fiore nato al margine dell’asfalto.
Chiude l’album una, tutto sommato, riuscita cover del brano “Magic bus” degli Who, appena appesantita da un assolo di batteria, che si conclude, quale ultimo omaggio alla magia della musica dal vivo e ad un suo grandissimo rappresentante con la doverosa ovazione del pubblico.
Roads è un platter che fa sperare che Alice Cooper, che c’è sempre stato, continuerà ad esserci per sempre, proprio come promesso nel brano di apertura.
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https://alicecooper.com/
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Il gruppo depressive black metal greco SORRY… si sta preparando a scatenare la disperazione esistenziale sulle masse con il suo prossimo album “Self Inflicted Razor Cutting”, in uscita tramite Tragedy Productions il 20 ottobre.
Con una produzione grezza, linee di chitarra malinconiche, urla di disperazione e grida di agonia, “Self Inflicted Razor Cutting” ha tutte le caratteristiche per diventare un classico album DSBM. L'album non contiene testi in senso tradizionale, poiché tutte le linee vocali sono state improvvisate in studio dal formidabile cantante Void. La mancanza di testi gioca a favore della band poiché alcune delle emozioni umane più fondamentali non possono essere espresse attraverso le parole. “Self Inflicted Razor Cutting” non è raccomandato ai deboli di cuore poiché l'album ricorda agli ascoltatori ricordi dolorosi del passato e il dolore che li attende nel futuro.
“Self Inflicted Razor Cutting” tracklist:
1. Self Inflicted Razor Cutting
2. Lying in a Pool of Blood
3. Complete Isolation
4. Days of Uselessness
5. Broken Promises
6. Never Reached Dreams (Hanging Garden Cover)
7. Window to Another Pointless Sunset
8. A Tortured Sight and The Final Breath
9. Path of Nothingness
SORRY... è una band depressive suicidal black metal (DSBM), formata da Dimitris e Deplorable nel 2019. Void si è unito alla band pochi giorni dopo e ancora oggi cercano di condividere la nostra tristezza, disperazione, miseria e tutti questi momenti infelici attraverso la loro musica.
Dimitris afferma riguardo la band:
"Siamo una protesta contro ogni forma di vita, espressa attraverso opere di dolore e isolamento".
SORRY... lineup:
Dimitris: Chitarre, Composizione
Void: Voci, Testi
Troll: Batteria, Composizione (brano #9)
Guests:
Victoria C.: Basso
Enki: Testiere (brano #8)
Depressor: Composizione (brano #4)
La musica è stata mixata a masterizzata da Dimitris. Le batterie sono state mixate e masterizzate da Daniel Collabolletta (Troll) presso i Down Below Studios a Cincinnati Ohio. L’artwork è opera di Saad.
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[post_content] => Gli olandesi Dool annunciano l'uscita del loro nuovo live album, "Visions of Summerland (Live at Arminius Church Rotterdam)", la cui pubblicazione è prevista per il prossimo 24 novembre su Prophecy Productions. Il disco è ora anticipato da un primo singolo, "Be Your Sins", disponibile sotto forma di visualizer video tramite il player posto qui di seguito.
L'opera è stata registrata durante lo speciale concerto che la band ha tenuto ad Arminiuskerk in occasione del solstizio d'inverno, lo scorso 23 dicembre 2022.
Pre-ordini già attivi a questo link: http://lnk.spkr.media/dool-live
La tracklist e la copertina:
[caption id="attachment_1132293" align="alignnone" width="600"] La copertina del nuovo live album dei Dool[/caption]
1. Intro
2. Wolf Moon
3. Be Your Sins
4. God Particle
5. In Her Darkest Hour
6. She Goat
7. Sulphur & Starlight
8. Summerland
9. A Glass Forest
10. Love Like Blood
11. Oweynagat
12. Dust & Shadow
I Dool sono:
Raven van Dorst – voce, chitarra
Nick Polak – chitarra
Omar Iskandr – chitarra
Micha Haring – batteria
JB van der Wal – basso
www.facebook.com/allthosewhowanderaredoolwww.instagram.com/allthosewhowanderaredool
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[post_content] => I Soen hanno recentemente pubblicato il loro nuovo album, “Memorial“, lo scorso venerdì, 1 settembre 2023, su Silver Lining Music. A pochi giorni dall'uscita ufficiale del disco, la band progressive metal svedese ha diffuso il videoclip del brano "Hollowed", che per l'occasione vanta la partecipazione straordinaria della cantante italiana Elisa.
In merito a questa collaborazione, il cantante Joel Ekelöf ha dichiarato: “’Hollowed’ è un brano che parla del distacco dal posto e dalle persone che hanno rappresentato la tua casa. Si tratta anche della prima volta in cui ci siamo affidati ad una collaborazione in uno dei nostri album ed il risultato è stato più che soddisfacente. Elisa è una cantante di talento ed ha davvero fatto sì che questa canzone raggiungesse quella intensità emotiva che meritava".
Il disco è disponibile nei formati CD Deluxe, LP 12″ nelle varianti nera e a colori, in formato digitale e in edizioni speciali D2C.
Pre-ordini a questo indirizzo web.
Guarda qui il video:
La tracklist e la copertina di "Memorial":
Ricordiamo, inoltre, che la band suonerà nel nostro paese il prossimo 30 settembre al Locomotiv di Bologna.
Tour europeo:
20.9 Odense (DK) – Posten
21.9 Copenhagen (DK) – Amager Bio
22.9 Berlin (DE) – Kesselhaus
23.9 Leipzig (DE) – Täubchemthal
26.9 Prague (CZ) – Palak Akropolis
27.9 Zurich (CH) – Komplex 457
28.9 Munich (DE) – Backstage Werk
29.9 Vienna (AT) – Simm City
30.9 Bologna (IT) – Locomotiv
3.10 Bilbao (ES) – Kafe Antzokia
4.10 Porto (PT) – Hard Club
5.10 Lisbon (PT) – Lisboa Ao Vivo
6.10 Madrid (ES) – La Paqui
7.10 Sevilla (ES) – Custom
8.10 Murcia (ES) – Garaje
10.10 Barcelona (ES) – Apolo
11.10 Lyon (FR) – Ninkasi Kao
12.10 Sint Niklaas (BE) – De Casino
14.10 Amsterdam (NL) – Melkweg
15.10 Paris (FR) – Elysee Montmartre
17.10 Frankfurt (DE) – Batschkapp
18.10 Strasbourg (FR) – La Laiterie
20.10 Cologne (DE) – Essigfabrik
22.10 Hamburg (DE) – Knust
I biglietti per gli spettacoli sono disponibili qui.
Altre date saranno annunciate presto.
I Soen sono:
Joel Ekelöf – Voce
Martin Lopez – Batteria
Lars Enok Åhlund – Tastiere e chitarra
Cody Ford – Chitarra
Oleksii “Zlatoyar” Kobel – Basso
Soen online:
www.facebook.com/SOENMusicwww.twitter.com/SOENmusicwww.instagram.com/SOENmusicwww.SOENmusic.com
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[post_content] => Gli Edge Of Forever pubblicheranno il loro nuovo album, "Ritual", il prossimo 13 ottobre su Frontiers Records Srl. Dal disco viene estratto ora il singolo "Where Are You?", di cui è disponibile il videoclip ufficiale visibile tramite il player sottostante.
Così come il precedente “Seminole“, anche “Ritual” sarà incentrato su di un concept dai risvolti simbolici con protagonista la cultura spirituale dei nativi americani.
