Recensione: .- -... ... . -. -.-. .

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Gamma Arietis (γ Ari / γ Arietis, conosciuta anche con il nome tradizionale di Mesarthim), è una stella bianco-azzurra di magnitudine 3,88 situata nella costellazione dell'Ariete nei pressi di Beta Arietis. Dista 204 anni luce dal sistema solare e si tratta, in realtà, di una stella binaria, composta da 2 stelle non molto dissimili tra loro, γ1 Arietis e γ2 Arietis.
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Mesarthim è, anche e soprattutto, il nome dei sogni. Che scaturiscono come esplosioni di fuochi d'artificio dalle mani due ignoti musicisti australiani. ".- -... ... . -. -.-. ." ("absence", in alfabeto Morse) è il loro secondo full-length. Il full-length dei sogni.

Sogni...

... sogno di tremare,
travolto dall'Amore,
finalmente ricambiato...

La realtà è tuttavia diversa, e pare non combaciare mai con la dimensione dei sogni. Lo strazio per questa feroce consapevolezza, lucida ammissione di sofferenza totale, permea di materia stellare le indescrivibili song che, come viaggiatori erranti che si perdono nello spazio profondo, non hanno alcun nome. Solo punti e linee del gelido linguaggio dell'alfabeto Morse, destinate a sprofondare nel dolore di vite spezzate, nello struggimento di amori perduti, nel frangersi perpetuo delle onde oceaniche. Una tale intensità emotiva è raggiungibile solo con il post-black. Nessun altro genere metal riesce a evocare sì potenti visioni apocalittiche, incommensurabili paesaggi alieni, sterminati pinnacoli che strappano la continuità di pianure infinite di mondi distanti miliardi di chilometri. L'urlo disperato del vocalist, lievito vitale dei Mesarthim, trascende da tutto ciò per diventare entità percepibile dagli esseri umani. È l'anello di congiunzione fra finiito e infinito.

Post-black, mirabile unione fra black metal e shoegaze, stavolta rivolto non alla Natura della Terra, bensì a quella del Cosmo. Diedro indefinitamente esteso in ogni direzione, in cui esplode come una supenovæ la ferocia del black stesso, trasportata sulle ali dei flussi molecolari scaturenti dagli astri gassosi. I blast-beats servono per stordire la mente, per deformarla in modo da sopportare la velocità della luce. Accelerazioni, rallentamenti; improvvise, immense aperture melodiche ('..---', = '2') fanno di ".- -... ... . -. -.-. ." un capolavoro nel suo genere.

I Mesarthim spingono parecchio sul pedale dell'accelerazione, manipolando divinamente la melodia per darne forma eccelsa ('...--'). Le linee vocali lacerano lo spazio-tempo, tentano di colloquiare con la Divinità, quale essa sia. Cercando le risposte a tutto il martirio subito dalle tristi esistenze di chi è afflitto dal male di vivere. In questi attimi di musicalità totale, assoluta, lo stesso male pare alleviarsi leggermente, avvolto dalle smisurate braccia delle tastiere le cui note si librano nell'aria direttamente comandate dal cuore e non dal cervello. La potenza del post-black è pari a quella di mille esplosioni di mille galassie, non tanto per la foga e la travolgente veemenza della musica, quanto per l'attivazione di stati sentimentalmente profondi, talmente profondi da non essere nemmeno consci di possederli, in sé.

Quando, poi, pare finalmente essere arrivato il momento della trasmigrazione in atomi persi nella galassia, giunge una mirabilia di brano ('....-'), e la vita pare riprendere lì, da dove muore. Quel punto, quel punto esatto, è la singolarità delle equazioni che descrivono lo spazio e il tempo, ove esse non hanno soluzione: è la culla dei sogni. C'è, gli occhi non la vedono ma la coscienza sì, attivata dall'iperbolica visionarietà dell'inarrivabile post-black dei Mesarthim. L'attimo di tregua, di speranza ha durata breve, però. '.....' riporta l'attenzione conscia e inconscia sull'ineluttabilità della condizione umana, intrappolata in una consapevolezza troppo grande per la povertà dei suoi mezzi. Allora, non c'è spazio per la gioia, per la felicità; compresse in un eterno stato di deprivazione, di tristezza, di malinconia, di nostalgia, di disperato rimando ai quei pochi ricordi piacevoli che, perduti nel tempo, echeggiano a vuoto nel pensiero. '-....'  è la suite perfetta per accostare contemporaneamente tutti questi singulti dell'anima, per costringere gli occhi a socchiudesi con forza nella speranza di perdersi fra le costellazioni, mentre sgorgano, inevitabili, le lacrime.

Sinché, a un certo punto, la musica - come ogni attività umana - ha una sua fine. È la fine dei sogni, è la fine della speranza, è la fine del tutto. Allora, per non svanire, occorre aggrapparsi, come corpi morenti, a '.----', e ricominciare daccapo. Da '1', appunto.

Punti, linee, Morse, comunicazione da e verso.

Mesarthim, il canto degli Angeli solo verso... l'assenza... il vuoto... l'eternità... la sparizione nel nulla...

Daniele "dani66" D'Adamo

 
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