Recensione: Among The Gods

inserito da

I Mob Rules arrivano alla pubblicazione del loro quarto disco sulla lunga distanza, la band è autrice di un elegante power metal dalle tinte melodiche che affonda le sue radici nella tradizione tedesca ripercorrendo con personalità gli stilemi di un genere ormai radicato nei cuori di molti supporter della scena europea.

Insieme ai Freedom Call, agli Helloween, ai Gamma Ray, agli Axxis questi Mob Rules rappresentano il volto buono del metal europeo, con la loro musica solare e positiva questi ragazzi sanno trasmettere sentimenti costruttivi e messaggi di speranza a chi li ascolta. La tremenda cronaca di questi giorni ci insegna quanto sia importante e fondamentale che la musica metal sia suonata con responsabilità e con sentimenti buoni in modo da dare ai ragazzi un momento di divertimento e di speranza, magari aiutandoli nei passaggi più critici della loro adolescenza. I Mob Rules credono ciecamente in quello che un tempo venne definito "Happy Metal" e hanno evoluto nel tempo uno stile riconoscibile che li differenzia sensibilmente rispetto al calderone delle band power attive sul nostro continente in questo momento. La produzione del nuovo "Among the gods" mette in risalto un impiego delle chitarre ritmiche graffianti e leggermente old-fashioned, abbinato a grandi refrain solari che sono interpretati magistralmente dal bravo Klaus Dirks. Questo cantante possiede una timbrica potente e pulita ma raramente si spinge in passaggi eccessivamente acuti. Le strutture dei brani risultano coinvolgenti senza scadere mai in passaggi palesemente easy listening o in soluzioni banali. La musica dei Mob Rules è indirizzata sia a chi ama il power classico di matrice teutonica ma anche a chi apprezza i canoni del metal melodico d'autore, quello degli Iron Maiden per esempio. I risultati ottenuti da questi ragazzi li hanno portati ad ottenere un prestigioso deal con la potentissima Spv tedesca che ha patrocinato l'uscita degli ultimi due dischi della band tedesca.

Il disco incomincia con i riff graffianti di "Black rain", un brano elegante e potente che mostra la grande preparazione artstica dei Mob Rules. I nostri non si fanno tentare da ritmiche particolarmente veloci strizzando l'occhio al sound degli anni ottanta. Con "Hydrophobia" i nostri tedeschi mostrano una perizia compositiva indiscutibile, il brano ha un appeal live coinvolgente e grazie a ottimi refrain vocali decolla fin dal primo ascolto. Piacevolmente solare e crescente "Invitation time" gira su tempi sostenuti e mostra nuovamente un suono delle chitarre azzeccato e vincente. Maggiormente elaborata sotto il profilo compositivo "The miracle dancer" vola letteralmente grazie alla sua ossatura dinamica e a una interpretazione vocale veramente convincente . La title track ha un appeal elegante e si affida a ottime parti di tastiera, qui i Mob Rules rielaborano con personalità i dettami degli Stratovarius di "A million light years away". Lo slow "New world symphony" consente al gruppo di misurarsi con le melodie corali del ritornello, il risultato è senza dubbio positivo anche se non amo molto questo genere di canzone. Il power lanciato di "Ship of fools" e "Seven seas" ci riporta al primo disco dei Mob Rules "Savage land". Ottima la conclusiva "Arabia" che si affida al solito grande lavoro di chitarra ritmica e alla alternanza di melodie vocali dalla presa immediata.

Non siamo di fronte a un disco che rivoluzionerà la storia del metal europeo, credo comunque che gli amanti del power apprezzeranno molto questo lavoro. I Mob Rules sono cresciuti molto in questi anni e hanno raggiunto uno stile inconfondibile, a mio avviso c'è un grande bisogno di band come loro nella scena europea. C'è anche un grande bisogno di supportare il power da parte di tutti.

1. Black Rain 05:41
2. Hydrophobia 03:32
3. Invitation Time 03:40
4. The Miracle Dancer 05:34
5. Among The Gods 07:32
6. New World Symphony 03:46
7. Ship Of Fools 04:29
8. Seven Seas 04:28
9. Meet You In Heaven 04:26
10. Arabia 06:24

 
63