Riguardo il disco e la band, il leader Alessandro del Vecchio ha dichiarato:
“Ritual” non è solo il nostro prossimo album, ma è il disco che rende gli Edge Of Forever una band molto più forte. Sono così grato che Aldo, Nik e Marco abbiano portato sul tavolo le loro canzoni, idee e personalità, rendendo questo album il nostro migliore e più personale. Parlando di quello che è successo nelle scuole residenziali e cercando di incanalare ogni minimo dolore, tristezza e terrore che i nativi americani hanno dovuto sopportare in quegli anni, come sempre ho cercato di portare un messaggio positivo in cui la resilienza e l’orgoglio si incontrano, incoraggiando tutti noi per essere il meglio che possiamo davvero essere, senza mai dimenticare le nostre radici, la cultura e, sicuramente, chi siamo veramente.
La tracklist e la copertina dell'album:
01. Where Are You?
02. Water Be My Path
03. Freeing My Will
04. The Last One
05. Love Is the Only Answer
06. Forever’s Unfolding
07. Ritual Pt. I
08. Ritual Pt. II Revert Destiny
09. Ritual Pt. III Taunting Souls
10. Ritual Pt. IV Baptized in Fire
11. Ritual Pt. V Ride the Wings of Hope
12. Ritual Pt. VI Cross My Eyes
13. Ritual Pt. VII Reconciliation
Lineup:
Alessandro Del Vecchio – Vocals, keyboards
Aldo Lonobile – Guitars
Nik Mazzucconi – Bass
Marco Di Salvia – Drums
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[post_content] => Century Media ha pubblicato il video ufficiale della nuova versione di 'Fix My Heart' dei Voivod, contenuta su "Morgöth Tales", album uscito a luglio per celebrare il 40esimo anno di attività.
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[post_content] => Chi è stata la prima e vera death metal band nel vasto universo musicale? A fornirci la risposta è proprio Jeff Becerra, il quale avrebbe risposto asserendo che i Possessed siano stati la prima band di questo movimento.
In una nuova intervista rilasciata ai microfoni di Jerry Kurunen di Rauta, il vocalist avrebbe affermato quanto segue:
"Al 100% sono stati i Possessed. Ho avuto il copyright nel 1983, i Possessed sono stati la primissima band death metal. Ciò non significa che abbiamo creato il genere musicale, significa solamente che siamo stati i primi ad etichettarci così. Sì, siamo stati i primi e, ad essere sincero, sono sorpreso che nessuno ci abbia pensato prima di oggi, è così ovvio. Devi capire che, con pochissime eccezioni - forse SLAYER,KREATOR, SODOM, DESTRUCTION, EXODUS - la maggior parte delle band thrash metal erano - con tutto il rispetto - una specie di elastici per capelli. "Dicevano: 'Oh, suoniamo così pesanti', ma non lo erano mai veramente. 'Siamo così malvagi.' E non c'era niente di sbagliato in questo, ma non è proprio questo che ci ha resi entusiasti.
Mi è capitato di incontrare Mike Torrao, l'ex chitarrista dei Possessed, in un momento cruciale della nostra vita, ci siamo detti, 'Fanculo il mondo. Fanculo tutto. E facciamo la musica più pesante e satanica del mondo.'. Da allora, il trash metal fu preso, così come il black, lo speed, il fottuto power metal. Perché non il death metal? Allora scrissi una canzone chiamata "Death Metal", questo è tutto. Riguardava più la musica e poi il titolo, ma il titolo sembrava prevalere sulla musica. Non lo so. Oggi la band ottiene molti più riconoscimenti, ma non siamo uno di quei gruppi famosi, siamo ancora underground. Sei davvero fortunato ad essere riconosciuto nel corso della tua vita."
[post_title] => Possessed: Jeff Becerra, "Siamo stati la primissima band death metal"
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[post_content] => Gli Shores Of Null hanno reso disponibile il videoclip ufficiale del brano "Darkness Won't Take Me", visibile ora in anteprima esclusiva sul sito No Clean Singing a questo indirizzo web.
Il singolo è contenuto nell'ultimo lavoro discografico della band doom metal romana, "The Loss Of Beauty", uscito a marzo per Spikerot Records.
La tracklist e la copertina dell'album:
1. Transitory
2. Destination Woe
3. The Last Flower
4. Darkness Won’t Take Me
5. Nothing Left To Burn
6. Old Scars
7. The First Son
8. A Nature In Disguise
9. My Darkest Years
10. Fading As One
11. A New Death Is Born
Bonus Tracks:
12. Underwater Oddity
13. Blazing Sunlight;
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La ROCK ON AGENCY annuncia una nuova band del proprio Roster! Si tratta dei TIR! Sono una band Heavy formatasi addirittura nel 1980. La band Romana si fa notare da subito grazie ad una consistente attività live, all’insegna di un energico heavy metal di influenza priestiana.
Gli anni si susseguono per la band tra cambi di Line Up e pause, ma l'attività della band non si ferma mai, intervallandosi sempre con nuovi lavori discografici, e Live.
Ora dopo l'ingresso di nuovi elementi stabili, la band è pronta a tornare più attiva ed energica che mai! Restate sintonizzati!!!!
TIR Line Up:
Enzo Sisma - Voce
Sergio Bonelli - Chitarra
Danilo Antonini - Chitarra
Dino Gubinelli - Basso
Gioele Sozzi - Batteria
Il concerto dei KARMA previsto il prossimo 10 Novembre al BLOOM DI MEZZAGO, occasione nella quale la band presenterà il nuovo attesissimo album "K3" ai fans, è ufficialmente SOLD-OUT.
Non saranno quindi disponibili ulteriori biglietti in cassa la sera dell’evento.
A breve verranno annunciate le prossime date del club tour promozionale di “K3”, ad oggi anticipato dai singoli “Neri Relitti”, “Corda di parole” e “Atlante”, così da assicurare a tutti i fans la possibilità di assistere dal vivo ad uno degli emozionanti live show che i Karma sapranno regalarci.
Un doveroso ringraziamento per questo straordinario ma non inatteso risultato va ai fans dei Karma per il supporto e l’affetto dimostrato.
KARMA online:
Spotify | Facebook | Instagram
Concerti: info@bam-booking.com
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[post_content] => Comunicato stampa:Art Of Melody Music & Burning Minds Music Group sono lieti di annunciare il raggiungimento di un nuovo accordo con il musicista AOR norvegese Satin, per la ristampa dei suoi due primi full-length album "Satin" e "It's About Time".
Nato alla fine degli anni Settanta, Tommy Nilsen è cresciuto con la musica di Elvis, dei Beatles e degli Smokie. Da bambino ha scoperto i KISS e i Bon Jovi, due artisti che influenzeranno pesantemente la sua futura carriera musicale. Ha iniziato a suonare la chitarra all'età di nove anni e si è esibito in un programma televisivo locale ad undici. Ha quindi fondato la band soft rock Pegasus con suo fratello Ronny e ha vinto un Grammy norvegese nel 2013. Dopo aver pubblicato "A Million To One - The KISS covers" con il monicker Satin, nel 2005 è apparso in "Gods Of Thunder - A Norwegian Tribute To KISS". Il suo album di debutto omonimo è stato pubblicato attraverso la sua etichetta Verum Music nell'aprile 2014, seguito da "It's About Time" nel 2017. Dopo aver diffuso online un nuovo singolo, "Going Your Way" nel novembre 2021, è stato contattato da Art Of Melody Music/Burning Minds Music Group: non aveva intenzione di realizzare un album ma quando dall'etichetta gli è stato detto che volevano lavorare insieme, ha risposto che poteva registrare dieci canzoni e mandargliele. Se il materiale gli fosse piaciuto, avrebbero potuto fare una proposta. Quelle 10 canzoni erano fantastiche e sono diventate il terzo album di Satin, "Appetition". Tommy ha scritto tutti i brani, suonato tutti gli strumenti e prodotto tutti e tre i suoi dischi, mostrando un talento che va ben oltre l'essere solo un bravo cantante.
