Recensione: Take 2

Di Fabio Vellata - 19 Aprile 2026 - 9:00
Take 2
Etichetta: Frontiers Music Srl
Genere: AOR 
Anno: 2026
Nazione:
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72

Erede diretto di quella tradizione di supergruppi “di mestiere” che Frontiers continua a sfornare, Generation Radio nasce nel 2020 dall’incontro tra Jay DeMarcus, anima dei Rascal Flatts, e Jason Scheff, per oltre trent’anni voce e basso dei Chicago, presto affiancati dal batterista-cantante Deen Castronovo (Journey, Revolution Saints) e dai chitarristi di rango Chris Rodriguez e Tom Yankton. Il debutto omonimo del 2022 aveva già messo sul piatto un AOR classicissimo, innervato da melodie radiofoniche e da un songwriting di scuola americana, al punto da far parlare molti di “album dell’anno” nel settore. Il nuovo disco riprende quel discorso esattamente dove si era interrotto, promettendo un nuovo concentrato di AOR/Westcoast con robuste infiltrazioni Nashville e confermando la vocazione del progetto a fondere, senza troppi giri di parole, l’eredità di Journey e Chicago con il gusto melodico dei Rascal Flatts. Sostituito il prezzemolo Deen Castronovo con l’altrettanto navigato Steve Ferrone (una vita con Tom Petty and the Heartbreakers), la primavera del 2026 segna il come back di un progetto decisamente apprezzato e atteso.

Take Two” conferma i Generation Radio come progetto di altissimo mestiere ma, va detto, questa volta ne mette anche in luce qualche limite di carattere e di fuoco rock. L’idea resta quella già chiarissima dal debutto: un crocevia fra AOR classico alla Journey/Chicago e quel country-pop levigato che ha reso enormi i Rascal Flatts, con una produzione lucida, quasi da manuale.

Già l’opener “Montana Sky” mette in chiaro il mix, rivelandosi uno dei pezzi migliori del disco. Midtempo arioso, ritornello da aor radiofonico e un retrogusto Nashville forte quanto le chitarre elettriche. Quando i riferimenti si spostano più decisamente sull’AOR anni d’oro – con le progressioni alla Journey ed i cori “alla Chicago” che Scheff ha nel DNA – la band tocca il suo vertice naturale, con melodie immediate ma arrangiate con gusto. Non mancano gli omaggi espliciti al curriculum dei protagonisti, dalle ballad romantiche che potrebbero stare in una playlist soft-rock a riletture in chiave più rock di materiale legato al mondo Rascal Flatts.

Il punto è che, sulla distanza, il disco indulge spesso – forse troppo – nella sua anima più morbida, westcoast e country-oriented. I tempi medi e lenti si susseguono con una certa insistenza, le chitarre scelgono più spesso il fraseggio vellutato che il colpo di reni hard rock, e in più di un passaggio il tutto scivola verso un adult rock di lusso che rischia di anestetizzare l’ascolto. È come se l’enorme mestiere in scrittura e produzione giocasse sempre sul sicuro. Armonie impeccabili, suoni pulitissimi, ma raramente quel guizzo di adrenalina o quella ruvidezza che farebbero davvero decollare la componente AOR.

Nulla da dire sulla confezione: produzione cristallina, cura maniacale per i cori, suoni di tastiera e di chitarra che citano l’epoca d’oro senza mai suonare datati. La penna resta di livello, con ritornelli che si stampano in testa per buon gusto ed una qualità di scrittura nei ritornelli e nei bridge che tradisce decenni di grande songwriting professionale. Proprio per questo, però, colpisce il fatto che “Take Two” sembri accontentarsi di essere “solo” un ottimo album per chi ama l’incrocio tra le band citate più volte, piuttosto che cercare di alzare il tiro in termini di personalità e tensione rock.

Per l’appassionato di AOR e westcoast, il nuovo album dei Generation Radio è un ascolto piacevole, curato e a tratti esaltante, ma chi sperava in un secondo capitolo più coraggioso e meno adagiato sui toni soft potrebbe restare con la sensazione di un potenziale soltanto in parte espresso ed interrotto sul più bello.
Insomma, tutto molto ben fatto, ma stavolta, alle nostre orecchie è mancata quella dose di feeling puro che il disco precedente aveva offerto, mettendo in mostra una professionalità enorme, ma una capacità di emozionare meno efficace e memorabile di quanto atteso.

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