Recensione: New World Order

Di Andrea Bacigalupo - 10 Febbraio 2023 - 8:30
New World Order
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Thrash 
Anno: 2023
Nazione:
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78

L’Heavy Metal underground può essere paragonato al ‘filu ferru’, l’incandescente acquavite sarda che, all’epoca della sua produzione illegale, veniva nascosta sottoterra con un filo di ferro che sporgeva dal terreno per individuarne la posizione.

Scovato il filo di ferro, che può essere un video su youtube, un brano su Spotify o su Bandcamp ascoltato per caso, od, ancora meglio, un inatteso concerto in uno dei peggiori bar di Caracas, dissotterriamo l’alambicco che può contenere band incandescenti quanto la micidiale ‘acqua che arde’.

Così è stato con i Burning Leather, da me scoperti per caso nel 2021: un’esplosione caustica di Thrash Metal Vecchia Scuola, grezzo e diabolico come pochi, quello che usciva dal loro album di debutto dal titolo omonimo.

Passano meno di due d’anni e la band prosegue il suo percorso cambiando quasi totalmente la propria lineup: del nucleo esordiente rimane solo Mario Spano, voce e chitarra, a cui si affiancano, dopo vari avvicendamenti, Daniele e Alessandro Muntoni (rispettivamente basso e chitarra) e Daniele Murru (batteria).

Con questa nuova formazione la band pubblica ora ‘New World Order’, secondo Full-Length disponibile dal 17 gennaio 2023.

Premesso che la feroce carica primordiale dei Burning Leather degli inizi mi piaceva parecchio, oggi mi hanno spiazzato cambiando un po’ tutto, passando  dallo Speed/ Thrash marcio e sgarbato ad un sound concentrato essenzialmente sull’alto tasso tecnico. Difatti, in ‘New World Order’ la band lavora sulla propria vena spontanea e la trasforma in qualcosa di più ragionato, convertendo il semplice assalto all’arma bianca in un attacco sonico a più riprese e di varia intensità.

I Burning Leather non cedono alla tentazione di lasciarsi contaminare da altro. Il loro è sempre puro Thrash, solo che, rispetto al passato, ne riprendono la parte più elaborata di cui Metallica e Megadeth sono maestri, ponendo maggiore attenzione al songwriting.

I nuovi brani sono articolati, con efficaci cambi di tempo che s’intrecciano con lunghi assoli di chitarra ed una ritmica abrasiva fortemente sostenuta da una batteria rocambolesca.

Nettamente migliorata è la voce di Mario, molto cinica ed arrabbiata nel raccontare storie crude che mettono l’accento, principalmente, sulla falsità nelle sue varie forme: l’ipocrisia politica di chi vuole comandare, quella psicologica indotta dalle droghe (facendo l’esempio del Pervitin in ‘Blitzkreg’, l’anfetamina che veniva somministrata ai soldati tedeschi in tempo di guerra, ma poi anche distribuita comunemente su larga scala), quella imposta dalle religioni e dalle sette e quella che, più in generale, sta portando il mondo a morire.

Si percepisce che la band è alla ricerca della sua identità e, pur se la presenza di Hetfield e Mustaine è parecchio presente, il passo in avanti verso questa direzione c’è.

Parlando velocemente dei brani a mio parere più rappresentativi, ‘Nothing But True’ è come il morso del crotalo: veloce e letale, ‘New World Order’ è una cavalcata ribelle, le esplosioni continue di ‘Secret Area’ impediscono di stare fermi (a distanza di più di trent’anni ‘Rust in Peace’ continua a mietere vittime), le turbolenze di ‘Poisonous Love’ la rendono velenosa rispecchiandone il titolo e ‘Sinister Spell’ si sviluppa dentro un’atmosfera malvagia che tutto annerisce.

Difetti: qualche sbavatura c’è, la tecnica merita una migliore pulizia dei suoni, ad esempio, e, nel prossimo album non mi dispiacerebbe ascoltare ancora più varietà negli assoli. Niente di male, sono tutti elementi che contribuiscono alla genuinità del disco. D’altronde, è un secondo album ma la band è cambiata quasi totalmente, per cui può considerarsi un nuovo debutto.

L’interesse verso questa band, che ci tiene a far sapere essere di Olbia attraverso il faro ed il Castello di Pedres rappresentati sulla copertina del disco, continua: aspettiamo il prossimo lavoro. Molto Bravi!

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