"Dopo il successo di “Appetition”, abbiamo notato un grande interesse per i precedenti album di Satin - afferma il Label Manager Stefano Gottardi- così abbiamo iniziato a parlare con Tommy di una possibile ristampa. Nonostante siano relativamente recenti, e con già una riedizione giapponese alle spalle, i due dischi sono andati esauriti molto rapidamente e sono attualmente difficili da trovare ad un prezzo basso. Le nostre versioni includeranno tutte le tracce bonus giapponesi e i booklet dei CD conterranno le note di copertina introduttive scritte dal noto giornalista rock britannico Rob Evans (delle famose riviste Powerplay e Fireworks). Entrambe le ristampe saranno diffuse in una tiratura limitata di 500 copie, quindi se questi due dischi vi mancano assicuratevi di completare la vostra collezione ".
L'uscita di "Satin" e "It's About Time" è prevista per il 29 settembre 2023, tramite Art Of Melody Music/Burning Minds Music Group. I CD saranno distribuiti in tutto il mondo da Plastic Head.
Dopo una stagione di festival piena di soddisfazioni, la band death metal austriaca MASTIC SCUM ha pubblicato "Create And Destroy", un altro video tratto dall'ultima fatica "Icon". L'album, pieno di inni groove e tech/death, è uscito lo scorso autunno ed è disponibile nel formato CD così in vinile rosse nei negozi, tramite MDD Records e la band. Nelle prossime settimane la band suonerà in Austria, Germania e Repubblica Ceca. Qui sotto trovate l'elenco delle date!
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Live Report: Devangelic + Olkoth + Husqwarnah @ Slaughter Club, Paderno Dugnano 03/09/2023
a cura di Jennifer Carminati
Grave Sin Bookings & Death Over Rome Bookings sono lieti di presentarci la prima delle tre date italiane dei Devangelic, impegnati nel tour europeo di presentazione del nuovo Xul, uscito lo scorso aprile, iniziato niente popò di meno che il 26 agosto al Deathfeast Open Air in Germania, e che si concluderà il 14 settembre al Rome Carnage Extreme Fest, con una capatina il 10 al Centrale 66 di Modena. Insomma, le possibilità di vedere questa eccellenza nostrana ci sono qui da noi, non fateveli scappare se passano dalle vostre parti, che dal vivo vi posso assicurare, sono dei tritacarne umani pronti all’uso.
E quale miglior location quindi che lo Slaughter Club di Paderno Dugnano, divenuto uno dei miei punti di riferimento per eventi metal, estremo soprattutto, come piace più a me.
In questa sede i capitolini sono accompagnati dagli statunitensi Olkoth e dai brianzoli Husqwarnah, con i quali inizia il mio report della serata, che vedrà purtroppo una scarsissima affluenza di pubblico, nonostante l’ottima qualità della proposta, il fatto che sia una domenica di inizio settembre forse non ha invogliato particolarmente la gente a muoversi. E anche la concomitanza con altri eventi musicali e non solo, non ha certo aiutato., ma purtroppo il dono dell’ubiquità ancora non ci è dato; non so voi, ma io proverò a chiederlo a Babbo Natale quest’anno, vediamo un po' se sarò una brava bambina in questi mesi che ci separano per meritarlo…sperare è lecito no?!
Come spesso mi ritrovo a dire, peccato per chi non c’era, vi siete persi tre ore di ottimo death metal suonato con tutti i crismi e la qualità dei nostri gruppi non va sottovalutata, non mi stancherò mai di ripeterlo, il metal italiano va supportato, e i primi a doverlo fare siamo noi. La questione dell’affluenza ai live è sempre stata e sempre sarà un punto assai dolente, ma lungi da me addentrarmi in ulteriori polemiche e iniziamo quindi, che di carne al fuoco ce n’è.
Husqwarnah
L’esibizione dei brianzoli Husqwarnah inizia puntuale alle 20, e come ho già avuto modo di dire nelle altre occasioni in cui li ho visti e ne ho scritto, il loro genuino death metal, aggressivo e violento, è veramente ben fatto e mi piace assai. L’intenzione era quella di presentarci interamente il loro disco d’esordio Front Toward Enemy uscito del 2021, ma i vari problemi tecnici accorsi, tra cui il bucare la pelle della cassa dopo il primo pezzo, Melting Face e rompere una corda di chitarra poco dopo, non hanno permesso che ciò accadesse. Scaletta quindi ridotta per i nostri, che hanno comunque saputo tenere il palco egregiamente nonostante gli inghippi e ci hanno sbattuto in faccia pezzi, veloci e cattivi, come Reincarnation Of Sin e Death Proof, che fan ben capire di che pasta son fatti. Nelle atmosfere claustrofobicamente doom di Screams From The Cellar è il growl lancinante e suggestivo di Maurizio Caverzan a farla da padrona, supportato egregiamente da Riccardo Rjillo dietro le pelli, Lorenzo Corno al basso e i due chitarristi JP Lisi e Alessio Capatti a tirare le fila di questo loro death metal che in sede live viene riproposto in maniera assai efficace. Gl Husqwarnah in questi 40 minuti a loro disposizione han dato luogo, ancora una volta, a un’esibizione potente, che colpisce duro chi ha di fronte, non lasciandolo certo indifferente, ed è per questo che con mia gioia vedo accorrere un po' degli astanti al loro banco del merchandise, dove si può trovare il full lenght disponibile anche su musicassetta, colorata per di più, e quando vi ricapita un’occasione del genere?!
Non mi resta quindi che attendere il vostro nuovo materiale ragazzi, spero quanto prima, e come si diceva in una nota pubblicità un po' datata, “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”, e la occuperò riascoltando quello che c’è e seguendovi live ogni qualvolta mi è possibile, e sarà sempre un rinnovato piacere istantaneo.
Lineup
Maurizio Caverzan – voce
Lorenzo Corno – basso
JP Lisi – chitarra
Alessio Capatti – chitarra
Riccardo Rjillo – batteria
Setlist
Melting Face
Reincarnation of Sin
Death Proof
Screams from the Cellar
Vigo
Infernal Loop
Nell’attesa attuale della prossima raffica di pugni in faccia da parte dell’unica band straniera di oggi, esco a farmi una birra in compagnia, che non fa mai male.
