Recensione: Chasing the Sun

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Leader della band più solare del mondo della musica pesante, i teutonici Freedom Call, il re dell’happy metal Chris Bay ormai quasi cinquantenne ci presenta il suo primo lavoro solista: “Chasing the Sun”. Un traguardo importante per la voce di una band in ottimo stato di forma, con due ottimi dischi usciti negli ultimi anni come “Beyond” (2014) e “Master of Light” (2016). Abbandonate le vesti del power metaller tutto doppia cassa e riff power and glory, il cantante di Norimberga si dedica qui ad un AOR molto peace&love, leggero e sbarazzino. Un lavoro molto personale che rispecchia appieno la personalità più intima del suo creatore, che compare come unico autore dei brani, oltre che voce, chitarra, tastiera e basso; resta fuori solo la batteria, delegata al fidato amico Ramy Ali, (ex) batterista dei Freedom Call. I brani confluiti in “Chasing the Sun” sono il frutto di anni di composizione, scartati ed archiviati in quanto inadatti a comparire in un disco della band principale, ripresi e registrati nello studio personale di Chris Bay nella primavera del 2017. Il disco è uscito nel febbraio 2018 per Steamhammer/SPV, con una campagna di comunicazione rivolta principalmente al pubblico tedesco. 

Nessun compromesso, impossibile rimanere indifferenti. Dopo aver cliccato su “play” esistono solo due opzioni: o si entra nel mood zuccheroso ed ipersaturo del soft rock del Chris Bay solista o si abbandona per sempre l'ascolto. In questo sta la folle scommessa, la simpatia ed il coraggio di un metallaro ormai non più giovanissimo che si può permettere strofe come “I play o song / And the world can sing along / sing lalalalala / Turn the radio on” o “everybody loves me / everybody’s calling my name” senza risultare patetico o fuori luogo. Una credibilità costruita sui palchi di tutto il mondo in tanti anni di carriera, affrontando le critiche di un pubblico tendenzialmente conservatore e portando il verbo dell’happy metal dal Wacken ai più sperduti locali sudamericani, in tour acustico proprio in questi mesi con “Chasing the Sun” di spalla al duo Kotipelto & Liimatainen (Stratovarius e Sonata Arctica).
Nonostante le apparenze di un disco che non dovrebbe troppo deviare dalle tinte calde giallo-arancio della copertina, il lavoro ci presenta in realtà una buona varietà di composizioni e sfumature emotive. Non mancano chiaramente brani più ariosi e solari come i singoli “Flying Hearts”, “Radio Starlight” ed “Hollywood Dancer”, alternati ai momenti più nostalgici come in una spiaggia al tramonto assisi dinanzi allo strepitio di un fuoco acceso, come in “Lighy my Fire” e “Where the Water Flows in Heaven” o nella più potente “Silent Cry” coadiuvata dal “turu turu turu turu” (ehr…) di una voce femminile dopo il refrain. Non manca la componente happy-ca con le tastiere alla Europe che conferiscono un incedere maestoso a brani come in “Move On”. Per non obliare del tutto il metal, in chiusura un brano come “Bad Boyz” ci riporta a riff glam più familiari, seguita dalla ballatona romantica “Love Will Never Die” che ci lascia con un caldo abbraccio.
Inutile parlare dei ritornelli, da sempre il punto di forza dei Freedom Call, ancora più sotto i riflettori in un genere come l’AOR in cui le strofe semplici semplici sono funzionali a creare quel climax che sfocia proprio nei ritornelloni da cantare a squarciagola in auto o sotto il palco. 

Chasing the Sun” è un disco che va accolto nella sua essenza naïve, nell’irrefrenabile happy metal dei Freedom Call destrutturato che si fa AOR e pop rock, e poco importa se la Hollywood del video di “Hollywood Dancer” è in realtà il centro di Tokyo o se il cineoperatore di “Flyng Hearts” è un sefie stick al risparmio, o se i fuochi delle spiagge della California degli anni ’80 evocati nelle liriche nascono da un pomeriggio uggioso a Norimberga; l’anima positiva è la stessa, lo spirito del rock che ci mette incessantemente in cammino, alla ricerca di un sole estivo e benevolo che ci faccia stare meglio oltre le inevitabili problematiche della vita quotidiana. 

Luca “Montsteen” Montini
 

 

 
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