Recensione: Giant's Inheritance

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Come spesso capita in molti altri campi, anche nel metal talora si finisce per cercare la cosiddetta new sensation in capo al mondo lasciando magari da parte quanto di buono possiamo in realtà trovare a portata di mano.

Un vero peccato, soprattutto quando a farne le spese - magari in favore dell’ennesimo gruppetto di metalcore-follower – sono gruppi interessanti, composti da musicisti capaci e dotati di idee e personalità. È il caso dei bresciani Blackmail Of Murder, quintetto composto da Claudio Olivari alla voce, Davide Sgarbi e Antonio Proietti alle chitarre, Alex Castellini al basso e Fabio John Nassa alla batteria, giunto con il nuovo “Giant’s Inheritance” al secondo capitolo discografico da studio.

La base delle canzoni dei bresciani è certamente il melodic metalcore “classico” - quello di gruppi come Killswitch Engage e Shadows Fall tanto per fare due nomi - ma occorre dire che grazie alle ottime soluzioni vocali ad opera di Olivari e alle massicce influenze mathcore/progressive (già presenti nell’album d’esordio ma quivi meglio padroneggiate) il risultato appare quanto mai ispirato e ricercato.

A partire dall’opener – nonché title track – fino ad arrivare alla bellicosa “Cult Of Ignorance”, “Giant’s Inheritance" scorre che è una meraviglia, tra refrain melodici di gran pregio ( su tutti “Never Enough”. “Morning Lights” e “Worlds Beyond”. quest'ultimo in particolare) e devastanti svisate di chitarra incastonate in un pot-pourri di accelerazioni incontrollabili e inchiodate assassine alla maniera dei Protest The Hero o dei nostrani Destrage (“Void Around”, “Grey”). Unico passo falso: la rock ballad “Whisper”, troppo morbida (ma più che altro troppo insipida) per poter farsi valere all’interno di un disco giocato in massima parte su violenza, velocità e groove adrenalinico.

Se vi piace il mathcore ma non disdegnate quella punta di melodia catchy (ma non per questo molle o sputtanata, NdR) date un’occasione ai Blackmail Of Murder: il loro nuovo album ha davvero pochissimo da invidiare ad uscite più blasonate anche e soprattutto in virtù di una grande varietà di soluzioni espressive. Promossi e con grande piacere!

Stefano Burini

 
75