Olkoth
Dopo gli Husqwarnah, che, come detto, avevo già avuto il piacere di vedere in sede live, con le due band che saliranno ora sul palco sarà per me invece una prima volta, carica di aspettative come giusto che sia. Iniziamo con gli americani Olkoth, artefici di un furioso death metal, che on stage risulta essere ancora più incisivo e violento rispetto a quando l’ho ascoltato in cuffia negli scorsi giorni; non conoscendoli, ho dovuto documentarmi a riguardo, ma ho fatto presto a recuperare, avendo loro un solo full-lenght all’attivo, At the Eye of Chaos, uscito a maggio di quest’anno, della durata di poco più di mezz’ora, come il loro concerto di questa sera, dove ce lo proporranno quasi interamente. Già dal trittico iniziale Alhazred, Lords Of The Kali Yuga e The Resurrectionist, appare subito evidente la grande tecnica e precisione con cui questi quattro macigni umani (tre in pianta stabile nella formazione e batterista turnista) ci sbattono in faccia ad una velocità folle la loro aggressività unita a violenza, tradotta in musica, a mio parere, incredibilmente impattante, già ad un primo ascolto, come credo fosse per molti dei presenti qui questa sera allo Slaughter. Gli Olkoth incorporano nei loro pezzi molti cambi di tempo dissonanti per certi aspetti ma che tengono alta l’attenzione di chi sta sotto il palco, e il pensiero, “questa l’ho già sentita”, non ti passa neanche per l’anticamera del cervello con loro, anche se non fanno certo nulla di particolarmente innovativo, e i paragoni con altre band più note si sprecano, hanno questa capacità di tenerti li ad ascoltarli. To Eat Of The Lotus è l’esempio di quanto vi ho appena detto, essendo leggermente meno tirata e veloce, ma con atmosfere intricate come le loro partiture, e non bisogna essere del mestiere per capire che Zach Jeter alla chitarra e voce, Hunter Ross alla chitarra, Alex Rush al basso e Alex Lancia dietro le pelli, son tutti musicisti con i controcoglioni. La conclusiva At the Eye of Chaos è una vera e propria dichiarazione di intenti, viscerale e inesorabilmente abrasiva, come la sensazione che ha dominato l’aria fino alla fine di questi 30 minuti pervasi dai loro tiratissimi riff tritacarne.
Gli Olkoth hanno messo in scena uno show impressionante, assolutamente convincente, senza troppe pretese e che, come detto, non spicca certo per originalità della proposta, ma che risulta essere coerente con la loro chiara intenzione di annichilirci con furiosi assalti death-black metal senza tregua alcuna.
Obiettivo raggiunto per gli Olkoth e aspettativa numero 1 ampiamente soddisfatta per la sottoscritta.
Vado a riprendere un po' di fiato fuori dal locale ed è un piacere scambiare pareri concordi sulla band appena scesa dal palco, e che dire, attendiamo ora con fiducia gli headliner della serata.
Lineup
Zach Jeter – chitarra, voce
Hunter Ross – chitarra
Alex Rush – basso, voce
Alex Lancia – batterista
Setlist
Alhazred
Lords of the Kali Yuga
The Resurrectionist
To Eat of the Lotus
Incendiary Prayer
At the Eye of Chaos
Devangelic
La temperatura si è fatta davvero incandescente tra le mura dello Slaughter quando alle 22 i Devangelic, guidati dal fondatore e chitarrista Mario Di Giambattista salgono sul palco, purtroppo sempre di fronte ad un pubblico troppo scarno, ma dove eravate tutti dico io?! Vabbè, torniamo a noi. I capitolini sono una band classicamente, passatemi il termine, brutal death metal, divenuta oramai una realtà tricolore consolidata e con una forte credibilità anche all’estero, come dimostrano i numerosi concerti oltralpe che vedono affluire ben più pubblico di quello di questa sera, come è giusto che sia per professionisti del loro calibro. Forti dell’album di recente uscita Xul, "male" o "dio malvagio" nella lingua sumera, tematiche a cui i nostri sono indissolubilmente legati, lo hanno giustamente riproposto quasi integralmente, iniziando con i quasi 5 minuti della bellissima Sirius,Draconis,Capricornus, una delle mie preferite. Dopo l’opener, spietatamente d’impatto, in questi 45 minuti siamo stati assaliti da ben altre otto tecnicissime malevoli mazzate, death metal brutale, impregnato di gore e blasfemia, che si muove attraverso improvvisi cambi di tempo, sfuriate abrasive e qualche piccolo break, che ti illude solo momentaneamente di poter riprendere fiato. Ed è circa a metà scaletta l’unico momento in cui i ritmi rallentano un attimo, durante la strumentale Hymn of Savage Cannibalism, pezzo dalle sfumature arpeggianti ed orientali, che forse su disco rende molto più che in sede live. Il loro brutal death metal è davvero tale, estremo ed oltraggioso, con testi perlopiù antireligiosi, insomma, pura violenza fatta musica, che deve piacere certo, e bisogna essere ben predisposti per poterne godere appieno. Cosa che ho certamente fatto io, nel mio piccolo, non essendomi persa un secondo della loro esecuzione con orecchie ben aperte e occhi puntati sul palco. I Devangelic, con la propria carica di sonore mazzate ben piazzate, sono andati ben oltre quello che mi sarei aspettata; e dico questo, non solo per merito dei suoni compatti e massici a cui hanno dato luogo ma anche, o forse soprattutto per la loro presenza scenica, tipica di chi il death metal lo mastica (e rigurgita) da tempo: il buon Mario alla chitarra, preciso come un metronomo che non sbaglia un colpo e suona la sua chitarra ad une velocità imbarazzante facendolo sembrare un gioco da ragazzi…come fai non lo so, dopo, mentre ci beviamo una birra me lo spieghi eh. Marco Coghe, è altrettanto micidiale per precisione e impatto, con il suo drumming senza tregua, che non lascia il tempo di respirare, cosa che non so come faccia in effetti a fare Paolo Chiti alla voce, con il suo spesso intellegibile growling, gutturale e cavernoso, si è dimostrato roccioso e davvero potentissimo anche negli occasionali scream, mantenendo un costante headbanging spacca-collo, veramente da encomio; e che dire, del basso di Alessio Pacifici, una belva umana pure lui, quando esegue certi velocissimi passaggi che io fatico a seguire con lo sguardo. Nella loro scaletta c’è spazio anche per un salto nel passato con le massacranti Disfigured Embodiment dal primo album Resurrection Denied del 2014 ed Embalmed In Visceral Fluids da Ersetu del 2020, dove era già palese la loro genuina qualità, brutale e senza compromessi sin dagli esordi. Chiude la loro esibizione, l’implacabile Shadows Of The Iniquitous, che si rivela essere un ultimo pugno nello stomaco, davvero ben assestato.
I Devangelic sono stati padroni del palco in maniera impeccabile e con la loro intransigenza musicale non hanno assolutamente nulla da invidiare alle band di brutal death metal internazionali, anzi.
Aspettativa numero 2, dunque, ampiamente soddisfatta, e come tutte le prime volte che si rispettino, vi garantisco non la scorderò mai, o almeno, fino alla prossima occasione.
Lineup
Paolo Chiti – voce
Mario Di Giambattista – chitarra
Alessio Pacifici – basso
Marco Coghe – batteria
Setlist
Intro/Sirius,Draconis,Capricornus
Which Shall Be The Darkness Of The Heretic
Eyes Of Abzu da Ersetu 2020
Scribes Of Xul
Hymn Of Savage Cannibalism (strumentale)
Udug-Hul Incantation
Embalmed In Visceral Fluids
Disfigured Embodiment
Shadows Of The Iniquitous
E si conclude qui una serata in cui ho respirato continuamente passione per un genere che è tutt'altro che morto. Voi che state leggendo, se già non lo fate, supportate il metal, italiano soprattutto, andando a questo tipo di concerti, fatti con il cuore e la voglia di esserci sul palco a far sentire la propria musica; farete del bene ai nostri gruppi in primis, e vi fate del bene, date retta alla sottoscritta, che dopo serate come quella di oggi torna sempre a casa contenta e soddisfatta, e chissenefrega se domani è un’altra volta lunedì e la sveglia suonerà presto.
