Recensione: Poisoning the Minds
Tra gli album sfuggiti negli anni scorsi e che ogni tanto andiamo a scovare, è valsa la pena recuperare ‘Poisoning the Minds’, un fulmineo lavoro sulla cortissima distanza firmato dai polacchi Nuclear Venom. Pubblicato inizialmente nel 2025 in solo formato digitale, l’EP ha visto la luce nei primi mesi del 2026 in formato CD (autoprodotto) e in cassetta (via Szpadel Records). Si tratta di un Extended Play composto da quattro tracce, anticipate da una breve intro, per un minutaggio complessivo che sfiora i 23 minuti. La proposta è un ruvido Thrash Metal che affonda le proprie radici nella Old School della East Coast americana, non senza qualche evidente influenza in stile Sacred Reich.
Già il nome della band e l’impatto della copertina – dominata da sfumature verde tossico, simboli di pericolo radioattivo ovunque, bidoni di scorie galleggianti, un soldato che si scioglie mutando in mostro e una centrale nucleare bombardata sullo sfondo – richiamano immediatamente l’iconografia legata all’incubo atomico a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Una paura mai del tutto sopita, oggi spaventosamente attuale, tema centrale di band come Nuclear Assault prima e Municipal Waste poi.

I Nuclear Venom, tuttavia, non suonano il Crossover di cui i sopracitati colleghi sono maestri, ma un Thrash Metal più convenzionale e strutturato, una proposta sì basata sull’iper-velocità e sulla furia Hardcore, ma ricca anche di armonie chitarristiche e melodie dal forte impatto.
Al di là di un’intro nella realtà piuttosto monotona, giusto utile per allungare il brodo, la durata dei brani oscilla tra i 4 e i 6 minuti, lasciando spazio a frequenti variazioni di tempo e a svariati inserti pensati per rompere gli schemi. La prima vera traccia, ‘Nekroslüt’, si apre ad esempio con una linea di chitarra quasi orientaleggiante che crea un’ottima atmosfera prima dell’assalto a tutta velocità, impreziosito da cori incisivi.
La furia della successiva ‘Demon Core’ viene invece anticipata da un malinconico arpeggio acustico, la calma prima dell’esplosione trascinante coronata da un assolo fulminante.
Il brano più particolare del lotto, dove la band tenta di inserire un tocco di personalità in più, è invece ‘Born To Fight’, una traccia meno esasperata, caratterizzata da un refrain che alterna un insolito cantato pulito a brevi urla in growl di matrice metalcore. In chiusura, alla traccia ‘Nuclear Venom’ è dato un taglio epico e battagliero prima di lanciarla in una folle corsa che sfocia in un serrato duello tra le asce.
In definitiva, c’è poco altro da aggiungere su un EP di sole quattro canzoni prodotto da una band di cui si sa ancora pochissimo (in precedenza era uscito solo il singolo ‘Toxic Destroyer’, il cui video disponibile in rete e viene riproposto qui). La crudezza della voce, che oscilla tra lo sporco feroce e improvvisi lampi in growl, le pregevoli linee armoniche delle chitarre, gli assoli ficcanti e una sezione ritmica terremotante, uniti ad una produzione professionale che garantisce il giusto livello di abrasione, lasciano intravedere un potenziale enorme, anche se per ora riflesso su delle canzoni che di vere novità ne presentano poche.
Accogliamo quindi con piacere i Nuclear Venom, felici che non siano sfuggiti ai nostri radar, e vi consigliamo caldamente l’ascolto di questo loro EP. Da parte nostra, rimaniamo in attesa del loro primo full-length con viva curiosità.