La mia personale battaglia a supporto del metal tricolore, in tutte le sue sfumature, continua…
Al prossimo macello sonoro, e non dovrete attendere molto, vi aspetto alla prima serata del Bloodfeast sabato 9 settembre al km298 di Lodi, piccolo festival underground con band nostrane di grande valore.
Ci si vede lì, ci conto.
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[post_content] => Con un nuovo post social, i Frozen Crown hanno annunciato l'ingresso in line-up della nuova chitarrista Alessia Lanzone, che andrà ad affiancare Federico Mondelli e Fabiola "Sheena" Bellomo.
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[post_content] => Abbath ha annunciato le date del suo Dread Reaver Europe 2024 tour, che lo vedrà headliner in Europa a partire da giugno 2024 e farà tappa in Italia il 7 gennaio allo Slaughter Club di Paderno Dugnano (MI). Special Guest per tutte le date saranno Toxic Holocaust ed Hellripper. Di seguito tutte le info.
Norwegian metal titans ABBATH are announcing the Dread Reaver Europe 2024 tour! This massive journey will kick off strong with a festival Meh suff! in Swiss on the 6th of January 2024, and will continue its path down 14 different countries, hitting 31 different stages and will end at Nordic Metal Cruise in Finland on the 10th of February, 2024. A full list of confirmed shows can be found below.
Special guests on the grandiose tour will be TOXIC HOLOCAUST and HELLRIPPER for all the shows!
ABBATH headline:
01/06/2024 CH Hüttikon Meh Suff! Winter-Festival
01/07/2024 IT Milan Slaughter Club
01/09/2024 ES Barcelona Sala Salamandra
01/10/2024 ES Madrid Mon Live
01/11/2024 ES Murcia Garaje Beat Club
01/12/2024 ES Sevilla Fanatic
1/13/2024 PT Lisbon RCA Club
1/14/2024 PT Porto Hard Club
1/16/2024 ES Bilbao Santana 27
1/17/2024 FR Montpellier Victoire 2
1/18/2024 FR Lyon La Rayonne
1/19/2024 FR Paris Trabendo
1/20/2024 DE Heidelberg Halle02
1/21/2024 NL Uden De Pul
1/23/2024 DE Dortmund Junkyard
1/24/2024 BE Sint-Niklaas De Casino
1/25/2024 NL Utrecht TivoliVredenburg
1/26/2024 NL Drachten Iduna
1/27/2024 DE Hamburg Kultur Palast
1/28/2024 DE Berlin Astra
1/30/2024 PL Gdansk Drizzly Grizzly
1/31/2024 PL Warsaw Proxima
02/01/2024 PL Krakow Kamienna 12
02/02/2024 DE Leipzig Hellraiser
02/03/2024 CZ Prague Palac Akropolis
02/04/2024 HU Budapest Barba Negra
02/05/2024 AT Vienna Szene
02/06/2024 DE Munich Backstage Halle
02/08/2024 DK Copenhagen Pumpehuset
02/09/2024 SE Gothenburg Trädgårn
02/10/2024 FI Metal Cruise Nordic Metal Cruise
ABBATH will be playing in support of their album 'Dread Reaver' which was released on March 25, 2022 and can be listened to in full HERE. The album is still available in the Season of Mist shop HERE.
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[post_content] => La frontwoman degli Arch Enemy e attivista per i diritti degli animali, Alissa White-Gluz, ha tenuto il discorso di apertura alla Marcia per la Liberazione degli Animali a New York City, sabato 2 settembre.
La Marcia per la Liberazione degli Animaliè stata progettata per unire la comunità vegana, educare, diffondere il messaggio vegano, ispirare, celebrare le vittorie, attivarsi per gli animali oppressi e, soprattutto, accelerare la liberazione animale.
Poco tempo dopo l'evento, Alissa ha utilizzato i suoi social media per condividere alcune foto, includendo il seguente messaggio:
Giornata estremamente stimolante e potente. La leggenda James Cromwell [attore e attivista per i diritti degli animali ndr] ha parlato in modo così eloquente che mi ha portato alle lacrime. Il mio video musicale per 'A Song To Save Us All' è stato riprodotto su enormi pareti led di fronte allo storico edificio Flatiron a New York, di fronte al Madison Square Park. Ho pronunciato il discorso di apertura. Oggi abbiamo fatto un ottimo lavoro. Altre foto e video in arrivo!
Alla fine di giugno, durante il festival Tuska di quest'anno a Helsinki, in Finlandia, Kiki del podcast "Bleeding Metal" ha chiesto ad Alissa se il suo attivismo fosse parte della sua identità. Alissa ha risposto:
Sì, assolutamente. Voglio dire, sono un'attivista prima ancora di essere una musicista. Questo è davvero ciò che mi spinge avanti ogni singolo giorno, sperare che in qualche modo la mia esistenza su questo pianeta possa renderlo un po' più bello, migliore per tutti gli altri che esistono attualmente sul pianeta e che esisteranno in futuro. E questo riguarda innanzitutto i diritti degli animali.
Quando le è stato chiesto se lo avrebbe descritto come il suo scopo nella vita, Alissa ha risposto:
Non so se le persone abbiano uno scopo nella vita. Penso che sia bello pensare che tutti lo abbiamo. Non lo so davvero. Penso che lo scopo di qualcuno nella vita possa essere semplicemente quello a cui si attacca, insomma, qualunque cosa lo spinga ad andare avanti. Non deve essere una cosa grandiosa. Ma con questa definizione, allora sì, direi che è il mio scopo.
Per quanto riguarda ciò che comporta il suo attivismo, Alissa ha detto:
Non lo considero un lavoro. Nel profondo, amo gli animali. Penso che sia sorprendente che condividiamo questo pianeta con così tante, diverse, innumerevoli specie nel cielo, nell'acqua, sulla terra, queste creature straordinarie. Sembrano diverse da noi. Hanno abilità diverse dalle nostre. Voglio dire, un pesce può vivere sott'acqua; noi annegheremmo. Capisci cosa intendo? Tipo, anche cose semplici come questa. Un uccello vola e basta. Salta giù da un edificio e poi vola. Nutriamo ancora questo timore reverenziale infantile nei confronti degli animali che possono fare questo. E penso che sia così triste che abbiamo costruito un'industria a cui non interessa questo e in realtà si preoccupa solo di trarre profitto dallo sfruttamento degli animali. E quindi, per quanto possibile, mi piace semplicemente mostrare alla gente che non sei obbligato a prendere parte a tutto ciò. Puoi comunque avere tutte le cose che vuoi nella vita, tutto ciò che ti piace: il tuo cibo, il tuo trucco, qualunque cosa. Puoi avere tutte quelle cose senza coinvolgere affatto gli animali. E ora, a dire il vero, sono sempre più coinvolta nell'ambito tecnologico quando si tratta di questo perché ci sono alcune innovazioni davvero interessanti in atto quando si tratta del futuro del cibo e anche della riduzione dei test sugli animali.
L'anno scorso, durante una sessione di domande e risposte al Wacken Open Air, ad Alissa è stato chiesto se fosse difficile per lei mantenere il suo stile di vita mentre era in tournée. Lei ha risposto:
È semplicissimo in realtà, perché faccio ancora festa; semplicemente non mi ubriaco quando lo faccio. Ma se altre persone vogliono farlo, è una loro scelta, dipende da loro. Per quanto riguarda il fumare, mi piacerebbe stare lontano perché non voglio inspirarlo. Ma, per il resto, è davvero, davvero facile, in realtà. Non è nemmeno qualcosa a cui penso. Nel nostro tour bus, nella nostra band e crew, non sono l'unica sobria e non sono nemmeno l'unica vegana, quindi sono circondata da un sacco di tipi diversi di persone e andiamo tutti molto d'accordo.
In passato, la cantante aveva spiegato perché essere vegano è decisamente metal, raccontando alla pagina Facebook di Mercy For Animals:
Dunque, sono vegana da oltre 20 anni ormai. Ero vegana prima ancora di iniziare a fare musica. Non ho mai mangiato carne in vita mia. Sono cresciuta in una famiglia completamente vegetariana, quindi diventare vegana era proprio il logico passo successivo. E quando ho iniziato a fare musica, non c'era niente di cui volessi parlare più dei diritti degli animali. Usavo questa forma di musica pesante e appassionata per trasmettere il messaggio che volevo. Quando urlo nella mia band, mi sento come se stessi urlando per chi non ha voce. E non riesco a immaginare di farlo così forte se non avessi niente da dire.
Ha poi aggiunto:
Essere donna, essere vegana e anche essere straight edge [stile di vita che prevede l'astinenza dal consumo di tabacco, alcool, droghe e, talvolta, anche la pratica del vegetarianismo o del veganismo ndr] nel mondo del metal è solo una combinazione di obiettivi che rendono davvero facile per me essere presa in giro. Ma quelle sono cose che fanno così tanto parte di ciò che sono, che non potrei cambiarle anche se lo volessi. Non cambierei per nessuno. Secondo me, il metal è tutta una questione di ribellione: si tratta di tracciare la propria strada, pensare contro ciò che tutti cercano di farti pensare. Il veganismo è la forma definitiva di ribellione perché sei stato condizionato ad accettare, nelle tue attività quotidiane, come mangiare, cosa indossare o cosa scegliere di comprare. Tutti dicono che devi sfruttare altri esseri viventi per quelle cose, ma non è così. Quindi, prendere posizione contro questo è ciò che è il veganismo. E questo è davvero metal.
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[post_content] => Intervista a Eric Clayton dei Saviour Machine da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). In fondo alla pagina è possibile ascoltare la stessa in versione audio con sottotitoli.Non so in quanti si ricordino dei Saviour Machine, qui in Italia. Io me li ricordo, ricordo le recensioni entusiastiche di Sandro Buti su Flash e reputo il loro album di debutto una vera e propria pietra miliare: un'originalissima formula sincretistica che nulla lasciava al caso, fondendo senza paura progressive metal e suggestioni dark-wave per sonorizzare temi apocalittici e spettacoli davvero teatrali. Dopo un secondo album egualmente efficace ma meno facile da assimilare, i Saviour Machine hanno intrapreso un pericoloso percorso in salita con la controversa trilogia denominata Legend, per poi far perdere le loro tracce. La mente dietro questo progetto, Eric Clayton, non rilascia molte interviste e dunque siamo onoratissimi di poter condividere il pensiero di questo poliedrico artista con i lettori di TrueMetal! Buona lettura!Dunque, caro Eric. Come vanno le cose da quelle parti e come mai la decisione di trasferirti in Germania? Che differenze trovi tra gli Stati Uniti e l'Europa in termini di vita quotidiana?Sì, prima di tutto la ragione per la quale sono qui è che mi sono innamorato di una donna tedesca: mi sono trasferito e ci siamo sposati tre anni fa. Stiamo cercando di farci una vita qui, la ragione per cui siamo qui è la sua famiglia... Ci sono varie ragioni per le quali sono qui ma l'amore è la prima e più importante motivazione. Ho anche avuto l'opportunità di tornare ad esibirmi e sono pure tornato in studio, infine, a registrare materiale e via dicendo. Il mio pubblico musicale qui è sempre stato più tangibile, per me è sempre stato più facile in Europa: dato il mio isolamento negli Stati Uniti anche in ambito musicale, mi è sembrato giusto venire qui e vedere se riuscivo a riconnettermi all'ambiente. Quando sei innamorato fai ogni pazzia immaginabile, giusto? Trasferirmi in Europa è stata un po' una cosa folle, potete definirmi un espatriato ma sono ancora un americano e un giorno mia moglie ed io troveremo il modo di tornare a vivere negli Stati Uniti. Ma al momento, per una qualche ragione, dobbiamo stare qui!Dunque ti sembra più facile, da queste parti, lavorare con la musica?Sai, la penso così. Non saprei, sento che qui sono più connesso a quello che immagino sia rimasto della scena, la scena metal, goth, wave, prog... Ogni scena alla quale mi sono sempre relazionato, qui mi ci sento più legato: sai, gli Stati Uniti sono disconnessi dalla scena metal e via dicendo da molto tempo! Difficile trovare una scena là, è un posto grande, qui è un po' più facile (ride)!Cosa ci dici del responso da parte di fan e stampa per A Thousand Scars? Hai in progetto una ristampa su cd o vinile?Prima di tutto grazie per avermelo chiesto! Sì, ho fatto uscire copie fisiche, abbiamo realizzato una prima stampa nel 2020 quando è uscito: qualche centinaio di copie in cd e in vinile che sono andate esaurite. Dopo qualche grosso ritardo per i vinili – sono sicuro che sai dei ritardi globali dell'industria della stampa di vinili – abbiamo cercato di fare una seconda stampa limitata di A Thousand Scars che è uscita lo scorso settembre (2022). Ci sono voluti quasi due anni di caos tra fabbriche di dischi, compagnie di produzione e ritardi... La questione vinile è il vero problema! Dunque sì, forse ci sarà la possibilità di una terza edizione speciale un giorno e decisamente altri cd. Al momento sono più focalizzato su altri progetti, comunque credo di avere ancora cinque o sei copie di A Thousand Scars, non lo sto pubblicizzando ma se la gente si connette al mio sito può prendere una copia. Si tratta della seconda edizione, quasi sold-out ma ce ne sono cinque o sei qui in Europa e una dozzina negli Stati Uniti: se qualcuno in ascolto, il sito è www.eric-clayton.com
https://youtu.be/-B0f4Jv1hoE?si=4lfieSBAkxhuagcr
Stessa domanda per Bowie: Decade. I fan saranno in grado di acquistare una nuova edizione di questo disco, nel futuro?Lo spero, sicuramente... Naturalmente è disponibile come streaming e download ma le copie fisiche sono rare di questi tempi! Mi piacerebbe stamparne qualche migliaio di copie, era stato stampato in qualche centinaio di copie a casa, in modo indipendente. Non ho nemmeno un management, dunque... Da quando sono tornato a fare musica sono ancora più indipendente che negli anni Novanta: di base si tratta di me e qualche amico, senza promuovere in modo aggressivo. Sapete che non rilascio molte interviste ma spero comunque che ci sia una richiesta per la ristampa di A Thousand Scars, esistono al mondo meno di mille copie e sarebbe bello ce ne fossero altre!Cosa stai pianificando di questi tempi, sia in termini di studio che di esibizioni live?Beh, immediatamente mi metterò in viaggio per l'Olanda per registrare parti vocali con Marcel Coenen... Spero di aver pronunciato bene il suo nome, l'olandese è una lingua molto insidiosa, ancor più del tedesco (ride)! Marcel mi ha contattato circa sei o sette settimane fa per una collaborazione: ho lavorato con lui su The Theater Equation degli Ayreon nel 2015 ed è stata la porta che mi ha aperto nuovamente la possibilità di ritornare a fare musica. Marcel ed io siamo rimasti in contatto sporadico su Facebook, giusto per gli auguri di buon compleanno o di buon Natale... Ma di recente mi ha inviato un brano molto bello di sei minuti, chiedendomi se fossi interessato a scrivere una linea vocale e un testo oltre che a registrare la parte: è la prima volta che faccio una cosa simile da un po' di tempo, si tratta di registrare e collaborare con un brillante chitarrista. Penso sia una canzone molto bella e credo di poter annunciare il titolo, Of Broken Hands. A parte ciò, dal punto di vista delle registrazioni non ho nulla di pianificato, scrivo musica di tanto in tanto ma non mi sono mai seduto con l'intenzione di scrivere un pezzo musicale o un concept o cose simili. Ho avuto momenti di ispirazione durante l'ultimo anno, nei quali mi sono seduto al piano per scrivere trenta secondi di musica o una progressione di accordi, oppure una linea vocale, talvolta la parte ritmica, talvolta una linea di basso. Ho avuto la musica dentro ma sto scrivendo in modo passivo, giusto quando arriva... Credo che se dovessi sedermi ad ascoltare quanto ho raccolto sinora, potrei avere in mano materiale sufficiente per un album alle prime fasi. Non ne sono sicuro ma quello che posso dire è non mi sto focalizzando interamente sulla musica, sono diviso tra varie cose tra cui il progetto di un documentario: ne possiamo parlare anche dopo ma è quello che sta prendendo il grosso del mio tempo. Sono passate tre decadi dall'uscita del vostro primo album. Cosa ricordi dei tempi relativi ai primi due album dei Saviour Machine? Sia in termini positivi che negativi, sul vivere facendo musica nei primi anni Novanta, un'era molto diversa!Assolutamente. È una domanda molto attinente rispetto a quanto sto facendo ora perché sto lavorando a questo documentario... Non ho mai affermato di essere un regista, forse un regista frustrato (ride): ecco perché, forse, la mia musica suona come quella di un tizio che vuole fare film! Mio fratello Jeff (Clayton, chitarrista dei Saviour Machine), io e Dean Forsyth (bassista dei Saviour Machine) stiamo lavorando a stretto contatto. Tutti e tre stiamo partecipando a questo progetto di documentario relativo a quello che abbiamo vissuto come Saviour Machine in modo particolare nel 1993, trent'anni fa. Il nostro primo album è uscito in una serie di negozi di dischi e librerie cristiane, librerie che oltre ai libri vendevano anche musica christian rock, quella degli inizi soprattutto. Il nostro primo album è inizialmente uscito con un'etichetta cristiana della California del sud, la Intense Records / Frontline Records, chiunque possieda una copia del 1993 può vedere il logo della Frontline. Ciò è connesso a quello a cui stiamo lavorando, la storia dei Saviour Machine e della musica cristiana statunitense: ci fu un incontro piuttosto violento nel 1993, penso possa essere definito così. È una storia lunga e in un'intervista posso solo grattare la superficie, ecco perché devo decisamente fare un film: è quasi incomprensibile e folle cercare di comunicare cosa successe in un arco di undici mesi, tra gennaio e novembre del 1993. Da quando abbiamo firmato con l'etichetta all'entrata in studio e la pubblicazione del disco in un mercato che era impreparato per noi, che eravamo molto impreparati per esso! Si è trattato di una ricetta per il caos e il disastro ed ecco cosa successe: alla fine dell'anno – oddio – una volta uscito il disco ho passato i successivi cinque o sei mesi, di base il resto dell'anno, al telefono coi rivenditori e i negozi che lamentavano che mamme e papà erano scandalizzati per il trucco, per gli orecchini, che chiedevano cosa diavolo fosse quella cosa sulla testa, che non poteva trattarsi di una band cristiana dato che ci truccavamo e vestivamo di nero, non si può essere una band cristiana con testi del genere e via dicendo. Forse era un po' troppo artistico come progetto per i tempi: quando fai cose un poco bizzarre o inusuali oppure troppo all'avanguardia spesso finisci per scontrarti. Noi come gruppo e come uomini molto giovani eravamo impreparati per la follia di quell'anno, quanto successe fu l'ispirazione per gli argomenti di ciò che divenne Saviour Machine II. Mi hai chiesto dei primi due album e ti rispondo interrompendo questa lunga frase, questo lungo mio soliloquio (ride): quello che è successo nel 1993, il cercare di buttar fuori un disco – il primo – e supportarlo nell'industria discografica cristiana, è direttamente responsabile per Saviour Machine II, registrato nella primavera del 1994. Una volta uscito Saviour Machine ho passato il resto dell'anno a rispondere ad agenti, rivenditori, a cercare di calmare qualche vecchietta scandalizzata da quello che mi mettevo in testa, a genitori incazzati perché i figli avevano iniziato a mettere l'eyeliner (ride)! Quando non ero impegnato in quel senso, Jeff, Dean, io e Nathan (Van Hala, tastierista), che era appena entrato nei Saviour Machine, potevamo iniziare a scrivere musica per Saviour Machine II: un anno folle che finì per creare la narrativa di quel bel disco che uscì l'anno successivo.E il passo successivo, la trilogia Legend? Come l'avete concepita e pensi di tornare a lavorarci?Per la faccenda Legend hai fatto un bel salto in avanti! Se parliamo dei primi due dischi e poi si passa a Legend c'è un bel salto perché nel frattempo sono successe molte cose, tra le quali Live In Deutschland del 1995. Non abbiamo iniziato a scrivere Legend prima del tardo 1995... Sì, tutta la questione Legend è una storia diversa e con il dovuto rispetto per te, i tuoi ascoltatori e lettori preferirei non parlare della trilogia Legend: è una di quelle cose, di quegli argomenti che mi toccano ancora troppo ed è meglio per me non parlarne, amico! Ma possiamo parlare di qualsiasi altra cosa, in quel caso sono un libro aperto!Qual è lo stato attuale dei Saviour Machine?Beh, questa è una bella e legittima domanda! Inattivi (ride)? Assolutamente inattivi! Dean, Jeff ed io siamo rimasti in contatto più frequentemente in quest'ultimo anno: parliamo di alcune cose, passiamo più tempo insieme, in questo periodo siamo nostalgici. Siamo tutti ultracinquantenni: io 56, Dean 54, mio fratello 52... Quell'età in cui dici «wow»! Quanto successo, collettivamente, anche se non ne abbiamo discusso... Beh, penso che trent'anni se ne siano andati e per essere completamente umili ed onesti a riguardo, il fatto che tu ed io stiamo parlando di un disco di trent'anni fa sia qualcosa di eccezionale! È quello a cui pensi come giovane artista, pensare che qualcuno considererà il tuo disco dopo dieci o venti o trent'anni: è il sogno proibito di ogni ragazzino che fa cose simili, anche a questo livello limitato... Voglio dire, Saviour Machine non ha mai conosciuto il successo commerciale, il momento in cui siamo stati più famosi sono stati i tardi anni Novanta. Abbiamo venduto qualcosa, sì, però è stata una breve finestra temporale prima che il mondo della musica cambiasse in modo così rapido! Sì, riguardando indietro e considerando il fatto che Saviour Machine sia un disco amato da così tante persone, accanto ad altri album classici, è davvero un onore! È sorprendente che tu ed io, che ancora non ci siamo incontrati faccia a faccia, lo faremo un giorno ma potrebbe anche non accadere mai, stiamo parlando di qualcosa a cui ho dato inizio con mio fratello e un caro amico in un garage di Grand Terrace in California nel 1988: ciò ha dato vita ad un disco, poi ad un altro e poi a “qualcosa”, una band, un progetto che ha lasciato il segno in una decade durante la quale molto è successo. Ti dico che Dean, Jeff ed io siamo in una fase un po' nostalgica, normalmente non sono una persona nostalgica e tendo a vivere il presente cercando di vivere qui ed ora, ma la nostalgia è una di quelle cose che può raggiungerti, specialmente quando invecchi. È quello che proviamo Dean, Jeff ed io e se mi chiedi qual è lo stato dei Saviour Machine... C'è una sorta di battito cardiaco, c'è una sorta di “qualcosa che succede”, sono felice che Dean, Jeff ed io stiamo mantenendo diciamo una vicinanza che resiste da vent'anni o giù di lì!
https://www.youtube.com/watch?v=E8nte70B5FQ&pp=ygUoc2F2aW91ciBtYWNoaW5lIGxpdmUgaW4gZGV1dHNjaGxhbmQgMTk5NQ%3D%3D
Quali sono le tue principali ispirazioni come cantante, come musicista e quali sono i tuoi artisti preferiti a parte Bowie, naturalmente!Questa è una di quelle domande che se me l'avessi posta trent'anni fa avrei avuto una manciata di nomi: Jim Morrison e i Doors, ovviamente, una parte fondamentale di quello che è diventato lo stile di Eric Clayton, Jim Morrison è stata una grande influenza soprattutto per le parti più crooner che ho realizzato. Amo i Doors e sono un grande fan dei Black Sabbath, mi piacciono tutti gli Zeppelin, sono un hard rocker, un grande fan di Jimi Hendrix! Mi rendo conto che le cose che mi piacevano trent'anni fa mi piacciono ancora oggi ma ho anche sviluppato un amore per vari artisti nel corso del tempo, troppi per menzionarli tutti ma ce n'è uno che devo per forza tirare in ballo, anche due: gli U2 mi hanno profondamente influenzato per lo spirito e la direzione dei Saviour Machine, l'idea che quattro persone potessero stare su un palco con un messaggio, sconvolgendo le menti delle persone! Penso che Bono sia uno dei primi cantanti che vengono definiti emo! Direi che se prendi un po' di Morrison, di Bowie, di Leonard Cohen, un pizzico di Bono e un paio di altri tizi che mi sto dimenticando... Forse Frank Sinatra (ride)? Non saprei... Invecchiando ovviamente la mia voce è diventata più profonda, rotonda e piena: questa caratteristica del baritono è diventata il mio marchio di fabbrica ora che sono più vecchio. Oggi per me è più facile cantare come Leonard Cohen che non come Bruce Dickinson. Per quanto riguarda le influenze musicali dei Saviour Machine, se prendi Bowie, Black Sabbath, The Doors e i primi Genesis... Oddio quanta roba, come quando uno ti chiede: «Che tipo di cane è quello?» e include quindici differenti razze! Credo che siamo stati abbastanza fortunati da mettere tutto insieme in modo che suonasse originale... Prima di mandare un saluto e messaggio finali ai tuoi fan italiani, hai qualche ricordo legato all'Italia nella tua vita?Oh amico! Purtroppo non sono mai venuto in Italia, sono stato due volte in Grecia, vivo in Europa da qualche anno ma tecnicamente non ho mai calpestato il suolo italico! So che qualche volta negli anni Novanta siamo andati vicini a organizzare una data italiana ma non è mai successo! So che c'è una base di fan piccola ma leale in Italia: il fatto che i Saviour Machine non siano mai riusciti a suonare là è stato dannoso. Abbiamo suonato in Grecia nel 1998 e ancora oggi ho un enorme e leale responso dai fan per sole due date fatte allora! Credo che le regole del gioco sarebbero cambiate se avessimo suonato in Italia negli anni Novanta ed ora tu ed io staremmo parlando di una band più popolare in Italia! Non è mai troppo tardi, mi hai chiesto cosa vorrei dire ai miei fan italiani? Trovate il modo di portarmi in Italia, voglio suonare e cantare per voi! Grazie, che Dio vi benedica per tutti questi anni di supporto, specialmente quando sparisco per cinque anni ogni tanto e non rendo facile seguire la mia carriera, a volte! Apprezzo davvero il supporto per A Thousand Scars, lo so perché ho gestito io ogni ordine, ho impacchettato ogni vinile e so per certo di aver inviato almeno trenta copie in Italia nell'ultimo anno: vorrei ringraziare queste persone personalmente per il supporto del disco, spero di renderlo nuovamente disponibile per l'acquisto. Ma la cosa più importante è che voglio suonare là, voglio vedere l'Italia, passare del tempo là, insieme alla gente! Ho del sangue italiano in famiglia, il cognome di mia nonna – la mamma di mio padre – era Adamo! Veniva da una famiglia italiana, italo-irlandese, un sacco di cose! Mi piacerebbe venire, il mio amore per l'architettura, l'arte e la storia e... (ride) Il romanticismo, sono un grande romantico! Io che vengo in Italia è una di quelle cose che dovrà succedere, alla fine!
https://youtu.be/dRFZqUUDbm0
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Gli alternative rocker franco/irlandesi MOLYBARON pubblicheranno il loro nuovo album "Something Ominous" il 15 settembre 2023 su Inside Out Music. La band ha pubblicato il nuovo singolo "Reality Show", accompagnato da un videoclip ufficiale:
Il nuovo album è disponibile per il preorder a questo link e nei seguenti formati: https://molybaron.lnk.to/SomethingOminousCD in sleeve pack
180g black LP in 12’’ inch vinyl sleeve
digital album
1 Something Ominous 4:07
2 Set Alight 3:26
3 Billion Dollar Shakedown 3:39
4 Breakdown 3:17
5 Anyway 4:15
6 Daylight Dies In Darkness 4:07
7 Dead On Arrival 3:22
8 Pendulum 3:35
9 Reality Show 4:18
10 Vampires 3:46
I MOLYBARON saranno in Italia in supporto ai Soen il 30 settembre 2023 presso il Locomotiv Club di Bologna.
Formed in Paris, early 2015, by Dublin-born singer/guitarist Gary Kelly, MOLYBARON have become one of the most talked-about bands in the modern metal scene.
Fusing together elements of alt rock, hard rock, and modern metal to create an eclectic, sonically dynamic experience, MOLYBARON deliver an intensely raw, original musical signature, appealing to fans across the genres.
MOLYBARON are:
Gary Kelly – Guitar/Vocals
Florian Soum - Lead Guitar
Sébastien de Saint-Angel – Bass
Camille Greneron – Drums
MOLYBARON online: www.molybaron.comwww.youtube.com/c/MOLYBARONwww.instagram.com/molybaronwww.facebook.com/molybaron
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Gli STR8 tornano con un nuovo singolo “Cold Black Light", prodotto e masterizzato ancora una volta dal producer Matt Hyde (Slipknot, Trivium, Bullet for My Valentine, Machine Head).
“Cold Black Light” è disponibile su tutte le piattaforme streaming ed è disponibile il lyric video sul loro canale YouTube:
https://youtu.be/GRa5_8bFNKA
Il nuovo brano sarà presentato al Rock Female Fest il prossimo 3 settembre a Pontedera (PI) a cui la band parteciperà come headliner in compagnia dei MindAhead e Octo Crura.
Road è un platter che fa sperare che Alice Cooper, che c’è sempre stato, continuerà ad esserci per sempre, proprio come promesso nel brano di apertura...
Comunicato stampa: Gli alternative rocker franco/irlandesi MOLYBARON pubblicheranno il loro nuovo album “Something Ominous” il 15 settembre 2023 su Inside Out Music. […]